29 giugno 2012, ore 12:06 | Borsa Milano Fonsai Unipol
Fondiaria Sai, Unipol pensa al ritiroProbabile svolta clamorosa nel caso Unipol Fondiaria Sai. La Procura rimescola tutto
Oggi, il consiglio di amministrazione si riunisce per decidere il da farsi, ma in ogni caso la nuova assemblea non potrebbe essere convocata prima di un mese. E’ evidente che i termini dell’operazione saranno destinati a slittare, visto che entro luglio si sarebbe dovuti arrivare al varo della ricapitalizzazione di Fondiaria Sai per 1,1 miliardi. Ieri, il direttore generale della compagnia, Piergiorgio Peluso, ha cercato di mantenere la posizione ufficiale di sempre, sostenendo che l’aumento di capitale di Fondiaria Sai avverrà nei tempi stabiliti e che in ogni caso si dovranno cercare subito alternative, qualora non fosse possibile rispettare i tempi previsti.
Offerta Sator Palladio riprende quotaIntanto, Sator e Palladio hanno emesso un comunicato, in cui annunciano la proposta di una nuova offerta, già fatta recapitare al cda di FonSai, che sarebbe in linea con la proposta avanzata l’8 giugno (Fondiaria Sai Unipol: fusione in bilico, in campo Sator Palladio) Le due società s’impegnerebbero a portare avanti una ricapitalizzazione per 800 milioni, di cui 400 milioni sottoscritti dai due investitori e a un prezzo di emissione tra 2 e 2,5 euro per azione, mentre i restanti 400 milioni sarebbero riservati in opzione ai soci, i quali potrebbero sottoscrivere a un prezzo non superiore alla metà di quello di sottoscrizione per il capitale riservato. L’offerta scade il 10 agosto, salvo revoca unilaterale, al verificarsi di determinati eventi. Le società che fanno capo a Matteo Arpe e a Roberto Meneguzzo hanno anche confermato di volere impugnare davanti al Tar del Lazio la delibera dell’Isvap, con cui è stato dato il parere favorevole al piano di fusione con Unipol. La conseguenza della lettera di Alessandro Della Chà, il custode giudiziario, è stata una bomba esplosiva, che ha lasciato di stucco i vertici di Bologna. Malgrado non trapeli nulla di ufficiale, pare che essi stiano studiando anche l’ipotesi di rinunciare al piano, ritirandosi, ma chiedendo in cambio il risarcimento dei danni.
Fallimento Premafin: un’ipotesi che fa pauraE’ ovvio che la prima e forse unica vittima sarebbe Premafin. Se Unipol lascia, le banche creditrici escuterebbero un istante dopo il pegno sul 35% di azioni in FonSai, lasciando fallire la holding. Diverso dovrebbe essere il destino di FonSai, oggetto dei desideri di Sator e Palladio, che non prevedono una fusione con altre società, men che mai con la controllante ultra-indebitata. E mentre Paolo Ligresti, titolare di un 10,349% di Premafin, ha chiesto la convocazione di un’assemblea dei soci per la rimozione degli attuali amministratori e la nomina di un nuovo cda, si fanno già i calcoli sulle opportunità di successo delle alternative a Unipol alla probabile assemblea per l’aumento di capitale. Per ri-approvare il piano, esso dovrà essere votato almeno dal 50% del capitale. Ora, i Ligresti sono titolari di un 30%, mentre il curatore fallimentare di Imco e Sinergia possiede un altro 20%. Il custode giudiziario avrebbe poi un pacchetto del 20%, potendo risultare così determinante.
Piano Unipol in forseInsomma, lo scenario resta molto liquido e la possibilità che stavolta Unipol getti la spugna è seriamente alta. La palla torna ai tre fratelli
ARGOMENTI TRATTATI:
aumento di capitale di Fondiaria Sai , fallimento Premafin , Matteo Arpe , offerta Sator Palladio , Paolo Ligresti , piano Unipol , Roberto Meneguzzo , Unipol Fonsai
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