Fusione Fondiaria Sai Unipol: ultimatum di MediobancaPiazzetta Cuccia "commissaria" di fatto i Ligresti con lettera del 3 febbraio
Per questo, Piazzetta Cuccia e Piazza Cordusio vorrebbero stringere ancora di più i tempi per fondere le due compagnie, di cui sono diventate registi in questi ultimi quattro mesi. Il piano Unipol garantirebbe ai creditori un piano industriale e la salvaguardia dei loro crediti, mentre il crac metterebbe a repentaglio la loro esposizione. C’è anche la consapevolezza che lo scenario di una richiesta di fallimento da parte dei giudici milanesi non può che portare a stringere i tempi per l’attuazione del piano Unipol. Già dopo Pasqua, l’ad FonSai, Emanuele Erbetta, dovrebbe tenere a Milano una convention dinnanzi a 300 invitati per una sorta di disamina tecnica della situazione.
Gli ostacoli sulla strada della fusioneRestano le incognite delle autorizzazioni delle authority. L’Isvap dovrebbe esprimersi dopo il 15 aprile sul significato dell’ingresso di Unipol in Premafin, se si tratti o meno di un salvataggio. In questo caso, la Consob non richiederebbe l’Opa obbligatoria su FonSai, cosa che avverrebbe qualora l’Isvap non giudicasse un’operazione di salvataggio quella di Bologna, scombinando i piani e i conti di quest’ultima. Anche l’Antitrust dovrà dire la sua. Quasi certamente, il nuovo gruppo post-fusione dovrà dimagrire nel Ramo Danni, visto che avrebbe una posizione dominante in segmenti come l’Rc Auto e si creerebbero sovrapposizioni geografiche. Per questo, la rete degli agenti dovrà essere ridotta e gli stessi legami azionari con Mediobanca potrebbero essere attenzionati.
Aumento capitale Fondiaria Sai: le condizioni di UnipolMa che Piazzetta Cuccia stia avendo un ruolo determinante nella vicenda lo si capisce ancora di più dalla lettera del 3 febbraio, che la banca ha inviato ai vertici Premafin e che contiene particolari imbarazzanti e forse anche rilevanti ai fini delle competenze delle authority. Si legge, ad esempio, che Mediobanca accetta di guidare il consorzio di garanzia per varare l’aumento di capitale di FonSai per 1,1 miliardi, ma a patto che contestualmente avvengano anche le ricapitalizzazioni di Unipol e Premafin, legate al piano di fusione. In sostanza, viene smentito quanto comunicato dal cda FonSai (cosa assai grave), ossia che l’aumento di capitale sarà fatto in ogni caso. Ma non è tutto: Mediobanca accetta di guidare il consorzio, ma pretende di conoscere in anticipo i nomi dei professionisti a ogni ruolo legati all’operazione. Una sorta di imprimatur preventivo della banca, che evidenzia il discredito di cui godono i Ligresti e i loro collaboratori. La lettera prosegue, intimando a FonSai di non effettuare alcun tipo di comunicazione al mercato relativa alla ricapitalizzazione, che non sia stata preventivamente concordata con Piazzetta Cuccia. E ciliegina sulla torta è la richiesta esplicita fatta alla compagnia di non potere prendere in alcuna considerazione operazioni alternative a quella di fusione con Unipol. Un commissariamento di fatto dei Ligresti, che getta un’aria molto buia sul piano Unipol e che rilancia le ragioni degli investitori Sator e Palladio, che sostengono di non essere nelle condizioni di potere presentare la loro offerta alternativa alle parti. Ragioni, che potrebbero essere rinvigorite dalla possibile modifica che le autorità di controllo potrebbero chiedere sul piano Unipol, come sul ruolo di Premafin, per la quale non si esclude la richiesta di un’istanza fallimentare del Tribunale di Milano, essendo stata accertata la distrazione di capitali. A questo punto, infatti, svanirebbe la clausola di esclusiva con Unipol e Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo potrebbero iniziare seriamente a giocare la loro partita.
ARGOMENTI TRATTATI:
Alberto Nagel , Clemente Rebecchini , Federico Ghizzoni , fusione Fondiaria Sai Unipol , Matteo Arpe , Opa obbligatoria su Fonsai , piano Unipol , Premafin e Fonsai , Roberto Meneguzzo , Roberto Pagliaro , Sator e Palladio , Unipol in Premafin
|





Commenti
Per inviare un commento devi fare il login.