|Finanza
31 luglio 2012, ore 11:24  |  Borse europee

Tobin Tax, ecco la tassa sulle transazioni finanziarie alla “francese”

La Francia stanga la Borsa: da domani si paga lo 0,2% sull'importo delle transazioni. Vi spieghiamo perchè Parigi ha scelto il modo peggiore di tassare le transazioni finanziarie

Da domani, sarà operativa in Francia la tassa sulle transazioni finanziarie, una sorta tobin tax molto particolare. E’ quanto aveva stabilito l’ex presidente Nicolas Sarkozy, con una proposta che ha raccolto il consenso del nuovo presidente socialista François Hollande e dell’Assemblea Nazionale, che la scorsa settimana ha votato per un incremento dell’aliquota da applicare alle transazioni, che sarà dello 0,2%, contro lo 0,1% inizialmente previsto.

Parigi punta a racimolare circa 1,5 miliardi di gettito fiscale da questa misura, che non avrebbe, tuttavia, un impatto significativo sulle sue finanze pubbliche, pesando per meno dello 0,1% del pil transalpino.

 

Aliquote tassa transazioni finanziarie 

Ad ogni modo, domani si parte. Non tutte le operazioni finanziarie saranno tassate, ma solo alcune di esse. In particolare, si prevede l’applicazione dell’aliquota dello 0,2% sull’acquisto a titolo oneroso di azioni e titoli assimilati, emessi da parte di una società con sede legale in Francia almeno dall’1 gennaio del 2012, quotata sul mercato regolamentato francese e che capitalizza in borsa almeno un miliardo di euro.

Il Ministero delle Finanze, al fine di agevolare la conoscenza dei titoli su cui tale nuova tassa si applica, prevede la pubblicazione di una lista delle società oggetto della misura e che sarà aggiornata annualmente. L’aggiornamento può avvenire per il trasferimento della sede legale di una società dalla Francia all’estero o viceversa.

 

Le transazioni oggetto di tassazione

Sono soggetti alla tassazione anche gli scambi, per i quali il regolamento cash è avvenuto con operazioni separate. Al contrario, non saranno tassate le operazioni di Pronti contro Termine, le emissioni sul mercato primario, gli acquisti da parte di una “clearing house” o stanza di compensazione o anche di un CDS (per conto proprio), operazioni infragruppo, prestito di titoli, acquisizioni per piani di risparmio per i dipendenti, acquisti legati a contratti di liquidità, operazioni di market making, acquisizioni da parte di fondi comuni di investimento per dipendenti, fondi aperti per dipendenti e da dipendenti direttamente. Infine, sgravate dall’onere anche le obbligazioni convertibili in azioni.

La regolamentazione prevede due fasi temporali. Da domani e fino a tutto il mese di ottobre, l’investitore potrà regolare la sua posizione con il fisco in un’unica soluzione, ossia facendo riferimento a tutte le operazioni intraprese nel periodo. A partire dall’1 novembre 2012, invece, l’investitore avrà l’obbligo di presentare dichiarazione solo in appositi moduli fiscali previsti dall’amministrazione francese, entro il secondo giorno lavorativo del mese successivo a quello di riferimento. Ed entro il terzo giorno lavorativo successivo al mese di riferimento si ha l’obbligo di pagare l’importo dovuto.

In altri termini, da novembre l’onere avrà cadenza mensile. Il Monte Titoli ha già comunicato che agevolerà le operazioni, imponendo tra l’altro anche commissioni molto contenute.

 

L’obiettivo è colpire al cuore la speculazione

L’obiettivo della misura non è tanto di fare cassa, quanto di disincentivare le transazioni a scopo speculativo, rendendole più costose e, quindi, meno allettanti. Tuttavia, la Francia rischia di disincentivare l’afflusso di nuovi capitali e la quotazione di nuove società sul suo mercato regolamentato, visto che quasi nessun Paese al mondo ha tale tipo di tassazione. La Gran Bretagna presenta la cosiddetta “stamp-duty”, pari allo 0,5% del valore delle transazioni, applicata sin dalla fine del 17esimo secolo. Essa ha il senso di una sorta di imposta di bollo sui documenti, in questo caso, sulle transazioni.

Altri stati, come il Brasile, stanno cercando di copiare l’esperienza inglese, che è stato anche il modello di riferimento per lo stesso Sarkozy, il quale sin dall’inizio si era detto favorevole alla “tassa sulla borsa” di matrice anglosassone.

 

Tobin Tax: un vento nuovo soffia sull’Europa

Molto favorevoli a questa forma di Tobin Tax sono Francia e Germania, con il cancelliere Angela Merkel tra i capifila dei proponenti. Si oppongono strenuamente gli USA, ma inaspettatamente anche altri stati, come il Nord Europa, Svezia in testa. Infatti, Stoccolma introdusse la tassazione sulle transazioni finanziarie nel 1984, ma dovette cancellarla nel 1992, visto che gli introiti fiscali furono del 75% inferiori alle attese, per una serie di cause tra cui un volume di scambi che si era ridotto (nel 1990 la negoziazione di più del 50% dei titoli azionari svedesi avveniva a Londra, proprio per evitare di pagare la tassa in Svezia).

Proprio l’esempio svedese dovrebbe suonare come un allarme per Parigi, visto che il flop avvenne in una fase storica in cui i movimenti di capitali erano ancora molto più ridotti di oggi e i flussi meno globalizzati. In altri termini, introdurre oggi la tassa potrebbe comportare una fuga significativa degli investimenti verso altri mercati. Tale tassazione non avrebbe effetti di ri-allocazione tra diversi mercati, solo se fossero tutti gli stati a prevederla.

Il caso francese è ancora più critico, perché il governo ha compiuto una scelta molto distorsiva. Nella sostanza, vengono tassate solo le azioni, inducendo il mercato a puntare su altre forme di investimento, come, ad esempio, le obbligazioni. L’effetto di tale scelta potrebbe essere doppio: da un lato una fuga dei capitali all’estero, dall’altro una ri-allocazione interna dei capitali, in favore delle transazioni non tassate. Ad esempio, quale sarebbe la ratio per cui si tassano le transazioni solo di società con capitalizzazione di almeno un miliardo? Così facendo, si disincentiva ad investire sulle aziende di maggiori dimensioni, ma che non per questo sono meno meritevoli.

Se proprio Parigi avesse voluto rompere gli indugi e applicare la sua Tobin Tax, lo fatto nel modo peggiore possibile.

Ma lo scorso 23 maggio, anche il Parlamento di Strasburgo ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione presentata dalla deputata socialista greca Anni Podimata, che punta all’introduzione di una Tobin Tax a livello europeo. Secondo i proponenti, la tassazione fornirebbe un gettito complessivo di 55 miliardi all’anno, che potrebbero essere destinati a risanare i conti e a rilanciare l’occupazione (secondo quali forme e meccanismi?).

La stessa valutazione del gettito sarebbe discutibile e dovrebbe fare i conti con i meccanismi distorsivi di cui sopra.

 

Tobin Tax, una definizione controversa

Vale la pena soffermarsi sul concetto di Tobin Tax, dal nome dell’economista che propose questo tipo di tassazione negli anni Settanta. Esistono due forme principali di esecuzione di tale imposizione: tassare lo scambio di valuta, nel momento stesso dell’avvenuta conversione da una valuta all’altra; tassare la transazione finanziaria, in percentuale sull’importo. Un’altra modalità proposta da Tobin consisteva nel trattenere parte della cifra investita in una transazione, da restituire al momento della vendita del titolo. In questo caso, non si avrebbe una vera forma di tassazione, quanto un disincentivo degli investimenti speculativi, poiché più onerosi, a causa del deposito coatto e senza interessi.

In ogni caso, non si registrano casi reali di successo di tale tassazione, proprio per il disincentivo a investire nello stato in cui la si ‘adotta. L’Italia avrebbe tutto l’interesse ad accogliere nuovi capitali e non a respingerli con un nuovo balzello. Per questo, la novità di Parigi potrebbe suonare positiva per noi.

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2 Commenti

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  • # 1
    Di questo articolo si parla in : Francia, da oggi scatta la Tobin Tax sulle società d'Oltralpe – Finanzaonline.com | Sindacato UNSIAU
  • # 2
    Oslo è in Norvegia...

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