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16 aprile 2012, ore 15:31  |   Inchiesta ESM Inchieste

INCHIESTA ESM /1 – Il Fondo “salva-stati” ma annienta democrazie. Introduzione

La gestione del fondo “salva-stati ESM” ad una istituzione intergovernativa finanziaria fra immunità ed altri privilegi. Un punto di non ritorno verso l'annientamento dei sistemi democratici dei paesi dell'Unione Europea?

Questo documento è anche un appello ai parlamentari nazionali: opponetevi all’entrata in vigore del Trattato ESM (European Stability Mechanism).

Attenzione, nelle ultime notizie di stampa si sostiene che il documento sia stato appena siglato e si da per scontata la sua operatività.

 
In realtà l’ESM è stato firmato l’11 luglio 2011 e la firma di cui si discute in questi giorni fa riferimento ad una nuova versione del trattato (2 febbraio 2012).
Ciò non cambia la sostanza dei rischi di “annientamento democratico” che corrono i cittadini dei paesi europei a cui è chiesto di aderire.  
Il trattato ESM, ossia il documento che istituisce l’organizzazione finanziariaintergovernativa a cui si intende attribuire la gestione del nuovo fondo “salva stati”, può entrare in vigore soltanto previa ratifica della modifica apportata all’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea da parte dei parlamenti nazionali.
La Merkel è andata in Cina? Ci resti.
 

Immunità e privilegi, “scudi” patrimoniali, condoni fiscali e potenti protetti da eventuali interventi giudiziari, soci e finanziatori di un organismo intergovernativo che interferiscono nella scelta delle politiche economiche nazionali ed operazioni finanziarie coperte da segreto.

Questa non è fantapolitica, questi obiettivi non li ha messi in campo l’uomo più criticato al mondo per la sua incapacità di saper rispettare le regole, questo è il futuro dell’Europa progettato dai leader dei paesi europei che stanno tentando, in fretta e furia, di portare a regime il trattato che istituisce il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM).

Adesso Merkel e Sarkozy dovranno semplicemente volgere lo sguardo verso uno specchio per provare lo stesso risultato emotivo che ottengono incrociando Berlusconi.

Perché la leadership europea ricorre all’immunità?

Se il cavallo di battaglia dell’Europa (di Troia per i suoi cittadini) è l’ESM allora l’Inghilterra ha  fatto bene ad uscire da questo probabile massacro democratico, tranne che, ovviamente, non ci siano sorprese dell’ultimo momento.

Le istituzioni europee intendono delegare ad un’organizzazione finanziaria internazionale (ESM), con chiare impronte privatistiche, il compito di risolvere i problemi di instabilità finanziaria dell’area euro.

La crisi, piombata addosso alle popolazioni per l’incapacità politica di sapere tutelare l’economia reale dal ladrocinio speculativo, si sta evolvendo verso una clamorosa autoassoluzione da parte di coloro che ancora oggi detengono saldamente il timone di comando dell’Europa, almeno apparentemente.

Le tanto criticate anomalie del sistema Italia stanno trovando piena legittimazione nel contesto comunitario, dalla tendenza alla privatizzazione delle funzioni pubbliche alla pretesa impunità per i membri dell’ESM fino ad arrivare ai capitali “scudati”.

I recenti accadimenti politici e finanziari, che saranno di seguito esposti, convergono verso un’Europa che sembra essere nelle mani di leader impauriti e smarriti o, peggio ancora, complici di potenti finanzieri con pericolose mire espansionistiche.

Una certezza, forse, è possibile concedersela, e cioè che per il solo fatto di aver proposto di consegnare nelle mani di una struttura intergovernativa, disciplinata mediante regole vaghe, flessibili ed equivocabili in un valzer di immunità e di privilegi, il futuro delle politiche economiche degli stati membri, dovrebbe portare alle immediate dimissioni  dei rappresentanti istituzionali che hanno appoggiato questo percorso politico.

Se i parlamenti nazionali ratificano l’entrata in vigore del trattato da cui origina l’ESM si potrebbero anche verificare scenari di retrocessione civile che nemmeno il più visionario dei registi sarebbe oggi in grado di rappresentare.

Non è escluso che per le elezioni italiane del 2013 si possano candidare anche animali domestici.

 

Il trattato ESM: introduzione.

Il meccanismo europeo di stabilità è lo strumento scelto dalla politica di Bruxelles per fornire assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà, sulla base, si badi bene, del rispetto da parte dello Stato (potenziale) debitore di determinate condizioni di politica economica negoziate con l’ESM attraverso l’intervento mediato delle istituzioni europee.
Piuttosto impegnativo come compito per una istituzione finanziaria, visto che si tratta di tutelare le economie nazionali contro la finanza speculativa, indiscussa protagonista della crisi.
L’obiezione più irritante che i tecnici professionisti della crisi potrebbero sollevare nel caso in cui qualche giornalista inciampasse sulla questione, riguarda la circostanza, apparentemente rassicurante e certamente degna di relativismo pirandelliano, che i membri dell’ESM sono gli stati aderenti all’euro.
Membro, socio, parte contraente o creditore, sono questi i nuovi ruoli con cui si intende (de)legittimare e misurare il potere di uno Stato sul proprio territorio?
Basti pensare che nel caso in cui il paese membro non riesca a far fronte agli impegni finanziari assunti con l’ESM non potrà esercitare il diritto di voto per tutta la durata dell’inadempienza.
Il trattato, infatti, non è semplicemente un insieme di regole finalizzate ad ottenere la stabilità finanziaria della zona euro ma, si presti molta attenzione a questo passaggio, si tratta di un documento che disciplina l’istituzione di un organismo finanziario internazionale dove i 17 paesi  (The Kingdom of Belgium, the Federal Republic of Germany, the Republic of Estonia, Ireland, the Hellenic Republic, the Kingdom of Spain, the French Republic, the Italian Republic, the Republic of Cyprus, the Grand Duchy of Luxembourg, Malta, the Kingdom of the Netherlands, the Republic of Austria, the Portuguese Republic, the Republic of  Slovenia, the Slovak Republic and the Republic of Finland) aderenti, compresa l’Italia, dovranno negoziare, non in qualità di stati sovrani ma di soci e di debitori,  scelte di politica economica, monetaria e fiscale al fine di ottenere la liquidità necessaria per evitare il default. 
Che sia chiaro dunque che l’ESM non è un “meccanismo” ma l’atto istitutivo di un’organizzazione intergovernativa, ossia un’entità giuridica distinta dai soggetti istituzionali democraticamente e costituzionalmente legittimati ad incidere sulle tematiche in questione.
La sensazione è che la politica comunitaria, piuttosto che ammonire le tendenze eversive della finanza internazionale, stia spingendo verso una inarrestabile demolizione dei principi democratici.
Strappare i panni istituzionali ad uno Stato per costringerlo a confrontarsi nella giungla dei mercati finanziari in qualità di grande debitore, dove chi detta legge è chi possiede più denaro, significa indirizzare la Costituzione verso un’umiliante sottomissione a quelle folli logiche speculative che appaiono come l’immagine, sempre meno sfocata, dell’anticamera di una pericolosissima dittatura economica. 
Nessun salvatore, semmai qualche compratore.
Un “do ut des” che lascia col fiato sospeso: in cambio di cosa il paese squattrinato otterrà le risorse monetarie che ritiene siano necessarie per continuare a riempire il solito secchio bucato di conti pubblici?
La finanza è uno strumento di sviluppo e i paesi europei, orfani di strategie di crescita economica, hanno subito la trasformazione di tale mezzo in obiettivo.
Non importa dove vanno a finire i soldi, l’importante è continuare ad ottenerli in prestito.
A quanto pare, invece, chi detiene le banconote sa benissimo che il potere risiede nel possesso e nel governo di ciò che è “reale”.
Dietro teatrini e festini politici c’è qualcuno che, come l’ossessionato contadinodella famosa novella di Giovanni Verga, “La roba”, sta pian piano espropriando i nobili stati delle ricchezze pubbliche, con la sola eccezione, ma solo per chiaro disinteresse, dello stemma sfrattato dal castello, nel nostro caso la Costituzione.
C’è da chiedersi, quale carta dei valori sarà apposta nei luoghi di conquista? 
Come si vedrà meglio più avanti, l’apertura dell’ESM ai paesi non aderenti all’euro nei processi decisionali relativi alle operazioni di finanziamento degli stati in difficoltà, “sotto rigorosa condizionalità”, allontana le istituzioni da quell’idea di governo politico dei meccanismi finanziari che rischiano di far fallire diverse nazioni. 
Ma a quali condizioni deve attenersi la nazione debitrice?
Di “politica economica”, come meglio specificato nel vecchio testo del trattato e come successivamente riproposto in una versione più “addolcita” e meno intuitiva.
Questi aspetti saranno approfonditi nel corso della trattazione anche attraverso un confronto fra i due trattati ESM che dovrebbe facilitare la comprensione delle strategie legate alla gestione del nuovo fondo “salva stati”.
 L’intervento istituzionale nella grande finanza è ormai necessario vista la grave situazione che affligge la zona euro.
Si consideri, tuttavia, che per ricondurre i paesi verso un processo di sviluppo virtuoso il passo immediatamente successivo dovrebbe essere quello dell’attuazione di una politica legislativa volta a proteggere l’economia reale dalla finanza speculativa e, pian piano, far rientrare l’ingerenza politica sul mercato, evidentemente di carattere straordinario.
Non bisogna infatti commettere l’errore, potenzialmente fatale, di credere che la crisi si risolve togliendo dalle mani delle agenzie di rating la gestione delle dinamiche finanziare.
E’ vero che queste società godono oggi di un potere spropositato ma non si può nemmeno negare che gli speculatori, troppo spesso appoggiati dalla politica, hanno svuotato dall’interno i principali contesti produttivi delle economie nazionali.
 
Lidia Undiemi – Dottore di ricerca in Diritto dell’Economia, dei Trasporti e dell’Ambiente. Titolo conseguito presso l’Università degli Studi di Palermo nell’aprile del 2010. Caporedattore della rivista scientifica di Diritto dell’Economia, dei Trasporti e dell’Ambiente – GIURETA (www.giureta.unipa.it). Attualmente non ho alcun incarico all’Università di Palermo, continuo comunque ad impegnare gran parte del mio tempo in studi giuridici ed economici. Per tale ragione, preferisco essere definita semplicemente studiosa di diritto ed economia. Ho realizzato un progetto scientifico e politico contro la crisi dell’economia reale e dei posti di lavoro causata dalla speculazione finanziaria. Il mio impegno politico gratuito in difesa dei lavoratori e contro la speculazione è iniziato nel 2008 (parallelamente al corso di dottore di ricerca) e finirà soltanto quando tale piaga sociale sarà eliminata. La ricerca e la conoscenza sono le “armi democratiche” più temute dai tiranni.
 
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4 Commenti

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  • # 1
    Come al solito la verità è nel mezzo. Se è vero che siamo in una situazione di sovraproduzione acuita dall'inasprirsi del carico fiscale e della conseguente riduzione dei consumi, è anche vero che una grossa fetta della comunità Politica e Finanziaria (basti pensare alla deregolamentazione concessa nel 2001 2002 agli enti pubblici per potersi indebitare senza ritegno e controllo con fini anche speculativi) ha permesso la cresita del debito come ricetta e panacea mondiale. Il pensiero economico che trova nella ricetta della politica monetaria è impersonata dalla successione guidata di Bernanke dopo Greenspan e alla loro accomodante guida verso la rovina dei poveri consumatori occidentali. dati sulla M3 che vengono nascosti, dollari a zero tasso come piovesse (alle banche) e mancata regolamentazione dei Big dei derivati. L'ESm è soltanto un Grande Debitore, punto. Non vedo nessuna via di scampo
  • # 2
  • # 4
    personalmente do a questa crisi una chiave diversa basandomi su letture marxiste, in particlare quelle che riguardano il capitale finanziario del terzo libro del capitale: a tal proposito allego link ad altro blog che secondo me spiega benissimo il nesso della speculazione che quasi sempre è figlia della sovraproduzione di capitali e merci e quindi è figlia dell'economia e non viceversa. Questa interpretazione la considero più onesta intelettualmente al contrario di quella che addebita alla cattiva speculazione la crisi finanziaria. la speculazione esiste per permettere agli eccessi produttivi di perdurare nel tempo, è figlia di una economia ai suoi eccessi. In quest'ottica poi il consolidamento europeo è da vedere come un mero processo di concentrazione del capitale, il mero atto di trasformazione del capitale europeo da semplice capitalismo a reale imperialismo a contrastare gli altri imperialismi dominanti. Per cui l'ESM è solo una fase di questo processo voluto dal capitale europeo (copreso quello italiano) per acquisire la massa critica necessaria per competere sullo scacchiere mondiale ma ricordiamoci delle forti ingerenze delle commissione europea, dei vincoli di blancio già esistenti e con sanzioni mai esercitate ma gia presenti, con manovre di bilancio scritte con la penna della BCE e delle sue lettere ai primi ministri dell'europa periferca. La crisi è il grimaldello del capitale europeo per scardinare le antiche ideologie nazionali a favore di una ideologia sovranazionale ma non certo internazionale. Qua il link: http://scienzeumanegiudici.wordpress.com/2011/10/22/v-giacche-i-perche-della-crisi-secondo-karl-marx/

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