Pronti i decreti attuativi varati dal ministero dello sviluppo economico di concerto con il ministero dell’ambiente per rivedere la normativa in materia di energie rinnovabili. Le linee guida dei nuovi decreti in materia di energia verde volevano allineare i costi degli incentivi alla media europea ed assicurare maggiore efficienza in modo da non effettuare un aiuto a pioggia senza considerare la validità del nuovo intervento.
Incentivi rinnovabili: le dimensioni del taglio
Alla fine, in base ai numeri diffusi dagli addetti ai lavori, dai 9 miliardi di euro di incentivi attuali si passerà a circa 12 miliardi di euro di aiuti, con un occhio particolare agli impianti ad alto contenuto tecnologico. Il costo complessivo del trasferimento statale ai privati, se si considera la vita utile di un impianto produttore di energia verde (stimato in circa 15 – 20 anni) sarà quindi di 60 miliardi di euro, che occorre sommare ai 170 miliardi di euro già in prenotati.
Sebbene sia stato mantenuto un livello di trasferimento di risorse abbastanza adeguato, secondo gli esponenti dell’esecutivo, si è comunque realizzato un risparmio dei costi che ha raggiunto il 35 per cento nel settore fotovoltaico e il 10 – 15 per cento nel restante gruppo delle energie verdi (eolico, biomasse, ecc.). La riduzione dei costi comporterà, come dichiarato più volte, una riduzione della bolletta elettrica dei cittadini, visto che le risorse per finanziare le rinnovabili erano state trovate grazie ad un aggravio del costo dell’energia elettrica. Tali eventi tuttavia non hanno modificato gli ambiziosi progetti del settore delle energie rinnovabili; entro il 2020 si punta infatti a superare la quota del contributo dato dalle energie rinnovabili all’intera produzione di energia ( l’UE ha previsto che tale quota sia intorno al 26 per cento, mentre gli operatori del settore puntano a portare tale quota al 32 – 35 per cento dell’intero settore).
I decreti attuativi sono ora all’esame della conferenza Stato Regioni ed all’Autorità dell’Energia, e se approvati potrebbero consentire un incremento degli investimenti non indifferente. Il decreto produrrà i suoi effetti a partire dal 1° gennaio 2013 e solo nel settore non fotovoltaico permetterà si erogare aiuti per circa 5,5 miliardi di euro annui ( rispetto ai 3,5 miliardi di adesso). Le nuove disposizioni normative prevedono anche un sistema di accesso agli aiuti diverso in base alla grandezza degli impianti. Sempre per quanto riguarda il settore non fotovoltaico fotovoltaico i sussidi saranno a libero accesso solo per gli impianti più piccoli (sotto i 5 mila kw di produzione di energia), mentre per gli impianti tra i 5 mila ed i 50 mila kw vi sarà un registro di prenotazione in modo tale da avere un quadro completo degli incentivi erogati. Per gli impianti di grandi dimensioni, oltre i 50 mila kw (20 mila kw per il settore idro e geo) sarà introdotto un sistema di aste in modo tale da valutare i diversi fattori per la costruzione dell’impianto.
Incentivi fotovoltaico 2012: come cambia il quinto conto energia
Per quanto concerne invece il settore fotovoltaico vengono delineati i nuovi parametri per l’attuazione del quinto conto energia che dovrebbe entrare in vigore al superamento della concessione dei 6 miliardi di euro in incentivi pubblici ( previsti tra ottobre e luglio prossimi ). Modifica principale è quella inerente l’introduzione di un tetto massimo annuale, pari a 500 milioni di euro per il 2013, per la concessione di sussidi. Un taglio significativo visto che sino alla fine di quest’anno gli aiuti avevano un tetto massimo di 810 milioni di euro all’anno solo per quanto riguarda la costruzione degli impianti di grandi dimensioni, mentre gli impianti medio piccoli gli aiuti non avevano, in sostanza, alcun limite. Introdotto anche nel settore fotovoltaico un registro obbligatorio per impianti di potenza superiore ai 12 kw, in modo tale da monitorare la potenza installata relativa a questi impianti. Per accedere all’iscrizione del registro si terrà conto di diversi fattori, in primis dell’innovazione tecnologica ( saranno pertanto agevolati ad esempio gli impianti che vengono installati su edifici ad alto risparmio energetico, oppure in siti contaminati o discariche esaurite e aree di pertinenza).
Le reazioni alle nuove disposizioni normative non si sono fatte attendere. Infatti gli operatori del settore, rappresentati da Confindustria Anie, hanno preso atto della volontà dell’esecutivo di superare anche le linee guida in materia dettate dalla UE ( che prevede in sostanza lo schema 20 – 20 – 20 per il futuro del settore). Tuttavia hanno criticato il fatto che non si sono esaminate nel dettaglio le criticità dei precedenti conto energia e che le nuove normative prevedono un’eccessiva burocratizzazione per l’ottenimento degli incentivi.
Gli effetti a Piazza Affari dei decreti sulle rinnovabili
A Enel Green Power piace il decreto sulle rinnovabili
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che bella schifezza !
invece di andare verso l’autonomia energetica, si vuole sempre essere assoggettati alle fonti tradizionali di energia : Enel Eni Benzine Gas Metano; cioe’ si vuole sempre salvaguardare i ” solìti ” ; l’aumento dei costi della bolletta per il fotovoltaico e’ una sonora balla, un enfasi capitalistica, quando mi piace qualcosa non mi importa di spendere qualche € in piu’, tanto lo risparmio in salute, in voglia di vivere, in un compiacimento personale;
Questo non e’ un decreto per risanare l’economia, e’ un decreto a favore delle solite corporazioni, classi imprenditoriali , che da sempre e’ cosi’, se qualcosa non gli torna , fanmno fare al Governo il solito “decreto” ; e basta con le parole “equita’” e ” risparmio costi”, non siamo stupiti, questo e’ l’ennesimo caso di protezione del Capitale.