12 dicembre 2011, ore 12:02 | Fiat
Fiat: Nuova Panda a Pomigliano, niente intesa sindacatiDecolla Fabbrica Italia, Panda prodotta nello stabilimento campanoMERCOLEDI’ S’INAUGURA NUOVA FIAT PANDA A POMIGLIANO. RESTANO INCOGNITE SU CONTRATTI LAVORO – Tra due giorni potrebbe iniziare una nuova era per la storia dell’industria italiana, che coincide con il battesimo della Nuova Panda, sotto gli occhi della stampa mondiale, la quale sarà presente con almeno 500 giornalisti accreditati da tutto il pianeta, oltre ai più di 250 italiani, i quali avranno il privilegio di provare per primi il nuovo prodotto Fiat. Non ci saranno, tuttavia, sfarzi ed eccessi, proprio per restare conformi al clima di austerity che sta vivendo l’Italia. Ma l’attenzione dell’amministratore delegato Sergio Marchionne non è concentrata in questi giorni solo sulla manifestazione di mercoledì, che è certamente un fatto più simbolico. Sono giornate di intense trattative con i sindacati di categoria, al fine di giungere a un accordo contrattuale unico per tutti gli stabilimenti italiani Fiat. Si parla, infatti, di modello Pomigliano, la fabbrica in cui all’inizio di quest’anno un referendum ha sancito a grande maggioranza l’assenso dei lavoratori a un nuovo modello contrattuale, che superi le difficoltà operative dell’azienda fino ai nostri giorni e che possa rilanciare la produttività e gli investimenti del colosso automobilistico torinese. (Fiat e sindacati raggiungono l’intesa per i 4.600 dipendenti di Pomigliano) Non sono poche le difficoltà che dovranno ancora essere affrontate nei faccia a faccia con i segretari delle sigle metalmeccaniche. Il modello Pomigliano prevede, tra le altre cose, che Fiat possa comandare un monte ore di straordinario pari a 120 all’anno, contro le attuali 40. I sindacati sarebbero favorevoli, ma al contempo chiedono un maggiore livello retributivo per queste ore extra. C’è poi la questione annosa dell’assenteismo, problema storico di Fiat, specie negli stabilimenti meridionali. L’azienda chiede che si arrivi a un obiettivo del 3,5% di ore perse per malattia, riservandosi il diritto di non corrispondere la retribuzione per le ore in cui si registrano picchi di assenze, tali da rendere poco credibili le giustificazioni per malattia. In questo caso, l’idea dei sindacati sarebbe una valutazione fabbrica per fabbrica, senza generalizzazioni di regole. Altro punto di trattativa resta lo scambio proposto da Fiat tra 10 minuti in meno di pausa pranzo e migliori postazioni per la catena di montaggio. Se l’accordo unico dovesse decollare, a giovarsene prima di tutti sarebbero i 4.367 lavoratori di Pomigliano d’Arco, alle porte di Napoli, in cassa integrazione da 3 anni, che vedrebbero finalmente avverata la prospettiva di un rilancio del sito industriale, malgrado dovrebbero smettere di produrre il marchio Alfa Romeo, per concentrarsi sulla Panda. All’interno del progetto noto come Fabbrica Italia, Marchionne ha promesso per il sito campano investimenti per 700 milioni di euro.
DALLO “STRAPPO” DI POMIGLIANO, ALL’ADDIO A CONFINDUSTRIA E ALLA DISDETTA DEI CONTRATTI DI LAVORO – Meno di un anno fa, esattamente in data 29 dicembre 2010, dopo una durissima battaglia con i sindacati metalmeccanici, Sergio Marchionne otteneva la firma di tutte le sigle più importanti, ad eccezione di Fiom-Cgil, per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. All’inizio del 2011, lo stesso filmato si ripete per Mirafiori, a Torino e successivamente a Grugliasco. Ma nella capitale piemontese i sì all’accordo superano non di molto i voti contrari tra i lavoratori, facendo temere il venir meno del progetto. In tutti questi mesi, il Leitmotiv delle relazioni industriali è stato lo scontro tra Fiat e Fiom-Cgil. Quest’ultima giudica i nuovi contratti sottoscritti dagli altri sindacati peggiorativi delle condizioni di lavoro e, pertanto, non firmabili. Solo un pressing della segreteria confederale, negli ultimi mesi, ha riportato Fiom verso una maggiore flessibilità, almeno a parole, per evitare che il sindacato resti escluso dalla gestione delle relazioni aziendali, visto che uno dei punti del nuovo contratto sul modello Pomigliano consiste proprio nella non possibilità di trattare e gestire gli accordi da parte dei sindacati che non li hanno firmati. Ma per siglare l’accordo, Marchionne ha chiesto e ottenuto a gran fatica una sorta di “dispensa” da parte di Confindustria, visto che Fiat avrebbe dovuto, in realtà, attenersi ai modelli contrattuali previsti per l’industria metalmeccanica. Per questo motivo, seguono mesi di distinguo e di dialettica accesa tra il manager e il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, fino a quando quest’estate, Marchionne non annuncia la fuoriuscita di Fiat dalla confederazione degli industriali, cosa che aleggiava già da tempo. Secondo Fiat, infatti, le regole rigide e uguali per tutti di Confindustria non permetterebbero una contrattazione efficiente per un’azienda aderente, nè di adottare un modello snello di relazioni industriali. Si arriva così a poche settimane fa, quando la casa torinese annuncia che tutti i contratti di lavoro precedentemente firmati presso gli stabilimenti italiani cesseranno a partire dal prossimo 1 gennaio, invitando i sindacati a sedersi a un tavolo, per siglare nuovi accordi sostitutivi. E’ ovvio che la base di partenza non potrà che essere il modello Pomigliano, contro cui oggi sciopera Fiom, che ha indetto un’astensione dal lavoro per otto ore per tutti i lavoratori metalmeccanici. In alternativa alla firma, resta lo spettro di un progressivo smantellamento degli stabilimenti nazionali, in favore di siti esteri. Lo ha minacciato senza troppi giri di parole lo stesso ad, forte del successo dell’integrazione con Chrysler. (Fiat disdice contratti nazionali, verso modello Pomigliano) Tuttavia, anche all’interno di Confindustria, la federazione metalmeccanica, Federmeccanica, chiede che sia adottato per il settore auto un contratto autonomo dentro quello più generale dei metalmeccanici, così come già è accaduto con la siderurgia. In sostanza, la politica di Marchionne di decentralizzare i modelli contrattuali, spostando l’attenzione dal settore generale al comparto specifico, sta avendo un effetto contagiante tra gli aderenti di Via dell’Astronomia, anche in conseguenza della crescente insofferenza della base per la gestione delle relazioni industriali da parte dei vertici della confederazione, a volte apparentemente distanti dalle istanze degli industriali stessi. In questi giorni, infatti, Federmeccanica sta trattando con i sindacati un “contratto auto”, che non varrebbe, tuttavia, per Fiat, che si è tirata fuori da Confindustria.
ARGOMENTI TRATTATI:
Cgil , Fabbrica Italia , federmeccanica , Fiat Pomigliano , modello Pomigliano , nuova panda , Panda Pomigliano , Sergio Marchionne
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