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17 aprile 2012, ore 15:58  |   Inchiesta ESM Inchieste

INCHIESTA ESM /2 – Le scelte di Bruxelles, l’indebitamento BCE e il NO della Germania

Quali sono le motivazioni da addurre, da parte dei 17 stati aderenti, per non ratificare il trattato ESM? Vediamo il punto della situazione analizzando anche l'indebitamento della BCE e la posizione della Germania.

1° puntata: INCHIESTA ESM /1 – Il Fondo “salva-stati” ma annienta democrazie. Introduzione

Il contesto

Prima di entrare specificatamente nel merito delle motivazioni che dovrebbero spingere le istituzioni dei 17 paesi aderenti a non ratificare il trattato ESM, è necessario fare il punto della situazione sui principali avvenimenti politici e di mercato che ruotano attorno alle scelte di Bruxelles.
Nel 2007 esplode la bolla speculativa statunitense, il crollo di grandi istituzioni finanziarie si ripercuote in molte parti del mondo, compresa l’Europa.
Si iniziano ad aprire squarci di verità sui metodi utilizzati dagli speculatori per realizzare ingenti utili, “fittizi” poiché sganciati,  soprattutto in termini di responsabilità, dalle attività produttive poste alla base dell’emissione degli strumenti finanziari derivati.
La politica, a partire da quella di Washington, risponde alla crisi finanziaria facendo leva su interventi di natura monetaria e fiscale e, almeno per quanto riguarda la riforma di Obama, si inaspriscono le sanzioni per coloro che violano le leggi.
Si è quindi deciso di agire “a valle” del sistema speculativo mediante l’immissione di ulteriore liquidità nei mercati che ha determinato un ulteriore innalzamento dell’indebitamento pubblico.
Il dibattito sulle cause della crisi è praticamente scomparso dalla scena pubblica per riapparire, quasi come un castigo divino, in un momento ben preciso, ossia quando alcuni stati, come l’Italia, privi di una seria politica nazionale di sviluppo economico, si sono ritrovati in grande difficoltà nel piazzare il rinnovo, nonché l’aumento, del proprio debito pubblico attraverso l’emissione di nuovi titoli di Stato.
In un contesto di questo tipo le politiche di austerity rappresentano un sacrificio drammaticamente inutile per i cittadini in quanto si tratta sostanzialmente di versare ulteriore moneta nel buco nero della finanza speculativa.
In questa ulteriore fase iniziano a diffondersi altri importanti aspetti della grande crisi,come l’intreccio del debito pubblico fra diverse nazioni modello “effetto domino” e le difficoltà degli istituti finanziari che detengono una quantità enorme dei titoli pubblici degli stati “deboli”.
Un esempio?
La società finanziaria MF Global è fallita perché nel suo portafoglio c’erano troppi titoli di stato dei paesi europei più indebitati. 
Questo è uno dei principali motivi per cui si cerca una soluzione globale in ambito europeo, con particolare attenzione anche da parte dei grandi creditori dell’area euro, fra cui chiaramente Cina e Stati Uniti.
Sulla limitatezza degli effetti degli stimoli fiscali e monetari non sono mancati commenti critici da parte di diversi economisti, fra cui John Taylor, Robert Barro e il neo-nobel Thomas Sargent, e dato che i tecnici vanno di moda, forse è il caso di dare maggiore visibilità a quelle scuole di pensiero che si sono rivelate più coincidenti con la realtà dei fatti.
 

Il mercato interbancario: i rischi di indebitamento della BCE

Nel mercato interbancario le concessioni di liquidità da parte della BCE assumono toni preoccupanti.
In condizioni pressoché normali, se una banca necessita di liquidità chiede un prestito ad altri istituti di credito che hanno maggiori disponibilità.
Perché interviene la BCE con un rilevante grado di assistenzialismo? La situazione di crisi bancaria è talmente grave che le banche a corto di liquidità non riescono a trovare istituti che stanno meglio.
Non meno preoccupante è lo strumento finanziario con cui la BCE fornisce moneta alle banche.  
Si chiama LTRO (Long Term Refinancing Operation), rifinanziamenti a 36 mesi, una scadenza definita da esperti analisti lunga ed anomala per il mercato interbancario.
Sulla qualità dei titoli che la banca è tenuta a depositare  in garanzia sono state sollevate diverse critiche in quanto potrebbero essere trasferiti anche titoli di Stato che attualmente hanno difficoltà ad essere piazzati sul mercato. La BCE investe dunque le proprie disponibilità in favore delle banche correndo grossissimi rischi di indebitamento e togliendo risorse all’economia reale.
Non solo gli istituti di credito vengono praticamente assolti e premiati senza aver nemmeno verificato perché si sono ritrovati in stato di crisi, ma ottenendo denaro all’1% possono tranquillamente lucrare proponendo al mercato tassi ben più alti.
Non rassicura certamente il fatto che i crediti in ambito ESM, prima ancora quelli del FMI, godranno di privilegio. Il rimborso del debito rappresentato dai titoli che la BCE ha eventualmente  preso in garanzia dalle banche può avvenire soltanto dopo che lo stesso Stato debitore ha pagato l’organizzazione finanziaria.
Si potrebbe verificare la paradossale situazione che la BCE, nonostante gli scontri politici sugli Eurobond e l’impossibilità di potere acquistare titoli di Stato sul mercato primario, veda drasticamente ridurre il proprio ruolo istituzionale, con gravi ripercussioni sugli assetti produttivi degli
stati membri.
 

Bond europei. Il “NO” della Germania: scelta o imposizione?

Si discute animatamente sulla possibilità che la BCE emetta titoli di debito europei per far fronte alle richieste di liquidità dei paesi in difficoltà. 
La Germania ha mantenuto una posizione di rifiuto per questa soluzione. Si sperava che al vertice del 9 dicembre si raggiungesse un compromesso in termini di sottoposizione degli stati membri ad una stretta vigilanza sui conti  e a rigorosi vincoli di bilancio mediante la modifica dei Trattati.
Ciò non è accaduto, l’Inghilterra si è tirata indietro e si è optato per la realizzazione di accordi intergovernativi.
Per comprendere fino in fondo questi delicatissimi passaggi politici occorre fare qualche passo indietro. 
Nei primi giorni di settembre si verificano alcuni importanti avvenimenti.
Il 7 settembre  la Corte Tedesca emette una sentenza che appare come un insormontabile ostacolo all’emissione degli eurobond in quanto, fra le altre cose, questi strumenti rappresentano unlimite permanente, così come l’ESM, per la sovranità di bilancio.
Il 12 settembre Jürgen Stark, capo economista e membro tedesco del Comitato esecutivo della BCE, si dimette.
Nelle dichiarazioni ufficiali si parla di “motivi personali” ma alcune fonti fanno riferimento alla sua contrarietà all’acquisto di bond da parte della BCE, e forse anche alle operazioni di rifinanziamento delle banche sopra citate che di fatto trasferiscono il rischio dei titoli di Stato all’istituto di credito europeo.
Lo stesso giorno delle dimissioni di Stark e poco più di un mese dopo il declassamento degli USA da parte di S&P il gruppo cui appartiene la nota
società di rating attua una consistente riorganizzazione, probabilmente dettata dalla perdita dell’11% subita nel mese di agosto.
L’impressione è che la Germania avendo ottenuto un “due di picche” dall’organo giurisdizionale e un “arrivederci” dall’Inghilterra stia cercando di ottenere comunque lo stesso risultato agendo mediante una grande potenza finanziaria che di fatto sostituisce il potere delle istituzioni.
Viene da chiedersi, poiché gli stati che aderiscono all’ESM si vincolano “irrevocabilmente ed incondizionatamente” a versare la quota di capitale sottoscritta, nell’ipotesi in cui la Corte Tedesca bocci anche la partecipazione della Germania all’organizzazione intergovernativa lo Stato tedesco sarebbe comunque obbligato a versare la modica cifra di circa 190 miliardi di euro al fondo?
 
Lidia Undiemi – Dottore di ricerca in Diritto dell’Economia, dei Trasporti e dell’Ambiente. Titolo conseguito presso l’Università degli Studi di Palermo nell’aprile del 2010. Caporedattore della rivista scientifica di Diritto dell’Economia, dei Trasporti e dell’Ambiente – GIURETA (www.giureta.unipa.it). Attualmente non ho alcun incarico all’Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Per tale ragione, preferisco essere definita semplicemente studiosa di diritto ed economia. Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell’economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Il mio impegno politico gratuito in difesa dei lavoratori e contro la speculazione è iniziato nel 2008 (parallelamente al corso di dottore di ricerca) e finirà soltanto quando tale piaga sociale sarà eliminata. La ricerca e la conoscenza sono le “armi democratiche” più temute dai tiranni.
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