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06 giugno 2012, ore 11:37  |  Attualità

Monti e Moody’s, “c’eravamo tanto amati”

Monti era membro del board dell'agenzia di rating Moody's, la stessa agenzia che ha poi affondato l'Italia. Ecco la storia d'amore tra il presidente del consiglio dell'Italia e uno dei nemici dell'Italia e dell'Europa. Tutto normale nel paese dell'anormalità

Da alcuni giorni sta rimbalzando sulla rate una notizia bomba: il presidente del Consiglio Mario Monti sarebbe stato nel board di Moody’s quando quest’ultima un giorno si e l’altro pure lanciava i suoi allarmi sulla tenuta dell’Italia,  mettendo l’allora governo Berlusconi nelle condizioni di dimettersi a colpi di downgrade e di previsioni nere. 

Secondo quanto riportato da alcuni siti di controinformazione e poi ripreso e verificato da importanti giornali, l’attuale presidente del Consiglio Mario Monti sarebbe stato membro del senior european advisory board e avrebbe preso parte ad alcune riunioni a livello europeo dell’agenzia. In particolare si è fatto riferimento alla partecipazione di Monti ad incontri anche nei mesi immediatamente precedenti alla caduta del governo Berlusconi, quando ossia Moody’s insieme all’altra sua sorellina Standard and Poor’s erano impegnate nella loro personale crociata tesa a sfondare le porte deboli dell’Europa. L’eco che simile accusa ha avuto non è stato di poco conto. Palazzo Chigi infatti ieri sera ha diffuso un comunicato stampa in cui si afferma che Monti è stato membro del senior european advisory board nel periodo compreso tra il luglio 2005 e il gennaio 2009, quando ossia era presidente della Bocconi. Insomma rapporti molto stretti tra Monti e Moody’s ci sono stati ma solo fino a 3 anni. Il presidente del consiglio quindi non avrebbe nulla spiegare perchè nei mesi del caldo autunno il suo rapporto con la casa madre si era già sfilacciato e la stessa partecipazione di Monti alla riunioni di Moody’s era simbolica. Tutto apposto quindi? Niente affatto.

 

L’inchiesta di Trani sulle agenzie di rating

Anche su InvestireOggi ci siamo occupati in più di una occasione della coraggiosa inchiesta della piccola procura della Repubblica di Trani contro le agenzie di rating. Circa 10 giorni fa i magistrati pugliesi hanno chiesto il rinvio a giudizio della più perfida e servile delle agenzie, quella Standard and Poor’s, che all’epoca del downgrade degli Usa, non ci pensò due volte ad andare contro il suo stesso paese d’origine pur di difendere gli interessi del Partito Repubblicano, screditando Obama (una puntata di una sorta guerra di cortile tra iene poi unite nell’assalto all’Europa). Secondo i magistrati di Trani i giudizi e i downgrade sul rating dell’Italia avrebbero di fatto destabilizzato il mercato, anche perchè molti report sarebbero stati comunicati a mercati ancora aperti. “Manipolazione del mercato” è la pesantissima accusa che la procura della Repubblica di Trani ha rivolto a quattro dirigenti di primo piano di Standard and Poor’s (ripetiamo ancora una volta i nomi e i cognomi di questi galantuomini: Yann Le Pallec e gli analisti senior del debito sovrano che Eileen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer). L’indagine di Trani dovrebbe presto portare al rinvio a giudizio anche di alcuni dirigenti di Moody’s. Per i magistrati inquirenti infatti fu proprio un report di Moody’s del lontano 2010 a spianare la strada di un attacco verso l’Italia. In quel report altri galantuomini parlavano dell’Italia come di un paese a rischio. Era il 6 maggio 2010 e da allora per il nostro Paese nulla sarebbe stato più come prima.

 

Monti sarà indagato dalla Procura di Trani?

L’ipotesi su una futura iscrizione di Mario Monti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Trani, ci appare quantomeno inverosimile, anche perchè se si giungesse a questo scenario si potrebbe dire che il presidente del Consiglio dell’Italia è l’unico presidente al mondo che ha remato per distruggere il suo paese. Un’opzione che sarebbe eccessiva anche per un paese privo di sovranità come l’Italia. Prendiamo quindi per buono quanto affermato da Palazzo Chigi in merito ad una collaborazione solo formale che si sarebbe protratta fino al 2009. Prendiamo anche per buono  che l’ufficio di Monti presso Moody’s non si occupava di rating sovrani ma delle solite consulenze. Ebbene pur prendendo tutto questo per veritiero, la sostanza del problema non muta. Il presidente del Consiglio Italiano è stato membro, vicino, semivicino (non ci importa assolutamente nulla) a una delle quelle agenzie di rating che hanno usato i loro artigli per rompere le porte più deboli dell’Europa e sferrare un attacco all’Euro in nome della supremazia del dollaro. Tanto basterebbe per indignarsi. E se non bastasse qualcuno si ricordi che Monti era international advisorm per Goldman Sachs (la banca d’affari che tra i suoi stipendiati aveva anche Mario Draghi) nel 2005. 

Siamo degli inguaribili romanticoni: per noi le storie d’amore, tra il simile e il simile, non finiscono mai. Certo ci possono essere momentanei ostacoli ma alla fine l’amore trionferà. Ne siamo certi. 

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