30 maggio 2012, ore 11:53 | Fiat
Fusione Fiat Industrial Cnh: Marchionne punta a lasciare l’ItaliaCosa c'è dietro la fusione tra Fiat Industrial e Cnh? Semplicemente l'addio di Fiat all'Italia. A poco a poco e senza tanti clamori Fiat è già quasi tutta all'estero: è il fallimento completo del sistema ItaliaL’amministratore delegato di Fiat Industrial, Sergio Marchionne, ha inviato una lettera ai vertici di Cnh, in cui chiede che le due società procedano alla fusione in una newco di diritto olandese, per quella che tecnicamente viene definita una “reverse merger”, o “fusione al rovescio”. Oggi, Fiat Industrial controlla Cnh all’88% e secondo il piano di Marchionne, le due società formerebbero una nuova holding, sulla base dei concambi, stabiliti sui prezzi del mercato antecedenti l’annuncio. A tale proposito, sarebbero stati già individuati i prezzi dei mesi di marzo e aprile, ossia prima che la questione della fusione fosse pubblicamente discussa.
Una volta arrivati alla fusione Fiat Industrial Cnh, la nuova società sarebbe quotata a New York, mentre in Europa vi sarebbe una quotazione secondaria. Tuttavia, nella missiva non è spiegato se tale seconda quotazione avverrebbe in Italia, il che lascia presupporre che possa anche prendere la via di un’altra borsa continentale (Lussemburgo?). A sua volta, oggi Fiat Industrial risulta partecipata dalla holding Exor per il 30,5%. Al fine di mantenere questa struttura, quindi, l’ad ha proposto come pre-condizione un sistema di doppio voto. In sostanza, chi parteciperà alle assemblee FI e Cnh, che saranno convocate per decidere sulla fusione, otterrà due voti per ciascuno in suo possesso e che potrà mantenere fino alla cessione delle azioni. Ma anche successivamente alla fusione, quanti saranno rimasti azionisti per almeno tre anni avranno diritto al doppio voto. Un’altra condizione individuata da Marchionne è la limitazione dei diritti verso azionisti e creditori. Infatti, i soci di minoranza di FI potrebbero richiedere il diritto di recesso, in quanto si tratta di spostare la sede dall’Italia ai Paesi Bassi, mentre anche gli stessi creditori potrebbero accampare richieste. Ebbene, complessivamente tali esborsi di denaro non potranno superare i 250 milioni di euro. Secondo l’ad, la fusione fa parte di una strategia che mira a ridurre le inefficienze derivanti dalla gestione di due società con due diverse legislazione, così come dal beneficio di possedere una tesoreria comune e per lo sfruttamento di economie di scala sui mercati emergenti. Inoltre, il manager italo-canadese fa notare come in FI la quota flottante sia molto bassa e ciò pregiudica la formazione di un prezzo di equilibrio efficiente.
Analisti plaudono all’iniziativa di MarchionneBanca IMI ha subito commentato positivamente l’idea della fusione, definendola appropriata, perché consentirebbe alla nuova società di avere una struttura di governance più snella e di ottenere migliori condizioni di finanziamento. Inoltre, ciò dovrebbe creare anche un maggiore valore in borsa del titolo, rispetto allo sconto che gli investitori starebbero attualmente applicando sul suo prezzo. Non è un caso che oggi Fiat Industrial apriva in rialzo del 5%, malgrado Piazza Affari andasse male, mentre Exor guadagnava il 2,4%.
Fiat via dall’Italia pezzo per pezzoTuttavia, siamo sempre intorno allo stesso punto. Fiat sta pian piano smantellando la sua presenza in Italia, alla volta dell’estero. Se si prevede già che la fusione tra il gruppo torinese e Chrysler determinerà lo spostamento della sede sociale a Detroit, negli USA, è già nei fatti la fuga verso l’Olanda per Fiat Industrial, mentre la stessa Piazza Affari potrebbe perdere del tutto un’altra società importante e nel migliore dei casi resterebbe solo sede di una quotazione secondaria. E’ la conferma della crisi nera del sistema Italia, non solo non in grado di attirare investimenti dall’estero, ma nemmeno di fare rimanere in patria chi già ha investito da noi e, addirittura, mettendo in fuga asset storici nazionali, come nel caso della casa automobilistica. Pezzo per pezzo e stabilimento per stabilimento, Fiat è già grosso modo all’estero. Si tratta solo di certificarlo formalmente, ma non per questo il suo addio sarà meno traumatico e dagli effetti psico-sociali dirompenti.
ARGOMENTI TRATTATI:
chrysler , economie di scala , Fiat via dall'Italia , fusione Fiat Industrial Cnh , reverse merger , Sergio Marchionne
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