Giovedì 30 Ottobre 2014 , Ore 13:38
 
 

Riforma del lavoro: si stringe il cerchio sulle false partite Iva

Uno degli strumenti più inflazionati per evitare l’assunzione del lavoratore da parte del datore di lavoro, è sotto i riflettori del Governo tecnico.

La riforma del lavoro, che attualmente tiene banco, si pone come obiettivo, secondo quanto stabilito dal Governo tecnico, quello di rendere più dinamico il mercato del lavoro, contrastando il fenomeno della precarietà e tra le varie novità introdotte, particolarmente interessanti risultano le disposizioni inerenti le “false” partite IVA (Partite Iva false: un contrasto difficile da applicare).


Disoccupazione giovanile: i dati di Datagiovani

Per comprendere al meglio la portata del fenomeno della precarietà e della disoccupazione specie quella giovanile che attanaglia il nostro Paese, si guardi ai recenti studi di Datagiovani che ha posto la sua attenzione sulla condizioni lavorative degli under 35 anni, in un periodo compreso tra il 2009 e il 2011. I risultati che escono fuori non sono certamente positivi, da Nord a Sud. Se il podio è occupato dal Trentino Alto Adige, che si posiziona oltre 40 punti sopra la media sia per minore tasso di disoccupazione, sia per bassa componente di “precariato”, circa il 23,1%, con una retribuzione media mensile superiore a 1.200 euro, contro i nemmeno 1.100 euro di quella nazionale, il secondo posto è occupato dal Veneto. Da notare però che a fronte di un minore tasso di disoccupazione, si segnala una non crescita di nuovi posti di lavoro. Mentre al Meridione si distinguono in positivo Basilicata, Campania e Sicilia, che appaiono pressoché stabili.
Tra le grandi regioni, infine, è il Lazio a evidenziare il peggioramento più marcato, a causa soprattutto dell’aumento della “flessibilità” lavorativa (32,9% nel 2011, 28,9% nel 2009).


L’intento del Governo: lotta alle false partite Iva

Considerando in linea generale l’ennesimo ritratto negativo del nostro Paese in termini di occupazione, la Riforma del Lavoro prevede novità su uno degli strumenti più usati dai datori di lavoro per evitare di sobbarcarsi dei costi per l’assunzione regolare di lavoratori dipendenti, “costringendoli” ad aprirsi una partita Iva se vogliono continuare a lavorare.  Il Governo tenta così di limitare l’uso improprio delle “false” partite IVA (False Partite Iva: arriva la stretta), individuando un reddito minimo di riferimento, 18mila euro lordi annui, affinchè possa essere riconosciuta la genuinità del rapporto di lavoro autonomo. Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, in un certo senso si auto compiace, dichiarando che la sua è «una buona riforma che realizza un equilibrio tra interessi naturalmente contrapposti», anche se resta un rammarico: «Avrei voluto ridurre il costo del lavoro, sarebbe stata una scelta produttiva, ma non siamo in questa condizione. Mi auguro che tra qualche anno si possa ridurre il cuneo fiscale contributivo».


Gli indici presuntivi messi a punto dal Governo

L’intenzione del Governo è quella di regolarizzare tutti quei lavoratori che si sono visti ordinare dai propri datori di lavoro di aprirsi una partita IVA “falsa”, al sol fine di evitare di legarsi a contratti di lavoro che risultano più onerosi e scomodi. Per contrastare questo abuso, il Governo ha adottato tre indici presuntivi per condurre l’attività di verifica, ossia occorre verificare:

1. che la collaborazione “fittizia” duri più di 8 mesi nell’arco di un anno;

2. che da questo rapporto il collaboratore ricavi più dell’80% del corrispettivo verso un unico committente;

3. che il collaboratore possiede una postazione “fissa” presso il committente (in un certo senso il collaboratore dovrà avere la sua postazione fissa nell’ufficio, con la sua scrivania).


Presunzione contratto co.co.co

Nel caso in cui il lavoratore autonomo rispetta almeno due di questi requisiti, scatta automaticamente la presunzione di contratto di co.co.co., alla base del quale deve esserci uno specifico progetto affinché possa essere legittimo.


Decorrenza novità

Quanto alla decorrenza oltre la quale il rapporto di lavoro diventa di co.co.co., viene stabilito che per le false partite IVA già in essere alla data di entrata in vigore del decreto di riforma del lavoro, si ha un termine di tolleranza di 12 mesi, mentre per quelle aperte successivamente il termine da rispettare è di 6 mesi.


Il profilo contributivo

Sul profilo contributivo si sottolinea che i collaboratori, tenuti  all’iscrizione della Gestione separata dell’INPS, devono versare 1/3 dell’intero importo contributivo, mentre 2/3 vengono corrisposti dal datore di lavoro.


I grandi esclusi

Restano fuori da tale disciplina le situazioni in cui vengano riconosciute capacità teoriche pratiche di grado elevato, ovvero quelle in cui il titolare della partita IVA possa dimostrare un fatturato annuo non inferiore a 1,25 volte il minimo imponibile previsto per i contributi dovuti dagli artigiani ed esercenti attività commerciali. Per quest’anno si ricorda che il minimo previsto in tal caso è di 18.663 euro. Rimangono escluse anche le prestazioni lavorative svolte nell’esercizio di attività professionali, per cui è necessario iscriversi in un apposito registro, albo, elenco o ruolo. Si attende in tal caso, l’emanazione da parte di un apposito decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’elenco di tali attività professionali. Si precisa inoltre, sempre in riferimento alle mansioni svolte dal professionista iscritto all’albo, collegio, registro, ruolo o elenco, che siano delle vere e  proprie mansioni tipiche della professione esercitata, poiché il requisito dell’iscrizione non è di per sé idoneo a determinare l’esclusione dal campo di applicazione della disciplina del lavoro a progetto.

 

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