
Quali furono i motivi della scelta?
I motivi furono spiegati da colui che nel 2007 era sottosegretario alla Difesa, ovvero Giovanni Lorenzo Forcieri, sotto il Governo Prodi, nella seduta della Commissione della Difesa tenutasi il 16 gennaio 2007.

Giovanni Lorenzo Forcieri, Sottosegretario alla Difesa nel 2007, colui che ha illustrato nella seduta della Commissione alla Difesa i motivi della scelta dell' F-35
Forcieri, in quella occasione, fece un breve riassunto di come si era arrivati alla fase in cui si trovava il programma JSF, queste le sue parole: “Avviatosi nel 1996, quando ministro della difesa era l’onorevole Andreatta, esso (il programma JSF ovvero l’F35) rispondeva ai nostri indirizzi di politica estera e di difesa, nonchè alle nostre scelte strategiche in materia di industria della difesa e di alta tecnologia. Nel 1998 ci fu il primo parere favorevole delle Commissioni difesa della Camera e del Senato, mentre il secondo passaggio parlamentare, che diede il via al programma, si ebbe nel 2002, allorchè il programma stesso fu approvato per quanto riguardava sia la fase di ricerca sia la fase di sviluppo.” (per leggere l’intero resoconto stenografico della seduta si può visitare il seguente link http://www.nof35.org/doc/Pdf/001_INTERO.pdf).
Forcieri, nell’esporre il suo punto di vista alla Commissione, spiegò che la mossa dell’Italia di munirsi di entrambi i tipi di velivolo rispecchia scelte fatte anche da altri Paesi europei, come ad esempio l’Inghilterra, poichè i due velivoli rispondono a diverse esigenze: l’F35 è un cacciabombardiere, quindi un velivolo d’attacco, mentre l’Eurofighter è un velivolo da difesa.
Una condizione, che era stata posta dall’Italia nel 2002, era che almeno l’ultima fase di costruzione ed assemblaggio dei velivoli destinati all’Italia e all’Europa, avvenisse in una linea dislocata in Italia.
In effetti, all’inizio, l’assemblaggio del velivolo avveniva interamente negli USA, ma dopo la richiesta italiana del 2002, gli USA approvarono una linea in Italia, l’unica al di fuori del territorio americano, facendo così accrescere la credibilità del nostro Paese agli occhi delle altre Nazioni, riferisce orgoglioso Forcieri.
Per la verità Forcieri si spinse anche ben oltre, arrivando a dire che in fondo, visto che le ali dell’F-35, erano al 50% italiane, il caccia si poteva pensare italo-americano. Ad essere ironici verrebbe da dire che, in effetti, se non aveva le ali, era un carro armato.

Eurofighter, velivolo militare di costruzione europea, con tutto il suo armamentario. Foto reale, clicca per ingrandire.
C’erano alternative agli F35?
Le alternative europee c’erano, a partire proprio da quell’Eurofighter Typhoon appena citato, che la nostra aviazione già utilizza e che anzi è impegnata a far arrivare alla quota di 96 esemplari (ciascun esemplare costa 62 milioni di euro) per un esborso totale di 6 miliardi di euro, e che è un aereo di tipo “semi-stealth”.
Anche per la produzione dell’Eurofighter l’Italia è in prima fila: detiene il 20% del consorzio che lo produce (con Alenia Aermacchi), superata dal 37% dell’Inghilterra e dal 29% della Germania.
Dunque l’Italia, nonostante la sua Costituzione reciti testualmente all’Articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”, è invece impegnata con ruoli di primissimo piano in programmi militari che portano alla creazione di cacciabombardieri.
Unica nota positiva la decisione italiana dello scorso luglio 2011, con cui Roma ha deliberato il taglio dell’intera ultima tranche composta da 25 caccia Eurofighter, portando il totale a 96 esemplari… era previsto che ne comprassimo ben 121. Abbiamo risparmiato 2 miliardi di euro.
Sostituzione parco cacciabombardieri italiani
Si è giustificato, nella riunione della commissione difesa della camera dei deputati dei 19 gennaio

Caccia Tornado Panavia, di cui l'aviazione italiana possiede 76 esemplari
2007, l’acquisto degli F35 con la necessità di sostutuire il parco aerei italiano. Si è parlato della sostituzione di 260 velivoli con 131 F35.
Non riusciamo a capire da dove arrivi il numero 260, in quanto ci risulta che i caccia che potremmo definire obsoleti in servizio in Italia siano, per l’Aviazione, 14 caccia F-16, 55 caccia AMX Ghibli, 76 caccia Tornado Panavia e, per la Marina, 16 caccia Harrier II.

Caccia Harrier II, la Marina ne possiede 16
Totale 161, non 260.
Alle preoccupazioni espresse dalla Commisione Difesa sul fatto che il programma JSF potesse danneggiare in qualche modo il progetto Eurofighter, Forcieri rassicurò che i due velivoli erano complementari tra loro, non uno la duplicazione dell’altro, e che non sarebbero entrati in competizione sul piano finanziario proprio per questo motivo.
Una serie di scuse che non reggono
Quello che il governo Prodi di allora, di cui Forcieri si faceva portavoce, volle far passare in quella seduta del 16 gennaio 2007 era l’importanza che il progetto JSF avrebbe avuto per l’economia italiana.
Infatti quello che si prevedeva prendendo parte a questo progetto, o almeno quello che la Difesa ha voluto far credere allora, era che ci sarebbe stato, oltre ad un aumento della crescita economica, anche un agognato sganciamento dal ruolo di subordinazione nei confronti degli Stati Uniti, nel fattore tecnologico; Forcieri arrivava a parlare di accrescimento di sovranità politica e di autonomia e indipendenza, ignorando totalmente il fatto che la manutenzione degli F35, pur assemblati in Italia, sarebbe stata sotto il controllo degli USA.
Viene da chiedersi quando mai gli USA hanno avuto interesse ad aumentare la nostra autonomia rispetto a loro, e con che logiche perverse si può pensare che questo avvenga proprio comprando caccia statunitensi, i cui pezzi di ricambio sono statunitensi, la cui tecnologia segreta rimarrà sempre statunitense (in quanto l’Italia è solo un partner di livello 2).
I 10 PUNTI DEL DOSSIER F-35
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