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18 aprile 2012, ore 18:51  |  Economia Francia

QUELLO CHE SARKOZY E HOLLANDE NON DICONO: «LA CURA MONTI» CONTAGERÀ LA FRANCIA

I due principali sfidanti all’Eliseo concordano sulla necessità di tornare al pareggio di bilancio entro un quinquennio ma differiscono sulle modalità. A prevalere sarà, tuttavia, l’austerità alla Monti.

Austérité, humilité et pauvreté.

La vie en rose. Per diversi mesi la campagna elettorale di gaullisti e socialisti in vista del voto per le presidenziali (22 aprile e il 6 maggio) e le legislative (10 e 17 giugno) si è virtualmente scandita sulle note di una famosa e spensierata chanson d’amour francese degli anni ’40.

Ad aver animato la campagna elettorale sono state, infatti, le più frivole delle questioni: l’inaugurazione di una statua raffigurante la Première Dame Carla Bruni a Nogent-sur-Marne e la dieta dimagrante alla quale si è sottoposto il candidato socialista François Hollande.

Poi, come un fulmine a ciel sereno, a metà marzo i principali contendenti all’Eliseo hanno lasciato alle spalle i berlusconismi in salsa di Dijon per illustrare all’elettorato francese il piano d’attacco per il prossimo quinquennio: riportare le finanze pubbliche in territorio positivo ed evitare che la Francia segua le orme di Italia e Spagna.

 

La vie en rouge. Le finanze pubbliche francesi – complice l’aggravarsi della crisi europea dei debiti sovrani – stanno diventando, infatti, un gros problème. Nel corso dell’ultimo quinquennio il rapporto tra debito pubblico e Pil è passato dal 65% del 2007 al 90% odierno.

Secondo Didier Migaud, il presidente della Corte dei Conti, dovesse il fabbisogno pubblico continuare a seguire un simile trend, già nel 2015 il rapporto tra debito pubblico e Pil potrebbe sconfinare oltre il 100%.

Ad aver contribuito alla crescita della mole debitoria francese sono stati i costi della pubblica amministrazione e dell’assistenza sociale.

In Francia la media di dipendenti pubblici per abitante è 90 ogni 1.000 abitanti, in Spagna è 54 e in Germania è 50.

La spesa pubblica corrisponde al 56% del Pil, una percentuale più alta rispetto a Italia e Regno Unito (50%) e Germania (46%). A incidere maggiormente sulla voce spesa pubblica sono i generosi sussidi di disoccupazione e l’assistenza medica.

I sussidi di disoccupazione – garantiti per 24 mesi per gli under 50 e 36 mesi per gli over 50 – equivalgono al 60% del salario percepito nell’ultimo anno lavorativo.

L’assistenza medica – meglio nota come l’assurance maladie – incide per oltre l’11% del Pil francese.

Circa il 70% dei costi per visite (ordinarie e specialistiche) e prescrizioni mediche è sovvenzionato dalla sanità statale.

 

GOVERNO GAuLLISTA O SOCIALISTA CHE SIA, «LA CURA MONTI» CONTAGERÀ LA FRANCIA.

Lo sfidante Hollande ha promesso all’elettorato transalpino di riportare in territorio positivo le finanze francesi entro il 2017-18.

Per raggiungere questo ambizioso target, il candidato socialista promette di colpire i più abbienti portando al 45% l’aliquota fiscale per i redditi annuali superiori ai 150.000 euro e al 75% per quelli oltre il milione.

Al tempo stesso, Hollande promette 60 mila assunzioni nel settore scolastico, il ritorno all’età pensionabile da62 a60 anni e nuovi investimenti pari a 20 miliardi di euro per stimolare la crescita economica.

Meno propagandismo e più austero è, invece, il programma economico dei gaullisti di Nicolas Sarkozy.

Il Presidente uscente promette sgravi fiscali pari a 9,5 miliardi e tagli alla spesa pubblica per 54 miliardi. L’obiettivo è portare la spesa pubblica al 52% del Pil entro il 2017 e conseguire il pareggio di bilancio già entro il 2016.

 

L’impressione è dunque che – a prescindere dalle promesse elettorali e dall’esito del voto – il prossimo esecutivo transalpino sarà costretto a seguire l’esempio italiano e attuare un’imponente manovra d’austerità basata sulla «cura Monti» – tagli alla spesa pubblica, innalzamento delle aliquote fiscali e dell’età pensionabile – controbilanciata da una timida riforma del mercato del lavoro. Mesdames et Messieurs, bienvenue à bord du Titanic financier!

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