Sciopero benzinai contro i privilegi dei grandi petrolieriEcco i motivi che hanno reso i benzinai così decisi ad incrociare le braccia per un periodo così lungo. Lo sciopero proclamato dai benzinai per protestare contro la bozza di decreto con la quale, a loro avviso, il Governo privilegia i grandi petrolieri, si è allungato da 7 a 10 giorni.Secondo le due associazioni sindacali della categoria, all’interno della bozza non è presente nulla che garantisca la libertà per i gestori di poter acquistare il carburante attraverso il libero mercato e al prezzo migliore.
Questo significa, quindi, che i gestori non potranno garantire agli automobilisti che si riforniscono da loro prezzi più bassi, o per lo meno competitivi.
La Faib Confesercenti e la Fegica Cisl chiedono quindi che il testo presente nella bozza sia cambiato.
Lo sciopero di 10 giorniLe misure di protesta che vogliono attuare i benzinai sono forse le più severe messe in atto fin’ora, in questo periodo in cui pullulano manifestazioni e scioperi di protesta nei confronti delle liberalizzazioni che l’esecutivo Monti vorrebbe approvare.
Non sono state ancora comunicate le date dello sciopero ma verranno rese note non appena la bozza del decreto verrà confermata.
Le due associazioni sindacali in una nota congiunta scrivono indignate “alla fine il Governo fa retromarcia su tutta la linea di fronte alla potente lobby dei petrolieri, i cui privilegi non vengono neanche scalfiti ma persino rafforzati dalle misure che sono in procinto di essere varate. Nessun impianto multimarca, così come anche l’Antitrust aveva recentemente chiesto”.
La libertà per i gestori?Intervenire sull’esclusiva della fornitura dei carburanti non va affatto a vantaggio dei gestori; è vero, potrebbero acquistare la benzina che preferiscono senza tenere conto del proprio marchio di appartenenza, ma questo non avrà nessun effetto sui prezzi dei carburanti.
Infatti le due associazioni sindacali di categoria fanno sapere che questa misura servirà soltanto a fare in modo che i gestori dei distributori saranno espulsi alla scadenza dei contratti in essere, o, peggio ancora, dovranno fare i conti con le condizioni imposte dalle aziende petrolifere e dai retisti convenzionati che gli complicherebbero la vita fin da subito.
Da quello che è stato reso noto sarebbero nulle le libertà, “per i gestori di rifornirsi sul libero mercato alle condizioni più convenienti per poter dare agli automobilisti italiani prezzi più bassi dei carburanti. Automobilisti che, insieme ai gestori, sono i veri gabbati dalla solita politica degli annunci. Il Governo, si limita a gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica liberando solo chi è già libero, cioè i proprietari gli impianti: alla fine il provvedimento non riguarda più di 500 impianti su 25.000. Per il resto, il controllo dei petrolieri sull’intera filiera, dalla culla alla tomba, che consente loro di mantenere in Italia i prezzi più alti d’Europa, viene completato definitivamente con un regalo inaspettato: ogni compagnia potrà fissare le condizioni contrattuali che vuole, con ogni singolo benzinaio, senza nessuna tutela, nessuna contrattazione, nessuna mediazione collettiva”
Inoltre anche la norma che vorrebbe autorizzare gli impianti funzionanti 24 ore su 24 senza la presenza del benzinaio e in sola modalità self service, sarebbe un ulteriore danno alla categoria dei benzinai, che vedrebbero drasticamente calare i posti di lavoro a loro disposizione.
Sicuramente queste non sono misure, sostengono Luca Squeri di Figisc e Stefano Cantarelli dell’Anisa, che aiuteranno l’Italia ad andare verso lo sviluppo che serve per uscire dalla crisi economica in cui versa il Paese.
Inoltre si fa presente che gli aumenti dei prezzi dei carburanti non sono stati decisi dal gestore del distributore, che percepisce il 2% del costo di ogni litro di benzina che vende, ma dall’aumento delle accise, per circa l’80%, e per il 20% dall’aumento del petrolio.
Quindi il Coordinamento Nazionale Unitario di Faib Confesercenti e Fegica Cisl ha proclamato “l’immediato stato di agitazione e la chiusura per sciopero degli impianti stradali e autostradali per 10 giorni“ e che “le date saranno indicate e rese note se e non appena le bozze di decreto circolate in queste ore dovessero trovare conferma ufficiale”.
Ancora privilegi ai grandi petrolieriIl risultato di questo testo di bozza per Faib Confesercenti e per Fegica Cisl è che il Governo privilegia ancora di più le grandi compagnie petrolifere a discapito dei gestori e, ovviamente, dei consumatori finali: gli automobilisti.
Infatti i due sindacati affermano che quello che risulta dalla bozza “è che il Governo consegna al nostro Paese una distribuzione carburanti ancora più ingessata, difendendo e rafforzando gli interessi e le rendite di posizione dei monopolisti, ingannando gli automobilisti che sono condannati a pagare prezzi sempre più alti. Emerge chiara, anche attraverso la possibilità data ai petrolieri di espellere i gestori e fare impianti completamente selfizzato, la volontà di punire una intera categoria di lavoratori, titolari di piccole impresa, per il semplice fatto di avere osato sostenere la vera liberalizzazione del settore, sfidando i poteri forti”.
La conclusione della nota delle due associazioni sindacali è che “Il Governo che tante speranze ed attese aveva voluto autorizzare si fa artefice di una operazione che, invece, straccia trent’anni di lotte tese a liberare il settore e la categoria dei gestori dal controllo dei petrolieri”.
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