Fondiaria Sai Unipol: giallo sull’accordo segreto Ligresti MediobancaMentre la fusione Unipol Fonsai è in piena esecuzione spunta una strana lettera dei Ligresti in cui si chiedono a Mediobanca soldi, buonuscite e case in cambio del via libera al piano Unipol. Ma la missiva non è firmata da nessunoSi tinge ancora più di giallo il caso Unipol e il salvataggio da parte di Bologna di Fondiaria Sai e della galassia finanziaria della famiglia Ligresti. Nel corso dell’interrogatorio di giovedì scorso, in cui Salvatore Ligresti è comparso davanti al pm milanese Luigi Orsi, che indaga su di lui per le ipotesi di reato di aggiotaggio e ostacolo alle attività di vigilanza, è stato lo stesso ingegnere siciliano a raccontare al magistrato di un presunto papello, firmato da lui e su cui vi sarebbe riportato nero su bianco un accordo con Mediobanca di reciproca convenienza (Premafin: i Pm sequestrano una presunta lettera di buonuscita dei Ligresti). D’altronde, era emerso nei giorni scorsi che Orsi non si era concentrato, durante l’interrogatorio, sulle ipotesi di reato a carico di Ligresti, ma sull’accordo che ha portato alla fusione Unipol Fondiaria Sai.
Lettera Ligresti Mediobanca: le richieste dell’ingegnere per uscire di scenaL’ingegnere ha cantato e ha parlato di una lettera depositata presso lo studio dell’avvocato milanese Cristina Rossello, segretaria del patto di sindacato di Mediobanca, insomma colei che tiene le fila dei rapporti tra Piazzetta Cuccia e i salotti buoni della finanza italiana. Malgrado l’avvocato si sia opposta inizialmente ad aprire la cassaforte, dove l’ingegnere indicava esservi la presenza della missiva, appellandosi al segreto professionale, il pm Orsi ha chiesto e ottenuto dal giudice il mandato per aprire la cassaforte e leggere la lettera. Ebbene, nelle due pagine compaiono nell’intestazione i nomi dell’ad e presidente di Mediobanca, Alberto Nagel e Roberto Pagliaro, dell’ad Unicredit, Federico Ghizzoni e dell’ad Unipol, Carlo Cimbri. Inutile dire che tutti smentiscono di essere anche solo mai venuti a conoscenza della missiva. Quanto al contenuto, si leggono alcune richieste stucchevoli dei Ligresti e avanzate a Piazzetta Cuccia: 43 milioni cash per Salvatore e i tre figli, in cambio del 30% in Premafin, un ufficio con segretaria, un autista, una cascina, una buonuscita per Jonella e il mantenimento delle attività lavorative in Francia e Svizzera per i figli Paolo e Giulia.
Una lettera…. senza firmaLa nota curiosa della vicenda è che la lettera non risulta firmata da alcuna persona, nemmeno da Salvatore, il quale nell’interrogatorio pure aveva affermato di avere apposto la propria firma in calce. A breve, la Consob convocherà le parti per fare luce sulla vicenda e per chiarire quale significato avrebbe la lettera, se si sia trattato, cioè, di una pura rivendicazione senza seguito della famiglia, o se la missiva abbia avuto conferma in incontri e patti successivi. E di un incontro ha parlato lo stesso Salvatore Ligresti, che si sarebbe tenuto con l’ad Nagel e alla presenza dell’avvocato Rossello. E sul punto Mediobanca non ha nemmeno smentito. Nessun aiuto, al momento, è arrivato dall’avvocato milanese, che si è limitata a un “no comment”, quando il pm Orsi le ha chiesto di chiarire il significato della missiva. A tale proposito, va chiarito che anche qualora la lettera avesse avuto un seguito, non pare che vi siano i presupposti per delineare alcuna ipotesi di reato. Semmai, le due pagine rappresentano materiale di grande interesse per le autorità di vigilanza, come Consob e Isvap, perché contraddirebbero le loro richieste di sbianchettare dagli accordi qualsiasi previsione di favore per i Ligresti e i loro amministratori.
Mediobanca e Unicredit da sempre per la fusione Unipol FonsaiDa un punto di vista finanziario, poi, la lettera potrebbe dimostrare quanto era nell’aria da sempre: Mediobanca e Unicredit, registi dell’operazione Unipol-FonSai, avrebbero avallato a ogni costo l’operazione, al fine di mettere al riparo i propri crediti. Si pensi che la sola Mediobanca vanta verso la famiglia del costruttore siciliana crediti per 1,1 miliardi di euro, mentre Unicredit altri 500 milioni. In totale, le sole due banche sono esposte per complessivi circa 1,6 miliardi su poco più di 2 miliardi di debiti totali della galassia finanziaria dei Ligresti. In altri termini, i due istituti si sono esposti eccessivamente, con Piazzetta Cuccia per il 15% del suo capitale netto. Pur di mettere in salvo tali crediti, quindi, essi avrebbero avallato persino una buonuscita dorata per Salvatore e i tre figli, a conferma dello stato di conflitto di interesse di Mediobanca, in particolare, che si trova oggi a capo del consorzio bancario di garanzia per gli aumenti di capitale di Unipol e FonSai. Nella sostanza, ciò indicherebbe che i registi dell’operazione sarebbero stati anche parecchio ricattabili.
Lo strano comportamento dei LigrestiAd alleggerire un pò i sospetti sulle due banche, tuttavia, ci sono le prese di posizione delle ultime settimane degli stessi Ligresti, in particolare, di Paolo, che insieme a Sator e Palladio Finanziaria si è espresso contro il piano Unipol in FonSai, così come guida la fronda anti-Bologna in Premafin, in vista dell’assemblea dei soci del 23 agosto, convocata su sollecitazione del custode giudiziale dei fondi caraibici. Paolo Ligresti ha avuto parole molto dure contro Unipol, il cui piano è stato considerato un’imposizione pura di Mediobanca, a discapito degli azionisti delle società coinvolte. Come valutare tale atteggiamento, qualora ipotizzassimo un accordo sottobanco tra la famiglia e Piazzetta Cuccia? Due sarebbero le ipotesi: o si è trattato di pure richieste della famiglia, non prese nemmeno in considerazione dalla controparte, oppure l’accordo è effettivamente stato abbozzato, ma senza ottenere l’esito sperato dai vecchi azionisti di controllo. In quest’ultimo caso, magari avranno influito certamente i riflettori delle authority e della stessa Procura, che si sono accesi sull’operazione in modo più accecante del previsto.
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