Discussione: Titoli di Stato area Euro Operativo titoli di stato GRECIA
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Vecchio 09-02-2010, 18:38   #3185 (permalink)
tommy271
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Crisi greca, un assaggio di quanto ci attende

Nel suo appuntamento settimanale Alfonso Tuor analizza il momento difficile della Grecia



Un assaggio di quello che ci attende. In questo modo bisogna leggere l'attuale crisi di fiducia nei confronti dei titoli con cui finanziano il proprio debito pubblico Paesi come la Grecia, il Portogallo e la Spagna. Infatti il nocciolo della questione è che con l'attuale crisi questi livelli di disavanzi annuali e di debiti pubblici complessivi sono insostenibili. Grecia, Portogallo e Spagna vengono dunque paragonati a quelle famiglie americane che avevano attinto alle ipoteche subprime per comprarsi una casa. Era a tutti ovvio che non sarebbero mai riusciti a ripagare la loro ipoteca, ma questa verità era rimasta nascosta (o meglio non presa in considerazione) fino a quando i prezzi delle case negli Stati Uniti non avevano cominciato a scendere. Da allora, nel primo semestre del 2007, ha cominciato a prendere lentamente forma la crisi finanziaria da cui non siamo ancora usciti. Come noto, i debiti del settore finanziario sono stati trasferiti agli Stati, facendo peggiorare ulteriormente i conti pubblici.

Gli avvenimenti degli ultimi giorni ci hanno appunto fornito un assaggio di quanto ci aspetta. Paradossalmente la speculazione si è accanita dapprima contro gli anelli deboli di Eurolandia, i cosidetti PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), anche se il vero bubbone sta altrove. Veramente insostenibili sono infatti i disavanzi e i debiti pubblici di Stati Uniti e Gran Bretagna. Cerchiamo di spiegarci. Il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, si è giustamente lamentato, poiché la crisi fiscale della Grecia attira maggiore attenzione di quella della California, sebbene le condizioni fiscali dello stato americanio siano peggiori di quello europeo e sebbene il peso dell'economia californiana nei confronti dell'economia americana sia nettamente maggiore rispetto a quello della Grecia nei confronti di Eurolandia. Trichet ha completamente ragione, ma dimentica un aspetto essenziale: nel processo di costruzione dell'euro non si sono stabiliti meccanismi di intervento a sostegno di un Paese in difficoltà. Si è solamente definito un Patto di stabilità, che in base alle regole di un disavanzo annuo inferiore al 3% e di un debito pubblico inferiore al 60% avrebbe dovuto scongiurare questa eventualità. La crisi ha però dimostrato che questo scenario è concreto e possibile, ma l'Europa non ha ancora deciso cosa fare. Per essere più precisi, si è già deciso di aiutare la Grecia e gli altri Paesi deboli, ma non si sa come comunicarlo, poiché si tratta di un pillola indigesta per l'opinione pubblica tedesca, olandese e di altri Paesi europei forti, poiché vorrebbe dire un trasferimento di risorse dai contribuenti tedeschi e olandesi a quelli greci, portoghesi e spagnoli. Quindi per il momento si è adottata la solita misura tecnica di salvataggio in base alla quale le banche greche possono ottenere fondi all'1% per un anno dalla Bce e quindi comprare i titoli del debito pubblico greco.

Si può osare una previsione: l'Europa non farà fallire il progetto di costruzione dell'euro e cercherà una soluzione alla crisi dei cosiddetti PIGS. La conferma di questa tesi è data dalla decisione europea di impedire un intervento del Fondo Monetario Internazionale a favore della Grecia e dal deciso no ad un aiuto cinese ad Atene. Anzi, si ha la sensazione che finora l'Unione Europea abbia sfruttato la crisi greca per far scendere il tasso di cambio dell'euro. Gli avvenimenti della settimana scorsa con il pesante attacco speculativo ai titoli del debito pubblico spagnolo costringono ora l'Europa ad accelerare i tempi di una soluzione. Si tratterà di un tampone, poiché la ricetta è chiara e consiste in forti tagli della spesa pubblica (ad esempio decurtazioni degli stipendi dei dipendenti pubblici, innalzamento dell'età pensionabile, ecc.) che in una situazione di crisi non faranno altro che rendere ancor più grave la recessione. Queste politiche di austerità metterano in pericolo anche la pace sociale di questi Paesi.

(Ticino News)

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Un autorevole punto di vista al di là delle Alpi.
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