22 maggio 2012, ore 11:49 | Attualità Economia Europa
Piano in 5 mosse per rilanciare l’economia dell’Eurozona: si può fare!Cinque proposte per rilanciare l’Eurozona: il temporaneo allentamento dei requisiti patrimoniali delle banche, l’allestimento di un LTRO a favore delle PMI, l’introduzione a livello comunitario una versione europea del «Buy American Act», il varo di incentivi per contrastare la delocalizzazione e l’immediato sbocco dei pagamenti pregressi della PA.Per rilanciare le economie dell’Eurozona è necessario che le istituzioni europee attuino una serie di politiche perequative in grado di coniugare rigore di bilancio e crescita, promuovendo il risanamento delle finanze pubbliche, operando una revisione strategica delle attività statali e attuando misure che stimolino l’iniziativa privata all’interno dell’area economica. Per riavviare la crescita nei settori produttivi è auspicabile fornire al sistema terziario gli strumenti per coadiuvare il trasferimento della liquidità dal sistema bancario all’economia reale. Di seguito cinque soluzioni per favorire il rilancio economico dell’Eurozona.
Un LTRO «salva banche» e la temporanea ponderazione allo 0% delle esposizioni sovraneAmmonta a oltre 500 miliardi di euro l’esposizione complessiva dei principali istituti di credito dell’Eurozona in buoni del tesoro dei GIIPS. Secondo i dati pubblicati lo scorso dicembre dall’Autorità bancaria europea (Eba), gli istituti maggiormente esposti sono quelli spagnoli (178 miliardi), italiani (162 miliardi), francesi (66 miliardi) e tedeschi (59 miliardi). Dovessero uno o più membri dell’Eurozona abbandonare la moneta unica e/o ricorrere al taglio del valore nominale delle emissioni sovrane, i principali istituti di credito riporterebbero a bilancio ingenti perdite. Le perdite risultanti indebolirebbero il patrimonio di vigilanza e, di conseguenza, i coefficienti di adeguatezza patrimoniale. Al fine di irrobustire tali parametri – calcolati rapportando il patrimonio di base e il patrimonio totale di vigilanza alle attività ponderate per il rischio – è necessario agire sia sul numeratore (rafforzando il patrimonio di primo e di secondo livello) sia sul denominatore (riducendo l’attivo ponderato). Il rafforzamento delle risorse patrimoniali può essere conseguito attraverso una serie di aumenti di capitale ossia collocando sul mercato nuovi titoli azionari e di debito. Si tratta, tuttavia, di una strategia che presenta una gamma di costi economici (si pensi ai costi di emissione di azioni e bond) e finanziari (diluizione del price earning). La Bce potrebbe dunque ovviare a queste problematiche allestendo una nuova operazione di rifinanziamento a lungo termine (LTRO) per fornire a questi istituti le risorse necessarie per mitigare le perdite e, in ultima analisi, irrobustire il capitale di vigilanza. L’innalzamento dei coefficienti patrimoniali può anche essere conseguito diminuendo il valore delle attività ponderate per il rischio. Considerato il clima economico corrente è, tuttavia, improbabile che gli istituti di credito optino per la dismissione delle attività più rischiose e meno redditizie. Si stima, infatti, che solamente il 4% delle attività più rischiose e non performing saranno dismesse nel corso dei prossimi quattro anni. Una soluzione più percorribile sarebbe quella di conseguire una riduzione del valore delle attività ponderate per il rischio applicando a tutte le esposizioni sovrane dell’area OSCE un coefficiente di ponderazione pari allo 0%. Una temporanea reintroduzione dei parametri di Basilea 1 consentirebbe alle banche maggiormente esposte in bond sovrani dell’area sudeuropea di sensibilmente ridurre gli accantonamenti a fronte del rischio di credito e, al tempo stesso, irrobustire i coefficienti di adeguatezza patrimoniale (total capital ratio e tier 1 capital ratio).
Un LTRO a favore delle PMI per rilanciare l’economia realeIn seguito all’introduzione di una deroga temporanea alla ponderazione delle esposizioni sovrane e successivamente al varo di una nuova operazione LTRO «salva banche», la Bce potrebbe allestire una campagna di rifinanziamento a lungo termine « ad hoc» per sostenere l’economia reale. In teoria spetterebbe alla Banca europea per gli investimenti (BEI) il compito di sostenere le piccole e medie imprese (PMI). Tuttavia, non è un mistero che nell’ultimo biennio la BEI abbia usato grande parte delle proprie risorse per acquistare sul mercato secondario i titoli sovrani italiani (1.385 miliardi nel 2010 e 2.547 miliardi nel 2011) e spagnoli (984 miliardi nel 2010 e ben 2.905 miliardi nel 2011). Spetta dunque alla Bce il compito di fare le veci della BEI e rompere il salvadanaio delle banche comunitarie. La Bce potrebbe pertanto prestare liquidità agli istituti di credito dell’Eurozona ponendo una condizione vincolante: ogni euro ricevuto da Francoforte attraverso l’LTRO «salva economia reale» deve essere impiegato per aprire linee di credito a lungo termine (a 5 e a 10 anni) a favore delle piccole e medie imprese (PMI) a tassi d’interesse marginalmente al di sotto del costo del denaro.
Un «Buy European Act» per tutelare «Made in Europe»Nel 1933, all’apice della Grande Depressione, il Congresso statunitense emanò il Buy American Act allo scopo di proteggere le imprese manifatturiere nazionali e limitare l’acquisto di prodotti finiti stranieri per commesse pubbliche all’interno del territorio nazionale. Un prodotto è dichiarato un prodotto interno finito in quei casi in cui il costo delle parti che sono state estratte, prodotte o realizzate negli Stati Uniti sia superiore al 50% del costo totale; altrimenti il prodotto viene considerato un prodotto finito straniero. Un prodotto finito straniero può essere, tuttavia, acquistato qualora non si ritenga ragionevole il prezzo minimo di un prodotto nazionale. Tale norma – tuttora in vigore negli Stati Uniti – potrebbe essere introdotta in Europa al fine di tutelare la produzione industriale del Vecchio Continente, disincentivare l’importazione di prodotti finiti dai Paesi extracomunitari e, di conseguenza, limitare le azioni di dumping commerciale dei Paesi emergenti.
Incentivi per contrastare la delocalizzazioneSempre più aziende delocalizzano le proprie attività produttive fuori dall’Europa alla ricerca di minori costi di produzione. Per invertire il trend e tutelare l’occupazione locale, i governi nazionali e le istituzioni europee competenti devono incentivare la produzione domestica offrendo sostegni fiscali (riduzione delle aliquote fiscali e concessioni sulle accise energetiche). Tali sostegni devono essere elargiti alle sole aziende che hanno la sede legale della capogruppo nel Paese d’origine (e non presso i paradisi fiscali) e a fronte dell’impegno vincolante di non trasferire le proprie attività fuori dal territorio nazionale per i prossimi 25 anni.
Sbloccare con effetto immediato i pagamenti pregressi delle pubbliche amministrazioniLe pubbliche amministrazioni dei 27 membri dell’Unione Europea devono a imprese fornitrici circa 180 miliardi di euro. Di questa cifra, quasi la metà è dovuta dallo Stato italiano o dalle sue amministrazioni. Non sorprende quindi che la scorsa estate l’Unione Europea abbia emanato una direttiva comunitaria sui ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione nelle transazioni commerciali. La direttiva europea – che dovrà essere attuata dagli Stati Membri entro il 6 marzo 2013 – impone l’obbligo per tutti gli enti pubblici di pagare i fornitori entro 30 giorni, salvo limitate eccezioni a 60 (per forniture sanitarie e per imprese a capitale pubblico). È, tuttavia, auspicabile che gli Stati membri recepiscano tale disposizione con effetto immediato al fine di rimettere in circolo circa 180 miliardi di liquidi, fondamentali per il rilancio imprenditoriale (e occupazionale) delle imprese.
ARGOMENTI TRATTATI:
accise , aliquote fiscali , Anci , autorità bancaria europea , Banca Europea , Banca Europea per gli Investimenti , Banche , Bce , Bei , bond , Buoni del Tesoro , coefficiente di ponderazione , comuni , costi , economia , economia reale , esposizione , Europa , eurozona , finanze pubbliche , Francoforte , Gic , GIIPS , Grande Depressione , istituti di credito , istituzioni europee , Iva , Lire , Ltro , Mercato secondario , MES , moneta unica , occupazione , OPA , paradisi fiscali , piccole e medie imprese , PMI , produzione industriale , Pubblica Amministrazione , pubbliche amministrazioni , rischio di credito , Sistema bancario , Stati Uniti , UE , Unione Europea
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La "Proposta Vegas” per stabilizzare gli interessi sul debito e migliorare il rating italiano
Una proposta taglia-debito: consolidamento del debito e emissione di obbligazioni “cum warrant”
Seconda proposta "taglia debito": operazione di swap tra debito pubblico e immobili demaniali 

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