Mercoledì 30 Luglio 2014 , Ore 7:01
 
 

Proroga pagamento Tares difficile: ecco perchè

Mentre le associazioni di categoria chiedono una proroga del pagamento Tares, si fanno i conti sulla perdita di gettito stimata in 8 miliardi di euro che rendono problematico un rinvio della nuova tassa rifiuti

 Allo studio il rinvio del pagamento della Tares di luglio 2013, almeno secondo le ultime indiscrezioni. Entrata in vigore lo scorso 1 gennaio 2013, con la manovra salva Italia, il DL n. 201 del 2011 convertito in legge n. 214 del 2011, la nuova tassa sui rifiuti e servizi indivisibili comunali, ha fatto e continua a fare discutere.

 Tares, possibile rinvio?

Se da una parte più soggetti invocano un suo rinvio, dall’altra si stimano già le consiguenze che potrebbe avere sulle famiglie medie, già piegate dalla crisi economica, ma anche su aziende e imprese, facendo sì che, come per l’Imu l’anno scorso, la storia quest’anno si ripeta anche per la Tares. Anzi con un’aggravante, visto che la batosta quest’anno sarà doppia ( si veda il nostro articolo Tares, Irap e Irpef: le scadenze fiscali dell’estate torrida), almeno finchè non si interviene.  Anche il neo presidente della Camera Laura Boldrini ha fatto  presente al governo che la batosta della Tares a inizio estate, si aggiungerebbe ad altri balzelli, come aumento Iva dal 21 al 22% e acconto Imu 2013 e, da ultimo, secondo quanto trapelato nella bozza di decreto sblocca debiti PA, anche un aumento delle addizionali Irpef (si veda il nostro articolo Aumento Irpef per pagare i debiti PA, addizionali in crescita). 

Problemi di gettito

La tassa sui rifiuti introdotta dalla manovra salva Italia non sembra riducibile, ma potrebbe essere dilazionata nella sua applicazione. Da luglio prossimo al 1 gennaio 2014. Anche Confcommercio si è prodigata per un suo rinvio, affermando la necessità di sospendere immediatamente l’operatività della Tares, prorogandone i termini di entrata in vigore almeno fino al primo gennaio 2014. “E la sospensione deve riguardare anche la componente servizi che, da sola” – dice la Confcommercio – “comporta un aggravio di oltre 1 miliardo di euro per famiglie e imprese e che è già in parte ricompresa dalle voci servizi indivisibili presenti nell’Imu. Cittadini e imprese finirebbero per pagare due volte, sulla stessa base imponibile, gli stessi servizi che anche l’imposta sul mattone è chiamata a finanziare”.

I dati di Confcommercio

Un aumento spropositato delle tariffe rifiuti, è quello che teme la Confederazione Generale Italiana delle Imprese, delle Attività Professionali e del Lavoro Autonomo, facendosi portavoce delle istanze di imprese e anche cittadini e pone a fondamento delle sue istanze dei dati che rivelano la necessità di un rinvio del pagamento Tares. Si parla infatti di un incremento medio dei costi per il servizio urbano dei rifiuti del 290% e per alcune tipologie di attività incrementi medi superiori al 400%, come per la ristorazione, o addirittura al 600%, come per l’ortofrutta e le discoteche.

Rinunciare all’incasso del gettito Tares, per i comuni significa rinunciare a circa 8 miliardi di euro. Cifre enormi che dovrebbero allora essere recuperate in altri modi e ciò significa altre tasse per i cittadini.

 

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