Fondiaria Sai Unipol: un’ipotesi fusione piena di paradossiA Piazza Affari Unipol ha perso il 77% nel giro di 3 anni e così la fusione con Fonsai diventa un paradosso. Vi spieghiamo il perchèProsegue lo scontro indiretto tra Unipol da una parte e la Procura di Milano e i Ligresti dall’altra. Dopo che il custode giudiziario delle azioni dei due trust caraibici, che detengono il 20% di Premafin, ha chiesto la riconvocazione dell’assemblea dei soci per l’aumento del capitale, la fusione tra Unipol e Fondiaria Sai sembra essersi arrestata, almeno momentaneamente (Fondiaria Sai Unipol: fusione in bilico, in campo Sator Palladio).
Ma se da un lato si rincorrono le voci di un possibile abbandono di Bologna dell’operazione, che si sta rivelando molto più tortuosa e lunga del previsto, dall’altro è lo stesso amministratore delegato Carlo Cimbri a mettere in chiaro che Unipol non ha affatto intenzione di arrendersi. Il manager ha evidenziato come la compagnia abbia il parere favorevole delle authority e che a prolungare i termini sia stato solo l’intervento del custode di due fondi, la cui proprietà nei paradisi fiscali era stata occultata per decenni (i titolari si è scoperto essere gli stessi Ligresti). Sarebbe davvero ora per Unipol di giungere a una svolta, anche se nel breve termine non si prospetta nulla di buono in borsa. Gli investitori, infatti, temono non solo i termini del piano di fusione, ma anche i risultati stessi di lungo periodo del piano Unipol. In sostanza, non sono in pochi a considerare scellerata l’integrazione tra i due gruppi, con FonSai in stato di quasi fallimento. Tecnicamente, il loro ragionamento non farebbe una grinza: Bologna dovrà varare un aumento di capitale da 1,1 miliardi. In altri termini, i soci attuali della compagnia andranno incontro a una diluizione del loro capitale o dovranno mettere mano al portafoglio e già si è visto con la ricapitalizzazione di inizio anno di Unicredit quanto ciò metta in fuga i risparmiatori prima dell’operazione.
Lo stato di salute di UnipolMa c’è un paradosso che molti non colgono in questa vicenda. Unipol sta per comprarsi la semi-fallita FonSai, ma in borsa sta messa male quasi uguale. Negli ultimi tre anni, la compagnia dei Ligresti ha perso l’87% del suo valore a Piazza Affari, ma Unipol non ha fatto granché meglio, bruciando il 77%. Certo, il gruppo che nascerebbe dalla fusione vedrebbe Bologna azionista con il 61%, contro poco più del 27% di FonSai. Tuttavia, è evidente come anche la compagnia delle coop sia andata incontro a un crollo di fiducia, specie in considerazione dei suoi trascorsi contabili, con l’ex manager Consorte che aveva anche occultato le perdite in Banca Unipol, rendendosi poi necessario un piano di risanamento, che Cimbri ha portato avanti con ottimi risultati. Infatti, stando ai numeri, i target non solo sono stati raggiunti, ma pure in anticipo. Nel 2009, Unipol aveva un combined ratio di 108 (rapporto tra premi e sinistri). Oggi, tale indice è sceso a 93, contro il 97,5 previsto. Nei fatti, un miglioramento oltre le attese. Per non parlare degli utili, con il 2012 che dovrebbe chiudere in attivo di 250 milioni, dopo un biennio a bocca asciutta. Da un punto di vista poi industriale, l’integrazione tra Unipol e FonSai non sarebbe solo un favore alle banche creditrici, con la sola Mediobanca che salverebbe oltre un miliardo di crediti concessi alle società dei Ligresti, ma avrebbe pure un fondamento nel business. Le due compagnie, fondendosi, avrebbero almeno il 30% del mercato danni, creando così la prima società assicurativa nel suddetto ramo. Se poi si pensa che i primi tre player oggi presenti sul mercato (Generali, FonSai e Unipol) dispongono di una quota di mercato del 60%, ciò lascia intendere come la concorrenza sia molto ristretta e le quote concentrate, a beneficio degli utili prospettici di questo settore. Ecco la ragione per cui Cimbri non molla, sebbene l’attesa non possa essere infinita. Nelle ultime settimane, infatti, il titolo Unipol è stato oggetto di vendite sia da parte di quanti non vedono nell’operazione un business profittevole, sia da chi al contrario è spazientito dai tempi sempre più lunghi per attuare il piano. In ogni caso, quindi, bisogna fare presto.
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