Venerdì 31 Ottobre 2014 , Ore 17:39
 
 

Pagamenti in contanti: limite a 300 euro

Si pensa di alzare le commissioni sui prelievi bancomat. Obiettivo far emergere il sommerso

Da un recente rapporto della Corte dei Conti l’economia sommersa rappresenta ormai circa il 18 per cento del pil nazionale, una quota davvero significativa che non accenna a diminuire. Per cui il problema dell’evasione e del lavoro sommerso è stato giudicato prioritario un po’ da tutti i governi che tentano in ogni modo di recuperare gettito imponibile, utile soprattutto in fasi di crescita economica zero come quella attuale.

PER CONTRASTARE L’EVASIONE FISCALE SI ALZANO LE COMMISSIONI SUI PRELIEVI BANCOMAT

Tra le voci che riguardano il contrasto all’evasione fiscale circola sempre più insistentemente quella inerente una drastica riduzione dell’uso dei contanti: sembra infatti che verrà posto un limite significativo ponendo come cifra massima 300 euro, oltre questa cifra occorrerà effettuare i pagamenti con moneta elettronica ( bancomat, carta di credito, ecc.) o assegni e bonifico bancario. Per agevolare tale operazione è possibile che vangano penalizzati i prelievi bancomat ( con aumento delle commissioni relative) ed agevolati i pagamenti con moneta elettronica ( riduzione delle commissioni relative).

PAGAMENTI IN CONTANTI: LIMITI SEMPRE PIU’ BASSI

Da un calcolo recente, attraverso l’introduzione di tali tipi di sistemi, potrebbe emergere circa il 3 per cento del pil nazionale pari ad una cifra di circa 40 miliardi di euro. Ricordiamo che la soglia massima di effettuazione del pagamento in contanti era stata portata dal governo Prodi a quota 5 mila euro. Successivamente la soglia si era alzata a 12.500 euro per poi scendere di nuovo a 5 mila per poi infine vedersi dimezzata a 2.500 euro grazie alle ultime manovre estive. Tale particolare riduzione, unita ad un uso più massiccio del redditometro (che nella nuova veste utilizzerà come indicatori anche le pay tv, gli abbonamenti a palestre e centri massaggi, ed altro) dovrebbe portare a riscoprire numerosi casi di evasione.

Pertanto i nuovi provvedimenti, uniti all’obbligo di dichiarare nuovi dati in dichiarazione dei redditi, dovrebbero portare nelle casse erariali circa 11 miliardi di euro, con una previsione di almeno 13 miliardi di euro di recupero di evasione per il 2012. Cifre alla portata di mano visto che nel 2010 l’azione congiunta effettuata dalla guardia di finanza e da equitalia ha portato nelle casse dello stato almeno 25 miliardi di euro.

 

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