|Finanza
04 luglio 2012, ore 09:05  |  Borsa Milano Fiat

Fiat vuole andare via dall’Italia, continuano i segnali di Marchionne

Il modello contrattuale desiderato da Marchionne è quello dell'alta precarietà, ma cosa altro può offrire un mercato che è tornato ai livelli del 1979?

Come stiamo ripetendo da mesi sulle colonne di InvestireOggi la Fiat ha intenzione di andare via dall’Italia. Ad affermarlo non siamo noi ma i numeri del Lingotto (con un continuo calo delle immatricolazioni in Europa e soprattutto in Italia) e soprattutto le dichiarazioni di Sergio Marchionne che oramai da mesi non fa altro che ripetere che investire in Italia è sconveniente, che bisogna tenere in considerazione il forte calo delle vendite e altre affermazioni di questo tipo.

L’ultima frecciata di questo tipo è arrivata ieri. Durante la presentazione della nuova Fiat 500 L, il numero uno della multinazionale di Torino ha affermato che in Italia c’è uno stabilimento Fiat di troppo, poichè con un mercato da appena 1,4 mln di auto (come era quello del 1979!) non è possibile tenere in piedi una forza produttiva simile, anche perchè, come ci ha tenuto a sottolineare il manager italo-canadese, nei prossimi 24 mesi la situazione non è affatto destinata a migliorare. Non è la prima volta che Marchionne mette in discussione l’esistenza stessa degli stabilimenti Fiat. Alcuni mesi fa infatti, l’ad del Lingotto si era spinto a dichiarare che ben due stabilimenti della Fiat, allo stato attuale delle vendite, erano completamente inutili. Come spesso ha però abituato lo stesso numero di Fiat, ad una presa di posizione critica corrisponde poi un rallentamento. Anche ieri Marchionne dopo aver affermato che in Italia c’è uno stabilimento di troppo, ha allentato la presa confermando che a Mirafiori la produzione di un piccolo Suv a marchio Fiat-Jeep è assolutamente confermata. Nulla invece è dato da sapere in merito al lancio della nuova Fiat Punto. A tal riguardo Marchionne ha chiarito che a queste condizioni di mercato, immettere sul mercato la nuova Fiat Punto sarebbe un suicidio, poichè non si rientrerebbe neppure con le spese. Una presa di posizione drastica che lascia intravedere molte nubi sul futuro degli stabilimenti italiani che oramai da tempo vanno avanti con sovradosaggi di cassa integrazione (Fiat: nuove tre settimane di cassa integrazione per Mirafiori) e produzioni assolutamente secondarie. Del resto se non c’è mercato rilanciarsi diventa assolutamente difficile. 

 

Fiat verso il mercato Usa

Dinanzi a questo pantano la soluzione di Fiat quale sarebbe? Semplicemente quella di spostare la sua attenzione verso i mercati redditizi come quello americano. Il dato sulle vendite di Chrylser è del resto il miglior segnale di quelle che potrebbero essere le intenzioni del Lingotto. Intenzioni che Marchionne non ha nascosto quando ha affermato che è intenzione di Fiat esportare verso altri mercati l’eccesso produttivo europeo. Una soluzione questa non da calende greche, visto che nel giro di pochi mesi le 500 large dovrebbero prendere la strada del Nuovo Continente. 

 

Lo scetticismo di Marchionne sul mercato auto in Italia non è l’unico motivo alla base di questa lunga fuga dalla madrepatria che Fiat sta da tempo preparando. Sul tavolo infatti c’è anche la questione contrattuale. Anche ieri Marchionne ha sottolineato che in assenza di “tranquillità” il Lingotto farà ben poco e che se i 145 operai Fiom di Pomigliano dovranno essere reintegrati allora altri 145 dovranno andare via. Ma al di là di questa presa di posizione sul caso Fiat Pomigliano, il particolare nuovo che Marchionne ieri ha fornito è stato il suo modello contrattuale: contratti per la durata della produzione del singolo modello, 51 settimane lavorative, 3 turni al giorno e sabato lavorativo obbligatoriamente in caso di necessità. In pratica un contratto estremamente flessibile in base al quale si lavora, e anche tanto, nel momento in cui c’è in ballo la realizzazione di un auto. 

Print Friendly

SEGUICI SUI SOCIAL
 

 

7 Commenti

Per inviare un commento devi fare il login.

Lascia un tuo commento +

Emoticons :-)  :D  :mrgreen:  :(  ;-)  :roll:  :mad:

  • # 1
    Di questo articolo si parla in : Boria juventina, Napoli nel mirino | il blog di Angelo Forgione – V.A.N.T.O.
  • # 2
  • # 3
    Hai centrato nel segno Francesco. In Italia si fa finta di non capire ed è per questo che la vecchia Roma uscirà dalla storia che conta.E la si smetta di dare la colpa di questo sfascio alle banche o alla Fiat. Il gioco ha fatto comodo a tanti ora non si può più giocare e ancora fanno finta di non capire oppure, peggio, ancora molti italiani hanno nel dna questo modo di approcciarsi agli eventi. Franza o Spagna purchè se magna non vale più. Saluti a tutti
  • # 4
    forse perchè hanno fame e sanno quanto è preziosoil lavoro? o perchè non cè la fiom che dichiara scioperi in coincidenza delle partite? o perchè x aprire o modificare uno stabilimento bastano 18-24 mesi in Serbia mentre da noi non bastano x un foglio du carta (il "via" valutazione impatto ambientale), forse perche si riforniscono dalla Slovenia con energia nucleare che sosta 1/4 di quella nostra... o forse perchè molti si fanno raccomandare x travare un a tempo indeterminato e finito il periodo di prova si grattano la pancia, tanto che mi fai? ......devo continuare?
  • # 5
    Se bisogna chiudere uno stabilimento in Italia, genio perchè ne hai appena aperto uno in Serbia?
  • # 6
    Di questo articolo si parla in : Marchionne avverte: con questo debole mercato auto in Italia c’è … – Finanzaonline.com | Sindacato UNSIAU
  • # 7
    Anche io voglio andare via dall'Italia, molti vorrebbero andarsene. Bisogna avere le fette di salame sugli occhi per non capire che qui sta andando tutto in malora. Spero solo che alle elezioni del 2013 i partiti vengano presi a calci nel sedere una volta per tutte e i sindacati tornino a fare il loro mestiere: difendere i diritti dei lavoratori.

Switch to our mobile site