|Finanza
01 agosto 2012, ore 11:35  |   Fonsai Unipol

Fondiaria Sai Unipol, il doppio aumento di capitale termina oggi

Nulla sembra poter più fermare la fusione tra Unipol e Fonsai. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso Sator Palladio

Si conclude oggi l’aumento di capitale di Unipol e quello Fondiaria Sai, iniziati con la vendita dei diritti e dei nuovi titoli lo scorso 16 luglio, in ritardo di una settimana dalla data inizialmente fissata. Già da due sedute è possibile vendere le nuove azioni, mentre una successiva asta consentirà di collocare sul mercato i titoli inoptati, che potrebbero essere di misura significativa nel caso di FonSai.

 

Fusione Unipol Fondiaria Sai: pochi i dubbi sulla riuscita

In ogni caso, l’integrazione tra le due compagnie è nei fatti, con Unipol a controllare l’80,9% di Premafin, la holding di controllo di FonSai e a cascata di Milano Assicurazioni. I tre fratelli Ligresti sono scesi a un miserrimo 1,9%, quando fino a due settimane fa detenevano direttamente ancora oltre il 30%.

Tutto ok, dunque? Forse, non ancora. Sono diverse le incognite che gravano sull’operazione. La prima riguarda l’attesa per l’imminente decisione che assumerà il Consiglio di Stato, riguardo al ricorso di Sator e Palladio Finanziaria (8% complessivo in FonSai), contro la delibera Isvap, con cui è stato dato il via libera al piano Unipol. Tale impugnazione è stata bocciata dal Tar del Lazio, per cui il Consiglio di Stato rappresenta il secondo grado di giudizio amministrativo, quello definitivo.

Si apprende che ieri i giudici non hanno consentito ai legali di esporre il caso, in quanto si sono detti abbastanza a conoscenza di tutti gli elementi per formulare un giudizio.

La sentenza dovrebbe giungere ad ore, massimo entro domani. Nel caso in cui fosse respinto l’appello dei due fondi, Unipol avrà segnato un punto di indubbio successo, che blinda in buona parte l’operazione in corso. Nel caso contrario, si aprirebbe uno scenario dannoso per le compagnie, con la possibilità per i giudici di richiedere una sospensione nell’attuazione del piano.

 

Le incognite legate alla lettera dei misteri

Tuttavia, a parte il giudice amministrativo, esiste ancora un’altra incognita giudiziaria, che riguarda il filone delle indagini sulla presunta lettera di accordo, sottoscritta da Salvatore Ligresti e Alberto Nagel, ad Mediobanca. Del “papello” ne aveva parlato lo stesso ingegnere siciliano in un interrogatorio di due settimane fa con il pm milanese Luigi Orsi, che indaga su di lui per aggiotaggio e per ostacolo alle attività di vigilanza (Fondiaria Sai: la lettera a Mediobanca diventa un giallo).

Ligresti aveva parlato di una missiva, che sarebbe stata firmata dai due, in seguito a un incontro (mai smentito da Piazzetta Cuccia), nel quale la famiglia aveva chiesto alcune garanzie per rilasciare il proprio ok all’integrazione di Premafin-FonSai-MA con Unipol.

Il pm è già arrivato in possesso della lettera, depositata nello studio del legale milanese Cristina Rossello, che rappresenta per Mediobanca il braccio destro per i suoi rapporti con la finanza nazionale. L’avvocato si è rifiutato di rispondere al magistrato, appellandosi al segreto professionale, mentre stranamente si scopre che la lettera non risulterebbe firmata nemmeno dallo stesso Salvatore, che pure aveva affermato il contrario.

Sebbene in ferie, Orsi continuerebbe ad indagare sul caso, forse godendo di ulteriori elementi a sua conoscenza. A conferma che quanto meno un tentativo di accordo con Piazzetta Cuccia ci sarebbe stato, spunta adesso una registrazione audio della figlia Jonella, che avrebbe captato un colloquio tra lei e la Rossello, riguardante il presunto accordo.

Ma ammesso che tale accordo vi sia stato, come e quanto inciderà sull’operazione di fusione tra le compagnie? Non pare che si possano cogliere profili di reato da questa lettera, ma la concessione di cospicue e generose garanzie in favore della famiglia avrebbe l’effetto di fare scattare l’Opa obbligatoria su FonSai, in quanto le parti avrebbero contravvenuto alle richieste della Consob, che ha sì rilasciato l’ok al piano, ma a patto di escludere i Ligresti e i loro amministratori dal diritto di manleva e dall’esercizio del diritto di recesso.

 

Assemblea soci Premafin

Altro appuntamento extra-giudiziario, ma decisivo per le sorti delle compagnie, è la convocazione dell’assemblea dei soci Premafin, per ridiscutere il piano Unipol e (l’avvenuta) ricapitalizzazione della holding. La riconvocazione è stata chiesta e ottenuta dal custode giudiziale dei due fondi off-shore, Alessandro Dalla Chà, ma difficilmente potrà esitare un ribaltone, visto che Unipol controlla già l’81% dei diritti di voto. L’unica speranza per i contrari al piano di Bologna e i favorevoli all’alternativa di Sator e Palladio sarebbe che in un qualche modo fosse impedito all’azionista di controllo di partecipare all’assemblea, magari per il conflitto di interessi evidente.

Intanto, domani si terrà il cda di Premafin, con all’ordine del giorno i conti del primo semestre. con la previsione di un ritorno all’utile per una decina di milioni. Il rinnovo del board si dovrebbe tenere il 27 e il 28 settembre, quando sarà chiamata ad esprimersi in tal senso l’assemblea dei soci. Questi dovranno sostituire l’attuale board dimissionario, in seguito all’avvenuto aumento riservato di capitale. E’ chiaro che il nuovo consiglio di amministrazione sarà controllato dal Unipol Gruppo Finanziario.

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