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07 maggio 2012, ore 11:57  |  Attualità Economia Europa

Elezioni Grecia: europeisti bocciati, futuro grigio per Euro

I greci sfiduciano i due partiti responsabili delle misure di austerità e ritenuti complici degli Euroburocrati. Formare un governo a Atene è quasi impossibile

L’esito delle elezioni in Grecia ha le proporzioni di un sisma dell’ottavo grado della scala Richter, ma è passato momentaneamente in secondo piano, per via delle elezioni presidenziali francesi, che hanno decretato la vittoria del socialista François Hollande e la sconfitta di Nicolas Sarkozy (Hollande Presidente: la Francia cambia strada e svolta a sinistra).  Ma c’è da giurarci che già da oggi dovremo tutti fare i conti con Atene, che ieri ha votato per il rinnovo anticipato del suo Vulì, il Parlamento.

 

Elezioni greche: il quadro riassuntivo

Tutti si attendevano un forte terremoto politico, ma nessuno di questa intensità. Le urne hanno assegnato la vittoria di Pirro ai conservatori di Nuova Democrazia, guidati da Antonis Samaras, ma che hanno ottenuto solo il 18,9% dei consensi e 108 seggi su 300. I socialisti del Pasok, che nell’ottobre 2009 avevano ottenuto il 44% dei consensi, sono crollati a un misero 13,2%, scendendo a 41 seggi. Non solo l’umiliazione del tracollo verticale, ma anche quella di essere stati scalzati per la prima volta nella storia della repubblica post-Colonnelli dal secondo posto, scavalcati da Syriza, la formazione dell’ultra-sinistra, contraria alle politiche di austerità imposte dal Memorandum, che ha ottenuto il 16,8% e 52 seggi. Dietro si sono attestati con il 10,6% i conservatori di Grecia Indipendenti, con 33 seggi, ossia quel gruppetto di deputati di Nuova Democrazia, che nel febbraio scorso si era rifiutato di votare per l’ennesimo pacchetto di austerity imposto da Bruxelles e per questo era stato espulso dal partito. Oggi, essi rappresentano oltre la metà dei consensi raggiunti dalla lista ufficiale, a conferma che in Grecia avanzano tutti coloro che hanno criticato apertamente la politica di gestione degli ultimi due anni ad Atene e in Europa.

Forte avanzata anche dei comunisti di stampo stalinista della KKE, che con il loro 8,5% si beccano 26 seggi, qualcuno in più dei neonazisti di Alba Dorata, che prendono il 7% e 21 seggi. Altri 40 seggi vanno a cosiddetti “outsider”, i premiati dalla feroce rabbia popolare contro il governo.

 

La missione impossibile di Antonis Samaras

E se qualche ora fa Antonis Samaras ha ottenuto l’incarico di formare il governo da parte del presidente Carolos Papoulias, le sue chance di riuscire in un’impresa davvero seria sono ridotte al lumicino. Insieme, Nuova Democrazia + Pasok hanno 149 seggi, mancando la maggioranza assoluta di 151 seggi. Detto in altri termini, gli unici due partiti che si erano impegnati in campagna elettorale a portare avanti una politica di austerità fiscale non hanno la maggioranza in Parlamento e nemmeno ricorrendo a una Grande Coalizione in salsa ellenica avrebbero i numeri per imporre le loro idee. Ergo, la Grecia è nel caos, come avevamo già anticipato nel nostro articolo di venerdì: Elezioni in Grecia: l’Euro in bilico.

Se ne sono accorti subito i mercati, che hanno reagito al risultato elettorale di Atene con un crollo in borsa del 7,7%, mentre anche gli stessi titoli di stato italiani sono sotto attacco, passando a uno spread in aumento a 400 punti base sui Bund decennali tedeschi.

 

Uscita Grecia dall’Euro: una eventualità molto possibile

Sì, perché il terremoto greco si farà sentire molto forte nelle prossime ore, giorni e settimane anche nel resto dell’Europa. Il nuovo governo, quale che esso sia, non avrà né i numeri, né tanto meno la forza politica per portare avanti le riforme richieste da Bruxelles e che prevedono nell’imminente l’approvazione di tagli alla spesa e/o aumenti di imposte per 11,5 miliardi, ossia 4,5 punti del pil.

Tali misure sono indispensabili per potere ricevere gli ulteriori aiuti da parte della Troika, i soli in grado di potere allontanare il rischio di un default incontrollato. Qui bisogna essere chiari: Atene è già fallita, avendo dovuto ristrutturare il debito, riducendolo di 107 miliardi, grazie alla decurtazione del valore nominale dei bond del 53,5%. Tuttavia, il sacrificio imposto alle banche e ai risparmiatori privati rischia di essere insufficiente e se veramente non dovesse più esserci una guida politica ferma e stabile, la Grecia potrebbe dovere dichiarare default e uscire dall’Eurozona.

Ufficialmente, Syriza non è contraria all’euro, ma non voterebbe il Memorandum. Il guaio è che proprio esso è la precondizione per ottenere nuove tranche di aiuti e qui la palla passa a Bruxelles. I 130 miliardi stanziati a febbraio non possono certamente essere concessi ad Atene in cambio di nulla. I tedeschi su questo sono irremovibili e gli stessi elettori sono prontissimi a punire la Merkel al minimo cedimento sul punto. Se è vero che la vittoria di Hollande aprirebbe a una maggiore flessibilità sul Fiscal Compact e teoricamente sarebbe una buona notizia per i greci, è altrettanto indubbio che nessuno può immaginare che si arrivi a un aiuto gratuito dell’Europa verso lo stato ellenico.

 

Verso un pantano greco

Ma dopo i risultati di ieri, il timore è che la situazione politica possa essere destinata a estremizzarsi ancora di più, tanto che il Pasok e Nuova Democrazia hanno respinto l’ipotesi di nuove elezioni anticipate, nel timore che le formazioni di estrema destra e di estrema sinistra possano avanzare più di quanto non abbiano già fatto ieri.

E il rischio è che la sfiducia congiunta dei mercati per il caos Grecia e per il nuovo corso più “lassista” della Francia possa portare a una nuova ondata di attacchi speculativi contro i nostri BTp e i Bonos spagnoli, ma senza risparmiare gli stessi titoli francesi. A quel punto, la Grecia sarebbe l’ultimo dei problemi, perché avverrebbe la fine della moneta unica.

 

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Economia Europa – Elezioni Francia, Grecia, Germania, Cambia tutto

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