23 gennaio 2012, ore 11:44 | Attualità
Monti difende liberalizzazioni e avverte su articolo 18Niente tabù sull'articolo 18 per Mario Monti
Come era evidente, Monti ha difeso il suo pacchetto, necessario per aprire al mercato e garantire maggiori opportunità ai giovani. Per questo, ritiene che le misure non dovrebbero essere stravolte dal Parlamento, per quanto esso sia sovrano. Risponde così il premier alla domanda della giornalista, che gli chiede se abbia intenzione di porvi la fiducia. Dalla sua risposta, pare che non sia questa l’intenzione del governo, il quale, tuttavia, non sarebbe disposto ad accettare stravolgimenti. (Decreto liberalizzazioni Monti: Ok dal Consiglio dei Ministri. Ecco il testo definitivo) Un risposta indiretta, poi, il premier l’ha data anche a “Il Giornale”, che aveva intitolato “Monti minaccia il Parlamento”, sostenendo con il suo solito modo di fare pacato, che i lettori dovrebbero acquistare più giornali. Si dice amareggiato anche per quanti definiscano il suo governo “dei poteri forti”, ricordando che molti suoi membri hanno lasciato incarichi importanti e che le banche non sono state granché contente a dicembre, quando sono state approvate le norme che vietano gli incroci azionari. Tuttavia, se quanto sopra detto fa parte della difesa del suo operato, è quando si parla di lavoro che Monti suscita l’interesse della stampa. A proposito del dialogo con i sindacati, il premier ha ricordato come nessuno possa avere tabù su qualsiasi argomento, come sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una posizione non nuova, già ribadita pochi giorni prima, ma che ora acquista tutto un altro significato, visto che sono già in corso trattative per la riforma del mercato del lavoro e già esistono alcuni punti oggetto di consenso tra le parti. Quella di Monti, dunque, potrebbe essere una sorta di spinta in avanti della trattativa, per evitare che si proceda con l’attuazione di una riforma parziale. Infatti, ad oggi, non esiste un vero testo sulla riforma, ma alcuni punti sembrerebbero essere acquisiti, come il Contratto Unico di Inserimento (CUI), che sostituirebbe le 48 forme contrattuali oggi esistenti e garantirebbe una legislazione più omogenea e flessibile allo stesso tempo. Il CUI si baserebbe sul principio per il quale il neo-assunto potrebbe essere licenziato entro i primi 36 mesi di attività lavorativa in azienda, senza l’obbligo di reintegro, previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per le aziende sopra i 15 dipendenti. Egli avrebbe diritto a un risarcimento pari a 5 giorni lavorativi per ogni mese retribuito, fino a un massimo di sei mesi per tre anni di lavoro e oltre i quali scatterebbero le norme consuete dell’articolo 18. Pertanto, la riforma Fornero parlerebbe solo di una “sospensione” temporanea delle tutele e solo per i neo-assunti, non già per l’intera platea dei lavoratori. (Riforma lavoro: Fornero punta su contratto unico e salario minimo) Non è un caso che oggi, il quotidiano della sinistra e che fa capo al Partito Democratico, “L’Unità”, intitoli: “Monti scivola sull’art.18″. Nello stesso quotidiano si fa notare come la fuga in avanti del premier, che aprirebbe all’ipotesi di una cancellazione sic et simpliciter delle tutele dell’articolo 18, non potrebbe essere seguita dai sindacati, che sul punto sarebbero compatti per il no. La sinistra è, infatti, spaventata dall’idea di dovere sostenere una riforma che la costringa così a uno scontro con i lavoratori dipendenti e i sindacati, mentre sarebbe rassicurata da un eventuale accordo tra questi ultimi e il governo. L’ipotesi di Monti di discutere a 360 gradi della riforma del lavoro aprirebbe più alla proposta di Giuliano Cazzola, del PDL, che si basa su una cancellazione integrale dell’obbligo di reintegro, sostituito da una generosa previsione di risarcimento, in funzione degli anni di lavoro maturati in azienda
ARGOMENTI TRATTATI:
CUI. Contratto Unico Inserimento , Giuliano Cazzola , mercato del lavoro , riforma Fornero , Statuto dei Lavoratori
|





Commenti
Per inviare un commento devi fare il login.