Domenica 21 Dicembre 2014 , Ore 15:59
 
 

Tassa licenziamento, ecco chi non la paga

Tassa licenziamento o contributo Aspi in vigore da quest'anno con importi triplicati nel 2017. Ma alcuni categorie di soggetti non la pagano. Vediamo quali sono

Tassa licenziamento o contributo Aspi, la nuova indennità di disoccupazione introdotta dalla riforma del lavoro Fornero, la legge n. 92 del 2012. Facciamo il punto.

Tassa licenziamento o contributo Aspi

Dal 1° gennaio 2013 è operativo il contributo Aspi anche conosciuta come ticket o tassa sul licenziamento in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni. La tassa in questione serve proprio a finanziare l’Aspi o mini Aspi, le nuove indennità di disoccupazione che entrano in vigore da quest’anno, sostituendo le preesistenti indennità di disoccupazione non agricola ordinaria con requisiti normali e ridotti, indennità di disoccupazione speciale edile, e indennità di mobilità (si veda il nostro articolo Mini Aspi, la nuova indennità di disoccupazione debutta nel 2013Aspi: in vigore dal 2013 la nuova indennità di disoccupazione).

E proprio per finanziare queste assicurazioni, è stato posto in capo all’azienda/ datore di lavoro l’onere di versare tre tipologie di contributi:

1- ordinario,

2-  addizionale

3- in caso di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni.

Quest’ultimo è la cd tassa sul licenziamento o contributo Aspi che a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuto in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per causa diversa dalle dimissioni, da parte dei datori di lavoro per un tempo fissato per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.

Tassa licenziamento: a quanto ammonta?

L’importo della tassa sui licenziamenti con cui aziende e, in generale, tutti i datori di lavoro dovranno fare i conti, è pari al 50% dell’assegno mensile della Aspi per anzianità di 12 mesi. Ma col passare del tempo diventerà più gravosa. Dal 1° gennaio 2017, infatti, per i datori di lavoro che procederanno a licenziamenti collettivi, per cui la dichiarazione di eccedenza del personale (di cui all’art. 4, comma 9, della Legge n. 223/1991) non sia stata oggetto di accordo sindacalel’importo del contributo Aspi risulta essere moltiplicato per tre volte.

Tassa licenziamento, chi non la paga?

Dopo varie discussioni il Ministero del lavoro ha escluso dal pagamento di questa tassa sul licenziamento i datori di lavoro domestico ( si veda il nostro articolo Licenziamento badante, via la maxi tassa di circa 1500 euro). A questi soggetti si aggiungono, ma solo fino al 31 dicembre 2016, i datori di lavoro già onerati dal pagamento del contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità ex art. 5, co. 4, della Legge n. 223/91. Allo stesso modo, per il periodo 2013-2015, non sono sottoposti al pagamento della tassa in questione i casi di licenziamenti effettuati in seguito a cambi di appalto (ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro fondate su clausole sociali che garantiscano continuità occupazionale), e le interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore delle costruzioni edili per completamento delle attività di chiusura del cantiere.

 

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