01 giugno 2012, ore 23:05 | Attualità
FESTA DELLA REPUBBLICA NEL CAOS, TRA ANTIPOLITICA E VILIPENDIOIl terremoto in Emilia, la grave crisi economica e il declino morale delle istituzioni gettano più di un’ombra sull’opportunità di celebrare la festa del 2 giugno. A tener banco sono anche l’antipolitica e la proposta grillina di abolire il vilipendio
SI PUÒ NON FESTEGGIARE IL 2 GIUGNONon siamo tenuti a festeggiare ipocritamente la ricorrenza del 2 giugno, la Festa della Repubblica, solo per il vezzo di assistere passivamente a fuochi d’artificio e prestare ascolto ai rinnovati buoni propositi che i nostri rappresentanti istituzionali non manterranno. Deve essere un nostro sacrosanto diritto quello di scegliere di non prendere parte ai festeggiamenti e di non condividere i nostri valori, le nostre paure e le nostre speranze con questa classe politica. È un nostro diritto – e forse è anche un dovere morale – ripudiare apertamente la loro gestione squinternata della nostra Res Publica. Repubblica deriva dal latino “res publica”, e significa cosa pubblica. La Res Publica appartiene dunque al cittadino. Quando la politica è in crisi, il sistema repubblicano è in crisi. Pertanto anche noi cittadini entriamo in crisi e, di conseguenza, sorge in noi la necessità di ricercare nuovi referenti politici. Il nostro disgusto – che non è in sé sprezzante – nei confronti dell’amministrazione pubblica non è – e non deve essere – accolto con scetticismo dalle cariche istituzionali. È etimologicamente incorretto definire “antipolitica” il nostro sentimento di malcontento. Che cos’è l’antipolitica? Per spiegare il termine è necessario illustrare per sommi capi la teoria dell’agenzia. La teoria dell’agenzia mette in relazione (o in contrapposizione) due figure: il principale e l’agente. Non disponendo delle competenze tecnico-temporali per governare, il principale (il cittadino) obbliga l’agente (il politico) a ricoprire per suo conto la gestione di una mansione (la gestione della Res Publica). Ciò implica una delega di potere dal principale all’agente. Può accadere che il comportamento opportunistico dell’agente – selezione avversa (ovvero opportunismo ex ante) e azzardo morale (ovvero opportunismo ex post) – determini l’intervento in prima persona del principale (il cittadino) al fine di riallineare gli interessi dell’agente con quelli del principale. Il comportamento opportunistico dell’agente è pertanto antipolitico perché le sue azioni non tutelano più l’interesse del principale. ABOLIRE I REATI DI VILIPENDIO POLITICOL’uso opportunistico che questa classe dirigente fa della Res Publica è la vera antipolitica. Si potrebbe obiettare che criticare in modo ostentato le istituzioni sia reato. L’espressione tecnico-giuridica corretta è vilipendio. Le forme più comuni di vilipendio politico sono:
Vi è, tuttavia, un vuoto normativo nel nostro ordinamento giuridico. Nel nostro codice penale il reato di vilipendio è stato, infatti, formulato iniquamente perché se da una parte tutela gli agenti (la classe politica), dall’altra limita le facoltà del principale (il cittadino) di dare voce al proprio malcontento. Cittadini e burocrati non sono pertanto eguali dinanzi alla legge perché tale norma disincentiva il sacrosanto diritto del cittadino di contestare verbalmente e per iscritto la cattiva gestione della Res Publica e gli eventuali atti delinquenziali delle cariche istituzionali. Sarebbe pertanto necessario attuare una revisione del codice penale abolendo il reato di vilipendio in base all’Articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Sullo stesso argomento vedi anche: 2 giugno: Napolitano conferma la parata. Italiani indignati
ARGOMENTI TRATTATI:
antipolitica , Articolo 21 , Beppe Grillo , classe dirigente , codice penale , Costituzione , Crisi economica , Festa della Repubblica , Forze armate , Giorgio Napolitano , La Nazione , Lire , Presidente della Repubblica , Repubblica , vilipendio
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