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27 giugno 2012, ore 12:27  |   Monte dei Paschi

Monte dei Paschi verso una nazionalizzazione all’italiana

Una nuova paccata di aiuti pubblici arriva a Siena quando non sono ancora stati restituiti i vecchi. Noi vi spieghiamo perchè i Tremonti Bond sono un'incentivo all'azzardo e perchè il Monte dei Paschi sia stato di fatto nazionalizzato senza che nessuno dica nulla

Ieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato le misure urgenti in favore della ricapitalizzazione di Banca MpS, attraverso il meccanismo dei Tremonti Bond, anche se, secondo alcuni acuti osservatori Monte dei Paschi sarebbe stata di fatto nazionalizzata. Ma vediamo nel dettaglio. Palazzo Chigi ha confermato che il governo è pronto a erogare all’istituto di Siena fino a 2 miliardi di euro, tenendo conto che il fabbisogno di capitale per la banca sarebbe compreso tra 1,1 e 1,7 miliardi, necessari per adempiere ai requisiti dell’Eba. Essi impongono a MpS di colmare il buffer di capitale, previsto a ottobre in 3,3 miliardi, al fine di giungere a un Core Tier 1 di almeno il 9%, entro il 30 giugno.

In Cdm, si apprende che a causa delle perdite registrate nel quarto trimestre dell’anno, combinate con le azioni tese a ripatrimonializzare la banca, adesso il gap sarebbe tra 1,3 e 1,7 miliardi, superiori agli 1-1,2 miliardi previsti fino a un paio di giorni fa. La misura sarà soggetta alla valutazione e seguente via libera da parte della Commissione Europea.

 

Aiuti di Stato a Siena

Dunque, Siena potrebbe chiedere fino ad ulteriori 2 miliardi di euro allo stato, che glieli concederebbe con la sottoscrizione delle obbligazioni Trem Bond, quando già la banca ne ha in pancia altri 1,9 miliardi, sottoscritti nel 2009 e non ancora rimborsati.

Non solo Rocca Salimbeni sarebbe la banca più aiutata dallo stato, seppur con un metodo prettamente creditizio, ma si troverebbe ad essere esposta verso il Tesoro per complessivi 3,9 miliardi, quando ieri in borsa il suo valore di capitalizzazione ha chiuso ad appena 2,3 miliardi, con un tracollo del 5% in corso di seduta.

Certo, bisogna anche tenere conto del suo valore patrimoniale netto per 7 miliardi a fine 2011, mentre la stessa detiene titoli di stato per 25 miliardi, di cui 8 scadranno nel 2015. Questo significa che tra due anni e mezzo, Siena avrebbe due volte la liquidità necessaria per estinguere il debito verso lo stato.

Ma fa impressione pensare che la terza banca italiana non abbia trovato alcuna alternativa percorribile sul mercato. Sono stati scartati i Co.Co.Bond, ossia gli strumenti finanziari ibridi, che consentono alla banca di convertire le obbligazioni in azioni, al verificarsi di determinati eventi. Il loro costo, in termini di interessi passivi, sarebbe stato stimato in un livello doppio a quello pur alto dei Tremonti Bond. Ma senza andare lontani, pure le normali emissioni obbligazionarie non sono state prese in considerazione, evidentemente per il pericolo di un flop della domanda e per il rischio Paese, che avrebbe imposto certamente interessi cedolari a due cifre.

 

Aumento capitale Monte dei Paschi

Per non parlare dell’ipotesi di un aumento di capitale. Due miliardi su un valore attuale in borsa di soli 2,3 miliardi avrebbe significato il dimezzamento delle quote detenute dai soci attuali, con eccessiva diluizione di capitale e rischio di perdita del controllo per Palazzo Sansedoni, che non avrebbe certo avuto i mezzi per partecipare alla ricapitalizzazione pro-quota. Questi sarebbe passato dal 37,5% di oggi al 19% circa post-ricapitalizzazione.

Malgrado Mediobanca abbia confermato il suo target price a 0,27 euro e un giudizio neutral, Piazzetta Cuccia sottolinea come nell’ipotesi di un altro miliardo di sottoscrizione del Tremonti Bond gli interessi passivi da corrispondere l’anno prossimo sarebbero per 240 milioni, ossia il 60% dell’utile atteso (Monte dei Paschi: i dubbi di Mediobanca sui Tremonti Bonds). Figuriamoci cosa significherebbe la richiesta di altri 2 miliardi: solo gli interessi si mangeranno 320 milioni circa, ossia tutto l’utile e non ci sarebbe trippa per i soci. Non è un caso che ieri il titolo sia sprofondato a Piazza Affari. Dopo la maxi-perdita contabile da 4,6 miliardi del 2011, l’utile netto da potere distribuire, tolti gli interessi, sarebbe davvero infimo.

 

Una nazionalizzazione senza controlli reali

Eppure, il Tremonti Bond resta per Siena l’ipotesi più favorevole, anche se discutibile. Nella sostanza, ci si avvia verso una nazionalizzazione mascherata, con in più il fatto che lo stato non controllerà alcunché, ma si limiterà ad essere il più grosso creditore della banca.

Già lo scorso esercizio, la perdita di bilancio ha consentito a Rocca Salimbeni di risparmiare 160 milioni di euro in interessi sugli 1,9 miliardi di Trem Bond ancora in pancia, per un rendimento perso dell’8,5%. Perché? Queste obbligazioni, secondo quanto fu stabilito dall’allora omonimo ministro dell’Economia, prevedono la corresponsione di un tasso di interesse abbastanza alto, legato al rendimento dei BTp, ma al contempo “graziano” il debitore, che può non pagare le cedole sugli esercizi chiusi in perdita.

 

Come funzionano i Tremonti Bond

E’ ovvio come questa condizione renda il bond preferibile a un qualsiasi prestito bancario o obbligazionario privato, dato che gli interessi, in questi casi, dovrebbero essere comunque corrisposti. Tuttavia, se il Tremonti Bond è nei fatti un aiuto di stato, è molto discutibile che una banca non paghi le cedole, quando è in perdita. Gli aiuti pubblici, infatti, sono stati elargiti con i soldi dei contribuenti, i quali si vedono così privati della remunerazione per gli anni in cui la banca è in rosso. Anzi, sul prestito erogato sostanzialmente si registra una perdita reale, tenuto conto la perdita del valore di acquisto per l’inflazione.

Disquisizioni morali, certo, ma che non possono che allarmare il cittadino comune, se si pensa che pochi giorni fa tutti i proprietari di immobili italiani hanno dovuto fare i conti con la stangata fiscale dell’IMU, salvo scoprire che le Fondazioni bancarie siano state esentate dal pagamento, in quanto risultano prive di finalità di lucro (!). E pensare che un anziano ricoverato in una casa di cura deve pagare l’IMU sulla sua abitazione di proprietà, come se fosse una seconda casa.

Insomma, per essere buoni, le banche italiane, pur non salvate come all’estero, hanno ricevuto un trattamento di favore davvero indiscutibile, malgrado abbiano riversato su famiglie e imprese le loro difficoltà di bilancio e di patrimonializzazione.

Sarebbe il caso che il governo cancellasse la norma istitutiva dei Tremonti Bond, almeno nella parte in cui prevede che gli interessi possano non essere pagati sugli esercizi in rosso. E’ un incentivo a fare male, a ricorrere alla mano pubblica e a rifuggire dal mercato e dalle sue regole di efficienza. E’ un’istigazione all’azzardo morale.

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3 Commenti

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    A causa di connivenze tra politica, partiti , condotte d'affari "mafiose?" , l'Italia no ha mai adottato un sistema liberista di tipo anglo-americano , ha preso spunti ed appunti per adoperalo nei frangenti che gli servivano ai loro scopi , non lo ha adottato in toto ! Siamo alle solite , un ennesimo pastrocchio all'italiana ! In Inghilterra quella banca che era stata assaltata dai prelievi agli sportelli subito dopo la crisi Subprime ed Irlandese è statA NAZIONALIZZATA UFFICIALMENTE , nonostante loro adotti un sistema di tipo liberista ! Negli Stati Uniti hanno aiutato sia Gm che le Banche intervenendo massicciamente nel capitale , ma poi questi soldi sono Stati restituiti per smarcarsi dal controllo pubblico. Qui da noi è tutta un'altra musica! :-) :-) :D :D :mad: :mad: :mad:

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