|Finanza
05 luglio 2012, ore 11:51  |   Fiat

Fiat al bivio: chiudere Cassino o osare con Chrysler?

Con un mercato auto in gravissima difficoltà in Italia e in Europa quali sono le alternative in mano al Lingotto?

Ieri mattina con una delle sue solite uscita, il numero uno di Fiat Sergio Marchionne ha affermato che in Italia c’è uno stabilimento di troppo, soprattutto se si considera l’attuale crisi del mercato dell’auto. Una presa di posizione, quella di Marchionne, che ha di fatto confermato le impressioni di chi da tempo ritiene che l’obiettivo di Fiat sia andare via dall’Italia (Fiat vuole andare via dall’Italia, continuano i segnali di Marchionne). 

La domanda che alcuni importanti giornali si sono fatti questa mattina è quali possano essere le ipotesi sul tavolo di Fiat alla luce dell’evidenza della crisi del mercato auto in Italia. In altre parole poichè non è possibile, nè auspicabile, andare avanti a colpi di cassa integrazione e di stabilimenti che non lavorano o lavorano al minimo, quali possono essere le strade che Fiat potrebbe percorrere? Le ipotesi più verosimili ci sembrano quelle avanzate questa mattina da Repubblica. Nelle sue pagine economiche il quotidiano ha infatti suggerito quattro diverse soluzioni che potrebbero già essere allo studio degli strategist di Fiat.

 

Chiusura Fiat Cassino: un’ipotesi tragica sul fronte occupazionale

La prima prevede l’accorpamento di quei due stabilimenti che sono geograficamente più vicini ossia Fiat Pomigliano e Fiat Cassino. Nello specifico a dover essere chiuso sarebbe lo stabilimento di Cassino con la produzione e il personale trasferiti in Campania. In questo modo si creerebbero altri 2000 esuberi da aggiungere ai 2000 cassa integrati campani. Una prospettiva questa che sarebbe veramente una tragedia sul fronte occupazionale.

 

Produzione in Italia per Chrylser solo con pace sindacale

L’altra soluzione azzardata da Repubblica prevede la produzione in Italia di auto a marchio Chrysler che sarebbero poi vendute in Usa. Dal punto di vista occupazionale questa sarebbe la migliore strada ma dubitiamo che il Lingotto intenda fare il benefattore anche alla luce della situazione tesa con il fronte sindacale e della recente sentenza sui operai Fiom di Pomigliano.

 

Le altre ipotesi

Terza strada che potrebbe già essere sui tavoli di Fiat è la ricerca di un nuovo partner, un’ipotesi che, a conti fatti, ci sembra essere debole anche alla luce dello stato di salute dell’intera Europa. Per finire Fiat potrebbe considerare di affittare i suoi impianti a quelle case automobilistiche dell’Asia che sono le uniche che vendono in Europa e che  hanno bisogno come il pane di teste di ponte.

Queste indiscrezioni per ora devono essere considerate come delle semplici ipotesi di lavoro. Tuttavia è innegabile che Fiat debba, per forza di cose, adottare una determinata strategia poichè le prospettive del mercato auto in Italia e in Europa sono davvero drammatiche.

A Piazza Affari intanto il Lingotto dopo l’exploit di ieri, oggi sta guadagnando poco più di un punto percentuale. 

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1 Commento

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  • # 1
    E' una scusa quella di dire che non c'è pace sindacale nelle fabbriche. Qualcuno si ricorda gli anni '70? A meno che per pace sindacale si intenda il divieto di sciopero, diritto garantito dalla Costituzione. Nel caso Cassino verrà chiuso, non ci sarà nessun accorpamento, nessuna nuova linea di produzione. La Bravo verrà importata dalla Cina, la Delta dagli Stati Uniti e la nuova Giulietta non si sa ancora (Belvidere, Illinois?). Marchionne continua a dire che la fusione sarà (è) a vantaggio di entrambe le sponde dell'Atlantico, in quanto ognuno potrà esportare dall'altra parte. Peccato che la realtà è a senso unico: a fronte della Dodge Freemont e delle Chrysler Flavia, Grand Voyager e Thema, non c'è nessun auto che compia il percorso inverso. Di gente in Italia che ne spara grosse, ne abbiamo sempre avuta molta. Adesso andiamo a prendere gli oriundi. SIC TRANSIT GLORIA MUNDI...

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