|Finanza
28 giugno 2012, ore 11:07  |  Borsa Milano Unicredit

Unicredit Pamplona, le mani dei fondi esteri sul sistema Italia

Il Corsera si spaventa dopo la mossa di Pamplona e lancia l'allarme. Tra pessimismo e realtà, il capitalismo italiano si scopre debole

La monotona cronaca delle sedute di Piazza Affari di questi ultimi mesi è stata ieri ravvivate da due notizie diverse: la presentazione del piano industriale di Monte dei Paschi di Siena e la notizia del blitz del fondo inglese Pamplona in Unicredit. Pamplona è infatti salito al 5% della prima banca italiana, posizionandosi subito dietro al fondo Aabar che detiene una quota del 6,5%. Con la mini scalata di Pamplona Capital Management in Unicredit è riemerso il vecchio problema connesso alla potenziale vulnerabilità dei grandi gruppi italiani a scalate estere.

 

Unicredit parla straniero, il sistema italiano non parla più

Non sarà certamente un caso che il Corriere della Sera di ieri abbia titolato “Unicredit parla sempre meno italiano” sollevando il problema che alcuni mesi fa fu posto all’attenzione della stampa dal numero uno di Telecom Italia Bernabè. Il manager del colosso delle tlc, riferendosi alla caduta inarrestabile di TI a Piazza Affari, ebbe la lucidità e l’onestà di dichiarare che, a questi prezzi qualche magnate russo e arabo, si sarebbe potuto fare avanti e inaugurare, prima del dovuto, la stagione dei saldi. Lo stesso concetto di Bernabè è stato ripreso ieri dal Corsera. Ma se nel caso del numero uno di Telecom Italia fu facilmente intuibile il motivo alla base della presa di posizione, cosa può spiegare l’accesso nazionalismo del Corriere della Sera di ieri, dopo il caso Pamplona Unicredit?

Il problema lo hanno spiegato efficacemente questa mattina altri giornali. Ieri al 5% di Unicredit non è salito un fondo inglese ma bensì una società con capitali russi e spalle protette dai tedeschi di Deutsche Bank. Insomma proprio uno di quegli incubi che aveva teorizzato a sua tempo Bernabè. Ma il problema non è solo questo. Il Corsera infatti è andato su tutte le furie scoprendosi nazionalista perchè è perfettamente consapevole che se la prima banca sistemica italiana è vulnerabile, allora lo è anche Mediobanca (di cui Unicredit è il primo azionista) e lo è anche Generali (di cui Mediobanca è principale azionista) e per finire lo è anche lo stesso Corriere, anche lui inserito nel circuito Unicredit Mediobanca.

 

Insomma mentre la preoccupazione principale della maggior parte dei media italiani è l’esito degli Europei 2012 (nella migliore e più fortunata dell’ipotesi l’esito dell’Euro nel 2012), il caso Pamplona Unicredit ha scoperto un nervo non indifferente. Dopo l’aumento della quota di Pamplona in  Unicredit, l’unica banca sistemica d’Italia  si è trovata con il 20% in mani estere e il sistema Italia è stato a sua volta colpito, per ora con uno schiaffetto, al cuore. Riuscirà chi di dovere ad accorgersi di questa situazione? Il Corriere della Sera, anche poichè parte in causa, con il suo articolo di ieri, ha mostrato che un certo capitalismo italiano ha paura che i ricchi magnati arabi e russi (Aabar e Pamplona) approfittino della mattanza delle quotate italiane per fare acquisti a prezzi molto convenienti. L’allarme di via Solferino può essere ritenuto eccessivo, anche perchè Pamplona ha dichiarato di non avere intenzioni ostili e di puntare su rapporto stabile con Unicredit, ma in ogni caso esiste un rischio sfaldamento del sistema italiano e sarebbe auspicabile che queste questioni entrino nelle agende giuste, poichè non ci vogliono particolari ragionamenti per capire che “crisi” significa anche “opportunità”. Per qualcuno almeno. 

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