18 maggio 2012, ore 13:07 | IPO
Oggi Facebook sbarca a Wall Street, ma non sono solo roseSono davvero tante le spine nascoste nella più grande e chiacchierata Ipo. Una sola cosa è certa: la quotazione di Facebook si è trasformata in un ulteriore strumento di marketing per Mark Zuckenberg
Ma la domanda dovrebbe essere molto sostenuta, tanto che ieri sera è stato annunciato un innalzamento della forchetta dei valori minimi e massimi di emissione dei titoli. Essa non sarà più quella annunciata un paio di settimane fa, ossia nel range di 28-35 dollari, bensì di 34-38 dollari. D’altronde, pare che le analisi del titolo confermino che non ci dovrebbe essere pericolo di una bolla speculativa fino ai 44 dollari per azione.
Quotazione Facebook: ecco le previsioniPertanto, Zuckenberg punta oggi a raccogliere fino a 14,3 miliardi di dollari circa in borsa, contro i 13,2 miliardi circa, preventivati fino a ieri sera. Quasi certamente, indipendentemente da come andranno oggi i listini del Dow Jones e del Nasdaq (Facebook è quotato in quest’ultimo circuito), l’Ipo andrà bene. Probabilmente, il prezzo di chiusura potrebbe essere più alto del valore massimo della forchetta di emissione.
Un colosso dai piedi di argilla ovvero cosa vende Facebook?Tuttavia, bisogna vedere se tanto entusiasmo durerà nel tempo. Perché sono davvero tante le nubi che incombono su questa società, che se da un lato è diventata uno strumento quasi irrinunciabile nella vita di già oltre 900 milioni di utenti, dall’altro non ha ancora ben chiaro il modo in cui tutto ciò potrebbe trasformarsi in un business altrettanto di successo. I numeri non giustificherebbero ad oggi una corsa all’acquisto. Su un valore complessivo di capitalizzazione di oltre 100 miliardi, il fatturato del 2011 è stato di 3,7 miliardi, ossia il 3,7% circa. E l’utile non è andato oltre il miliardo di dollari, circa l’1%. Ciò significa che se tutti i profitti realizzati fossero distribuiti sotto forma di dividendo, questo sarebbe non oltre l’1% del valore delle azioni. Davvero troppo poco per giustificare una Facebook-mania degli investitori. E l’inizio del 2012 non fa che confermare i dubbi espressi. Nel primo trimestre, i profitti su base annua sono calati del 12%, mentre i ricavi sono cresciuti del 45% e gli utenti del 33%. In altri termini, il social network pare che mostri un fatturato in netta crescita, ma che non si realizza in utili crescenti, per effetto delle ingenti spese necessarie a sostenere la sua espansione.
Acquisto Instagram: una follia d’altri tempiSi dirà che gli investimenti sono finalizzati alla crescita dei profitti nel medio-lungo termine e ciò è senz’altro vero. Ma siamo sicuri che tutti gli investimenti effettuati da Zuckenberg siano in grado di giungere allo scopo? Un mese fa è stato annunciato l’acquisto di Instagram, l’applicazione che consente di condividere e modificare foto su tablet e smartphone. Il prezzo di rilevazione è stato di un miliardo, eccessivo anche agli occhi del più benevolo degli investitori, tanto che la stampa finanziaria ha duramente criticato il giovane ad, sostenendo che queste follie non potranno essere giustificate, dal momento che Facebook entrerà in borsa. E poi: da dove arrivano i soldi del business di Zuckenberg? L’82% dalla pubblicità, il restante 18% dalla vendita di applicazioni a pagamento. Un social network con 900 milioni di utenti, di cui oltre la metà collegati quotidianamente, fa gola agli inserzionisti pubblicitari, ma non è detto che sia un affare in costante crescita. E’ lo stesso manager e fondatore a indicare nel suo carteggio con la Sec, agli inizi del mese, la possibilità che la sua società venga avvertita sempre più negativamente tra l’opinione pubblica, a causa della politica di scarso rispetto della privacy. Perché a fare gola ai pubblicitari, più che la possibilità di inserire il proprio spot nelle pagine visitate dall’utente, è più che altro la possibilità di acquistare notevoli informazioni, riguardanti ogni tipo di preferenza degli utenti connessi, consentendo loro di puntare su un preciso target, piuttosto che indirizzarsi su un pubblico generico. Ma proprio questo tipo di politica non è ben vista dagli stessi utilizzatori di Facebook, tanto che qualche giorno fa, General Motors ha deciso di non fare più pubblicità su Facebook, giudicando l’investimento poco efficace. Un colpo al cuore di Palo Alto, proprio mentre si accinge a chiedere i quattrini degli investitori. Infine, pare che almeno il 71% dei grandi investitori interpellati sull’Ipo abbia espresso la convinzione che l’investimento sul titolo debba essere considerato solo come un fatto di breve termine. “Casualmente”, Goldman Sachs già oggi venderà la metà del suo pacchetto azionario del 23%, così come Yuri Milner, grosso investitore russo, cederà il 40%. Non è per nulla un buon segnale della finanza che conta. Pare che i titoli vengano lasciati all’entusiasmo solo dei piccoli risparmiatori. Durerà?
Sulla quotazione di Facebook si legga anche:Facebook IPO – Fra potenzialità e speculazione finanziaria
ARGOMENTI TRATTATI:
Acquisto Instagram , Facebook a Wall Street , General Motors , Goldman Sachs , IPO Facebook , Mark Zuckenberg , pubblicità Facebook , quotazione Facebook , Yuri Milner
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