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09 gennaio 2012, ore 10:49  |  Fiat

Fiat: Marchionne resta fino al 2015, dubbi su sede

Marchionne non si sbottona su trasferimento di sede Fiat da Torino a Detroit o in Brasile

Come è nello stile dell’amministratore delegato italo-canadese, non ha avuto peli sulla lingua Sergio Marchionne, che è stato intervistato dal quotidiano finanziario americano The Wall Street Journal. La domanda certamente più importante è stata quella relativa alla futura guida del gruppo Fiat Chrysler, su cui l’ad ha avuto parole chiare. Intende restare fino al 2015, ma fino ad allora non avrebbe intenzione di lasciare, anche perché sulla casa di Detroit dovrebbe essere fatto ancora lavoro, soprattutto, in merito alla decisione sulla quota in mano ai sindacati della United Auto Workers. La loro partecipazione potrebbe essere rilevata dalla stessa Fiat, ma nulla è stato ancora fissato; così come nulla è deciso e certo riguardo alla sede del nuovo gruppo. Marchionne precisa che si avverte l’esigenza di avere una casa. Tutti la vogliono e, pertanto, al più presto si potrà pensare a individuare una sede unica per le due case automobilistiche. Tra Torino e Auburn Hills, quest’ultima una cittadina vicina a Detroit, la scelta potrebbe ricadere indifferentemente, così come su una città dell’America Latina, sostiene ancora l’ad, perché in Brasile, spiega, siamo molto apprezzati.

 

FIAT LASCIA TORINO? – Ma alla domanda se ciò non porti a uno scossone in Italia, nel caso in cui Torino non dovesse essere la sede del nuovo gruppo, Marchionne risponde con una metafora. Quando un ragazzino va via di casa, non è perché non vuole più bene ai suoi, ma perché vuole crescere. Lo stesso varrebbe per gli affari. Il manager spiega che il fattore emozionale non può più essere rilevante. In poche parole, non è più tempo di fare questioni sul mantenimento o meno della sede a Torino.

Poi, tornando al suo successore, Marchionne non ha voluto fare nomi, ma ha spiegato che si ricadrà su una scelta interna.

Punto di riferimento, dunque, è il 2015, anno nel quale la fusione tra Fiat e Chrysler sarà completata e dopo un 2013 che dovrebbe preannunciarsi pieno di lanci, come quello della Dodge Dart, una berlina compatta prodotta dagli stabilimenti Chrysler.

L’annuncio di Marchionne avviene all’indomani di un’altra notizia importante, la salita di Fiat in Chrysler al 58,5%, attraverso l’acquisizione di una ulteriore quota del 5% ancora nelle mani del governo americano, dopo il salvataggio del 2009. (Fiat incrementa la sua quota in Chrylser al 58,5%). Tale ulteriore partecipazione è stata acquisita, grazie all’obiettivo ecologico che l’Amministrazione USA aveva fissato nel 2010, che consisteva nella creazione di una vettura in grado di percorrere 40 miglia con un gallone, circa 16 chilometri con un litro. Adesso, l’azionariato di Detroit è nelle mani di due soli azionisti, Fiat al 58,5% e il fondo dei sindacati al 41,5%.

Il manager non ha nascosto la sua soddisfazione per l’ennesimo successo, anche se gli analisti dubitano che nel 2014 possa essere centrato l’obiettivo di vendere 6 milioni di veicoli, per il flop che sarebbe determinato dal mercato europeo di Fiat.

I numeri degli ultimi mesi, infatti, possono essere letti in chiaroscuro e dimostrano una certa debolezza di Fiat sul mercato interno ed europeo, mentre ben più gratificante è il quadro che emerge dal Brasile, dove la casa torinese si è affermata anche nel 2011 e per il decimo anno consecutivo leader del mercato, con una quota del 21% e vendite per 750 mila vetture circa, 55 mila in più della rivale Volkswagen.

In Italia, invece, il calo è stato sostenuto, pari al 13,8%, il che ha comportato una riduzione della quota di mercato, che si attesta al 29,4% contro il 30,3% del 2010, avendo mostrato risultati peggiori della media generale del mercato auto.

Male Fiat anche in Francia, in crollo del 13% (a dicembre, le perdite hanno accelerato al 14%), contro una media del 2,1%, mentre il gruppo si è assicurato un grande successo con il marchio Jeep sul mercato europeo, in crescita del 63,6%.

Molto bene, infatti, le vendite Chrysler, che a novembre hanno registrato un +45%, seguito da un altrettanto e straordinariamente positivo +37% di dicembre.

Poco prima di Natale, Fiat e i sindacati italiani, ad esclusione di Fiom, avevano siglato il nuovo accordo per il contratto di lavoro unitario valido in tutti gli stabilimenti italiani e che riguarda 86.500 dipendenti. (Fiat: accordo con sindacati, esclusa la Fiom)

C’è da scommettere che l’annuncio di uno spostamento possibile della sede da Torino agli USA o in Brasile non potrà che esacerbare lo scontro con le sigle sindacali, che accusano Marchionne di mirare allo smantellamento della produzione in Italia. Il manager si è, tuttavia, impegnato in un progetto di rilancio degli stabilimenti nel nostro Paese e che prevede investimenti per 20 miliardi complessivi.

Già qualche frizione tra l’ad e il mondo politico la si era avvertita poco tempo fa, quando il primo dichiarò che produrre auto in Italia non era conveniente e fu accusato di spirito anti-italiano, anche da settori diversi dalla sinistra.

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