27 marzo 2012, ore 17:45 | Inchiesta Crisi Eurozona
Inchiesta Crisi Eurozona /2 – TRE SCENARI PER LA MONETA UNICALa crisi dei debiti sovrani sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza dell’euro. Tre scenari per comprendere il futuro politico-monetario dell’Europa.
Sono tre i principali scenari ipotizzabili. Un primo scenario potrebbe vedere la totale dissoluzione della moneta unica. Un secondo potrebbe comportare la creazione di due aree monetarie europee (una nord-europea e una sud-europea), mentre un terzo vedrebbe una o più nazioni venir escluse dall’Eurozona.
LA DISSOLUZIONE DELL’EURO La storia ci insegna che la dissoluzione di aree monetarie va a braccetto con la dissoluzione di realtà geo-politiche. Il rublo, per esempio, non ebbe vita lunga dopo la caduta del blocco sovietico. Anche quando la stessa Cecoslovacchia si divise in Repubblica Ceca e Slovacchia, entrambe le neonate nazioni adottarono unità monetarie differenti. Qualora l’euro cessasse di esistere, è probabile che le nazioni di Eurolandia ripristinino quelle stesse monete che ebbero corso legale sino al gennaio 2002. Al fine di tutelare il mercato comune e al tempo stesso ridurre il derivante rischio di cambio, una banda di oscillazione valutaria potrebbe essere adottata. Tuttavia, la dissoluzione dell’euro vanificherebbe tutte le politiche comunitarie attuate dall’Europa unita nel corso degli ultimi decenni e comporterebbe al ridimensionamento, se non alla caduta, dell’UE.
LA CREAZIONE DI DUE AREE MONETARIE EUROPEE Austria, Finlandia, Germania e Olanda – guarda a caso tutte nazioni del Nord Europa – potrebbero lasciare l’euro. È l’opinione di Hans-Olaf Henkel, l’ex presidente dell’Associazione degli Industriali Tedeschi. Qualora queste nazioni abbandonassero l’euro e adottassero o le vecchie valute nazionali o – più semplicemente – creassero un “euro forte” – e quindi in contrapposizione a un “euro debole” adottato dai rimanenti paesi di Eurolandia – le conseguenze politico-finanziarie sarebbero irreversibili. Il mercato boccerebbe l’euro debole, il quale finirebbe per svalutarsi ulteriormente penalizzando non solo la bilancia commerciale delle nazioni sud-europee, ma anche incidendo negativamente sui rendimenti dei buoni del tesoro di taluni paesi. L’euro forte, invece, si rivaluterebbe nel breve periodo danneggiando le esportazioni delle nazioni nord-europee – in particolar modo quelle tedesche – mentre il settore bancario di questi paesi sarebbe costretto a ricapitalizzare il patrimonio perché le proprie attività – inizialmente denominate in “euro debole” – avrebbero valutazioni minori una volta convertiti in “euro forte”. Di conseguenza, anche le economie della neonata zona nord-europea entrerebbero in crisi e nel medio periodo le quotazioni sia dell’euro forte sia dell’euro debole convergerebbero. Anche in questa istanza – come nel caso della dissoluzione dell’euro – la creazione di due valute europee rappresenterebbe il primo passo verso lo smembramento dell’UE.
L’ESCLUSIONE DI UNA O PIÙ NAZIONI DA EUROLANDIA A rigore di logica questa rappresenterebbe la soluzione più fattibile. La prima nazione a uscire da Eurolandia sarebbela Grecia. Se ciò si verificasse, la neonata moneta greca, la dracma, verrebbe istantaneamente travolta dalla sfiducia dei mercati e, svalutandosi, accrescerebbe a dismisura il debito pubblico decretando il fallimento della Grecia – anche a fronte dell’immissione di nuovi capitali europei nelle casse del Paese. Lo scenario che ne seguirebbe non sarebbe dissimile da quanto accadde in Argentina agli arbori del 2002 quando il paese sudamericano annunciò sia il default sulle obbligazioni internazionali sia l’abbandono dell’ancoraggio del peso argentino al dollaro statunitense. Tuttavia, l’economia argentina, a dispetto delle più funeste previsioni, si risollevò già l’anno seguente segnando un incremento del Pil pari al 9%, un tasso di crescita mantenuto nell’arco del successivo quinquennio.
UN PERICOLOSO «EFFETTO DOMINO» È bene precisare che un ipotetico abbandono della Grecia dall’euro potrebbe innescare una serie di
Se un’ipotetica uscita di Grecia e Portogallo da Eurolandia – le cui economie pesano rispettivamente del 3% e 2% sul Pil aggregato dei 17 paesi che adottano la moneta unica – potrebbe incidere, almeno in teoria, relativamente poco sulle sorti economiche dell’élite monetaria europea, lo scenario potrebbe cambiare se Italia e Spagna – le cui economie equivalgono rispettivamente al 16% e 13% del Pil di Eurolandia – fossero costrette ad abbandonare la moneta unica. A cura di Stefano Fugazzi.
ARGOMENTI TRATTATI:
Bilancia Commerciale , Buoni del Tesoro , crisi Argentina , Crisi euro , Crisi Eurozona , debito pubblico , debito sovrani , Default , dracma , esposizione , Euro , euro forte , Eurolandia , Europa , eurozona , germania , Grecia , Irlanda , italia , moneta unica , Portogallo , rendimenti , Settore bancario , UE , Unione Europea , uscita dall’euro
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Se davvero Eurolandia dovesse iniziare a sgretolarsi, quali sarebbero gli scenari e quali le conseguenze politico-economiche? 





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