|Finanza
20 giugno 2012, ore 11:05  |  Fonsai

Fondiaria Sai: i Ligresti messi all’angolo

Consiglio di amministrazione surreale per Fonsai: Jonella non vota e una parte degli amministratori chiede tagli con il passato

Svolta clamorosa in Fondiaria Sai. Ieri, il consiglio di amministrazione della compagnia controllata dai Ligresti si è riunito, per cercare di trovare una posizione convincente, in grado di allontanare la minaccia dell’Isvap di commissariare la società, nel caso in cui non si proceda entro fine mese ad adottare azioni concrete per stanare le responsabilità della gestione degli ultimi anni. Sotto i riflettori anche della Procura di Milano ci sono svariate operazioni immobiliari tra FonSai e altre società, sempre riconducibili ai Ligresti, nonché l’assegnazione di alcune consulenze. Obiettivo di queste operazioni, secondo Procura e authority, sarebbe stato il solo arricchimento indebito di soggetti terzi, legati alla famiglia del costruttore siciliano.

E così, ieri, il cda ha dovuto battere un colpo, onde evitare la nomina di un commissario ad acta da parte di Giancarlo Giannini, presidente dell’Isvap. Il voto è stato caratterizzato da una situazione imbarazzante e inedita, visto che le azioni di responsabilità da valutare erano dirette contro i Ligresti e i loro amministratori, con Jonella, figlia di Salvatore, che ha seduto al board, in qualità di vice-presidente, fino a un attimo prima di votare.

Ma non c’erano alternative. Nonostante la compagnia avesse già nominato un comitato di indipendenti, coadiuvato da advisor, al fine di valutare eventuali responsabilità individuali, l’Isvap ha chiesto e ottenuto tempi più solleciti. E così ieri si è deciso, dopo sei ore di consiglio, di dare mandato all’ad Emanuele Erbetta, anch’egli vicino ai Ligresti, affinché proceda questa mattina stessa a incontrarsi con gli advisor, per esaminare celermente e bene la situazione.

 

Nervi tesissimi in Fonsai

Ma il cda ha fatto di più: ha letto ed esaminato la lettera dei cinque amministratori indipendenti, in cui si invitano i vertici a porre azioni di rottura con la gestione passata, anche passando per il rinnovo del management e stabilendo criteri più restrittivi per entrare in cda. Per questo è stato nominato un comitato di esperti, guidato da Casò e Carbonetti.

Inoltre, è andato in scena uno scontro tra i sindaci e l’indipendente Roberto Cappelli, le cui qualità di terzietà sono state messe in discussione dai primi, a causa dei suoi legami con Unicredit, che in FonSai è azionista al 6,7%. Malgrado la difesa del cda, Cappelli si è dimesso dai comitati interni.

 

Fusione Unipol Fondiaria Sai: i nodi da scogliere sono tanti

Dunque, il paradosso è che la compagnia dei Ligresti sa che per evitare il commissariamento e il fallimento del piano Unipol dovrà agire contro la proprietà e i suoi amministratori. Una situazione capovolta, rispetto a quella che ha visto fino a poche settimane fa i tre fratelli fiduciosi sul diritto di manleva, che avevano ottenuto da Unipol lo scorso 29 gennaio, quale pre-condizione per approvare il suo piano di fusione.

Consob ha sancito che tale diritto, che escluderebbe la possibilità per la futura gestione di adire in giudizio i Ligresti e i loro amministratori per eventuali danni da loro recati alle società, non sia compatibile con l’esclusione dell’Opa obbligatoria sulle azioni di minoranza in FonSai. In altri termini, se Unipol non avesse rimosso il diritto di manleva dal piano, Consob l’avrebbe obbligata all’Opa.

Dunque, i Ligresti rimangono adesso non solo scoperti per il futuro, ma anche privi di tutele attuali, con i loro stessi vertici costretti a valutare se citarli in giudizio o meno, ponendo sin da subito fine alle operazioni sospette ancora in corso.

Oggi, dovrebbero dare il loro responso sull’operazione sia l’Antitrust che l’Isvap. Se su quest’ultima non ci dovrebbero essere più dubbi, visto che l’authority vede il piano Unipol quale indispensabile per innalzare il solvency ratio di FonSai, qualche incertezza riguarda ancora la decisione del Garante, per quanto sia Mediobanca che Unipol avrebbero già rassicurato sul superamento delle azioni incrociate, particolarmente su Generali. Infatti, Mediobanca, che è la banca maggiormente creditrice delle società dei Ligresti, è anche regista dell’operazione Unipol. In più, resta la questione delle dismissioni della rete delle agenzie, che certamente dovrà scattare in seguito alla fusione, per evitare sovrapposizioni e concentrazioni eccessive in talune province italiane.

La prossima settimana, invece, si attende l’esito della Consob sull’Opa obbligatoria su Milano Assicurazioni. L’authority a maggio si era riservata un lasso maggiore di tempo per decidere, vista la peculiarità della compagnia, controllata da FonSai, la cui situazione finanziaria è tutt’altro che negativa, a differenza della controllante. Si ipotizza un trattamento di favore, quindi, per i suoi soci di minoranza, con l’imposizione di un’offerta obbligatoria a carico di Unipol.

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1 Commento

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  • # 1
    Come chiedere ai proprietari di abbandonare il loro gioiello di famiglia? Meglio lasciarli fallire nella pace del Signore...

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