Domenica 21 Settembre 2014 , Ore 2:02
 
 

Imu seconda casa: arriva il salasso e gli italiani vendono

Cupe previsioni del Censis sul mercato immobiliare: prezzi giù del 20% e intanto chi vuol fare investimenti immobiliari punta all'estero

Gli italiani si preparano alla batosta Imu. La seconda casa sembra diventare un lusso: chi ha un immobili in locazione comprato con i risparmi di una vita e sfruttato come modesto investimento potrebbe verosimilmente “arrendersi” al peso delle tasse e vendere. Questa la tendenza pronosticabile nel mercato immobiliare a seguito dell’introduzione dell’Imu. La conseguenza diretta sarebbe un calo del 20% del valore degli immobili in vendita, con picchi fino al 50%. Questa la sintesi piuttosto allarmante ricavabile dai dati del periodico Outlook sui consumi effettuato su un campione di 1200 nuclei familiari dal Censis Confcommercio.

 

Mercato immobiliare e Imu: primo calo significativo dal lontano 1992

I dati relativi al mercato immobiliare evidenziano che, con il ristagno dei redditi, solamente il 9,8% delle famiglie riesce ad accumulare risparmi (circa un terzo rispetto al 28% registrato lo scorso giugno). E il 41,1% delle famiglie intervistate ammette di aver già ravvisato una tendenza di flessione dei prezzi degli immobili in vendita. Come ha sottolineato Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, se i dati venissero confermati, si tratterebbe di una significativa inversione di tendenza: finora infatti, a dispetto della crisi economica, il settore della compravendita di case ha sempre tenuto (l’ultimo importante calo delle quotazioni è stato registrato nei primi anni novanta quando la deflessione raggiunse il 60%).

 

Le previsioni Censis sono solo allarmismo per gli italiani

I dati del Censi spaventano? Secondo alcuni analisti del settore non c’è ragione di cedere a questo clima di allarmismo volutamente creato. Mario Breglia, presidente di Scenari immobiliari, non condivide l’analisi pessimistica del Censis e conferma una certa stabilità del mercato immobiliare. Anzi Breglia ha ravvisato riprese interessanti delle quotazioni nei centri storici confermate dalla Borsa immobiliare. Più critica la situazione nei centri più piccoli e marginali dove si è costruito oltre l’effettiva domanda e quindi, nonostante i prezzi molto bassi, sussistono difficoltà di vendita. Ma questo ha poco a che vedere con l’Imu ed è una situazione che si verifica ovunque e ogni qualvolta che la domanda non sia proporzionale all’offerta (come è accaduto anche in alcune città spagnole).

Breglia ha peraltro specificato che, se è vero che il mercato immobiliare si avvantaggia di misure fiscali favorevoli, non è automaticamente vero il contrario: le maggiori pressioni fiscali sono, ai fini della compravendita di case, relativamente ininfluenti. Da questa prospettiva l’effetto dell’Imu non sarebbe tanto la propensione alla svendita delle seconde case, quanto piuttosto un freno per gli acquisti da parte dei ceti più poveri. La situazione attuale, e in vista dell’Imu, sarebbe quindi tornata quella degli anni ’90, con il mercato immobiliare gestito da una nicchia di imprenditori: “compra chi ha i soldi e non ha bisogno del mutuo”.

 

Investire in immobili all’estero

Ma c’è anche un’altra conseguenza della quale si parla meno: chi vuole investire nel mercato immobiliare lo fa all’estero. Nel 2011 gli italiani sono stati ad esempio il popolo che ha maggiormente investito nell’acquisto di case a Parigi, dopo ovviamente i francesi. Già dal 2010 è stato riscontrato che nella maggior parte dei casi le seconde case sono ubicate all’estero, in particolare Spagna, Grecia, Londra e Francia.

 

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