28 giugno 2012, ore 12:39 | Borsa Milano Fonsai Unipol
Fondiaria Sai Unipol: fusione in bilico, in campo Sator PalladioLa procura di Milano stoppa la fusione Fonsai Unipol. Le carte si rimescolano e gli esiti diventano imprevedibili
Il custode giudiziale delle azioni (20% di Premafin) dei due fondi con sede in paradisi fiscali e che si è scoperto essere riconducibili alla stessa famiglia Ligresti, Alessandro Della Chà, ha chiesto alla holding uno stop al piano di fusione Unipol con la controllata Fondiaria Sai, con una lettera di motivazioni, che sarà letta domani al cda della stessa holding.
Il piano Sator Palladio riprende quotaL’effetto immediato di questa missiva è stato il ritorno in auge della controfferta di Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo, rispettivamente a capo di Sator e Palladio Finanziaria, ossia le due società già azioniste all’8% complessivo in FonSai. Non è un mistero che ai due guardano con forte interesse i figli di Salvatore Ligresti, Paolo, Jonella e Giulia, specie dopo che non hanno più assicurato il diritto di manleva, che la Consob ha preteso fosse sbianchettato dal piano Unipol, in cambio dell’esenzione dell’Opa obbligatoria a carico di Bologna su FonSai. Adesso, il board di Premafin dovrà decidere il da farsi e non è escluso che si verificherà una sorta di scollamento tra il cda e i controllanti. Possibile, poi, che la palla torni all’assemblea dei soci, che sarebbe chiamata nuovamente ad esprimersi sulla fusione e sull’ offerta Sator Palladio. Nel caso in cui non vi fosse la riconvocazione dell’assemblea, il custode giudiziale potrebbe chiedere al tribunale di intervenire d’ufficio. E che l’attuazione del piano Unipol potrebbe allontanarsi lo dimostra anche l’indiscrezione per cui Arpe e Meneguzzo sarebbero in procinto di ripresentare una nuova offerta, ma stavolta direttamente a Premafin, come avvenne a inizio febbraio, con la prima proposta. Così, essi punterebbero a inserirsi nella galassia finanziario-assicurativa dei Ligresti, provocando il fallimento dell’operazione Unipol.
Mediobanca scettica verso Premafin?La stessa Mediobanca, in un incontro tenutosi ieri tra l’ad Alberto Nagel e i vertici di Banca Leonardo, advisor di Premafin, avrebbe palesato la possibilità concreta di abbandonare la holding al suo destino, separandone il cammino da quello di FonSai e Milano Assicurazioni. In breve, Piazzetta Cuccia sarebbe anche tentata di lasciare fallire la cassaforte dei Ligresti, continuando a caldeggiare l’integrazione tra Unipol e le compagnie dei Ligresti. Non è un’ipotesi da poco, trattandosi del regista dell’intera operazione, più volte oggetto di critiche per la doppia veste di creditore e parte attiva nel piano. Ma anche questa svolta non sarebbe affatto semplice, perché implicherebbe una modifica sostanziale del piano Unipol, con la conseguenza che dovrebbe ripartire tutto l’iter autorizzativo, che coinvolge l’Isvap, la Consob e l’Antitrust. E già si allungano i tempi per avere il parere della Consob, che previsto in settimana è stato posticipato, in attesa di conoscere maggiori elementi sullo stop chiesto dalla Procura sulla fusione.
Aumento capitale Fondiaria Sai unica certezzaPer Bologna l’essenziale sarebbe procedere alla ricapitalizzazione di FonSai, che dovrebbe avvenire necessariamente entro luglio. La pensa così anche l’Isvap, preoccupata comprensibilmente di garantire la stabilità patrimoniale e funzionale della compagnia. Ma ci si interroga sulle ragioni che avrebbero potuto spingere la Procura di Milano a bloccare l’operazione. Già nelle scorse settimane, si era sempre saputo che il pm Luigi Orsi non avrebbe chiesto il fallimento di Premafin, per garantire che si realizzasse il salvataggio ad opera dei privati (Unipol). Da ciò si era evinto che i magistrati vedessero di buon occhio il piano di Bologna, a tutela degli interessi delle parti in gioco. Il sospetto è che la Procura dubiti della buona fede dei Ligresti. Infatti, i soci di maggioranza in Premafin fecero rinviare lo scorso 21 maggio all’assemblea degli azionisti la decisione sull’aumento di capitale al 12 giugno, ossia giusto al giorno precedente la decisione sul fallimento di Imco e Sinergia, la cui data era nota dal 2 maggio. In sostanza, i giudici ritengono che i Ligresti si siano presi tutto il tempo possibile per decidere sul piano Unipol, ma facendo in modo di esprimersi un momento prima che le due società fossero probabilmente dichiarate fallite, cosa poi effettivamente avvenuta. Così facendo, l’ok alla ricapitalizzazione, prodromica all’integrazione con Unipol, è passato con i voti dei Ligresti (30%) e del 20% di Imco e Sinergia, approfittando del 20% congelato dei due trusts con sedi caraibiche. Decisivo, dunque, sarebbe stato il voto favorevole dei creditori, a partire da Unicredit, i quali esplicitamente avevano minacciato l’escussione del pegno sulle azioni, qualora il piano non fosse stato approvato. La seconda ragione potrebbe avere a che fare con i dubbi sulla solidità patrimoniale di Unipol, più volte messa in dubbio dallo stesso consigliere indipendente di FonSai, Salvatore Bragantini, eletto in quota Sator-Palladio, a causa di alcune minusvalenze su investimenti in obbligazioni strutturate. Gli stessi Arpe e Meneguzzo hanno sollecitato anche le autorità di controllo in merito a tale questione, tanto che hanno già annunciato il ricorso al Tar del Lazio contro la decisione dell’Isvap di autorizzare la fusione, mentre la stessa sollecitazione per una valutazione corretta è stata chiesta alla Consob.
ARGOMENTI TRATTATI:
Aumento capitale Fondiaria Sai , fusione Fondiaria Sai Unipol , offerta Sator Palladio , piano Sator Palladio , piano Unipol
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