13-09-2009, 19:39
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coxy
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Rimozioni Accademiche
L’editore aveva distribuito 11 capitoli del libro. Restava l’ultimo, dal contenuto prosaico e con il fine di suggerire metodi per risolvere il vecchio problema di come riempirsi la pancia. L’editore, discutendo con i nobili colleghi del proprio dipartimento prima, e poi con quelli di altro dipartimento era giunto alla conclusione che nessuno di loro avrebbe accettato un tema tanto materiale. Fu così che mi chiesero di scrivere il capitolo 12. Che palle -mi dissi e così decisi di parlarne con il cavaliere, il quale era al momento affatto indaffarato a zoccolare non so quali equini. Rimasi sorpreso dalla sua risposta: li stupiremo!
Che dire e cosa scrivere? –chiesi.
Ciò che scrivi può contenere cose dette e non dette -rispose, aggiungendo- Concedi al lettore di completare la lettura. Tu ricorda il rito del sole sul tempio di Apollo a Cuma, e quello oscuro della Pizia a lui fisicamente sotteso. Nell’energia del sole e nel suo ritmo circadiano è il sogno del frutto. Ultima innovazione dell’evoluzione vegetale contiene la rimembranza dell’inizio di tutte le cose, nel suo cercare il non essere afferma il suo essere. Eros e Tanatos vedrai nello sviluppo del frutto e nella deiscenza dei suoi drappi. Il suo mero fine cela ai più l’assenza del fine. Insiemi e sottoinsiemi di molecole, come cerchi che si cercano nello stagno del loro tempo, così disegnerai il tutto e loro ne udiranno l’Eco.
Eccellenza -risposi- questo scritto dovrebbe essere di tipo “problem solving”, roba materiale non Res incognita. In altre parole, e con tutto il rispetto: Chi se lo legge, chi se lo fila?
La ricerca dell’altro è il motore di ogni cosa. L’illusione di completarsi, di essere di più di se.
Allora, che fare? Al genetista proponi l’uso di varianti enzimatiche, mentre al biochimico mostra l’uso delle variazioni alleliche. Sullo sfondo disponi la diversità dei genomi, e sorreggi il tutto inchiodando qua e là i crocevia molecolari. Affumica la genetica con l’epigenetica, e lega il tutto con un paio di molecole e qualche “genomic lockrufen”. Ognuno capterà solo ciò che vuole e può capire, ma nel leggere il culetto del lettore percepirà una certa inquietudine. Il deretano trasmetterà il suo fremito ed allora porrà alla mente una questione viscerale: la comoda sedia del mio sapere è sì stabile, ma non è forse troppo stabile?
Eccellenza, ‘sto concetto del culo come recettore di problematiche filosofiche è del tutto innovativo, anche perché finora si diceva In Vino Veritas.
Il cavaliere assestò un gran colpo da esperto maniscalco allo zoccolo dell’equino di turno, che ragliò forte.
Eccellenza, mo’ anche i cavalli ragliano? Il cavaliere sorridendo disse: tutti dissimulano.
N.B. Lo zoccolo del cavaliere (Der Huf des Reiters) e i richiami genetici non hanno alcun riferimento ad eventi di interesse attuale e a personaggi esistenti.
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