|Finanza
21 maggio 2012, ore 13:02  |  Attualità

Riforma Protezione Civile: la parola Stato avrà ancora un valore?

Con il decreto 59 lo Stato non dovrò più risarcire il cittadino in caso di danni causati da calamità naturali, ma a questo punto viene mene del tutto quello che lo Stato rappresenta: una garanzia per il cittadino

Con questo nuovo decreto legge che riforma la Protezione Civile, adesso verrà anche da domandarsi quale nuovo significato acquisirà la parola “Stato”, se ai cittadini non verrà più garantito neanche un minimo aiuto in caso di catastrofi, dopo averli tassati e non aver utilizzato neanche uno dei loro centesimi per la prevenzione.

Lo Stato, oltre a continuare a non far nulla in fatto di prevenzione, non darà più neanche quel minimo appoggio ai cittadini nel caso di calamità naturali. Il nuovo decreto legge n.59, che riforma la Protezione Civile, stabilisce che lo Stato non pagherà i danni provocati da catastrofi naturali a case, aziende o qualsiasi altra struttura danneggiata. I cittadini dovranno fare da soli e premunirsi per tempo di una relativa polizza di assicurazione, specialmente se vivono in zone a rischio. 
Le calamità naturali – terremoti, alluvioni, tsunami e chi più ne ha, più ne metta – saranno, dunque, a carico del cittadino, che dovrà far ricostruire l’edificio crollato o danneggiato a sue spese, come spiega chiaramente il decreto legge: “Al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la 
copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati, possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati“. Decisione presa per “garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle 
esigenze di riparazione e ricostruzione. Cosa che lo Stato non può più permettersi per cronica carenza di fondi“. Decisione, come minimo, curiosa dato il recente emendamento bipartisan approvato dalla commissione Affari Costituzionali del Senato, prevede il fondo per gli eventi imprevisti e, dunque, anche per le calamità naturali inserendo un’ulteriore accisa regionale pari a 5 centesimi a litro di benzina.

La Federcontribuenti si domanda e chiede al governo di far chiarezza una volta su tutte su dove vadano a finire le entrate fiscali, soldi che finiscono all’Erario, sudore dei cittadini costretti a subire un carico fiscale impressionante, e come e dove vengono utilizzati questi soldi. Non è che i soldi promessi da Passera per la realizzazione delle infrastrutture, circa 100 miliardi di euro, siano in realtà una distrazione di denaro. Si continua a spendere denaro pubblico in opere alquanto discutibili ed inutili togliendo addirittura l’aiuto economico alla popolazione in caso di calamità naturale.

Inoltre si domanda al Bersani, visto che in Emilia il Pd ha ancora la sua roccaforte: come spiegherà ai cittadini la Legge 59?

Per tutti quei cittadini che avessero bisogno e voglia di far valere i propri diritti, possono rivolgersi alla Federcontribuenti.

 

Ufficio Stampa Federcontribuenti – Comunicato stampa
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