30 aprile 2012, ore 15:21 | Attualità Economia Europa
Crisi economica Europa: un piano Marshall di propagandaPrevisti fino a 200 miliardi, ma restano, specchio di un'Europa che non è mai esistita
Il nostro stesso Paese è alle prese con una recessione dagli effetti molto pesanti sul fronte dell’occupazione e della tenuta dei redditi. Il piano passerebbe per l’emissione dei project bond da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei), con la compartecipazione dei soggetti privati. La Bei potrebbe emettere bond per 60 miliardi e per tre anni, in modo da sostenere i privati tra 180 e 200 miliardi di euro. Tuttavia, il problema è che tale istituto risulterebbe sotto-capitalizzato per almeno 10 miliardi, per cui gli stati membri dovrebbero sborsare di tasca propria, cosa assai difficile, se non impossibile, visto che tutti sono vincolati al raggiungimento del pareggio di bilancio. E allora, una ipotesi alternativa consisterebbe nell’utilizzo dei 12 miliardi avanzati dallo European Financial Stabilisation Mechanism, un fondo di salvataggio creato nel 2010 per 60 miliardi, per fare fronte alle difficoltà finanziarie degli stati dell’Eurozona.
Elezioni presidenziali francesi: la partita si gioca sul Fiscal CompactIl via libera al piano potrebbe arrivare già al Consiglio Europeo del prossimo 28-29 giugno. Tuttavia, non pensiamo che tutte le divisioni tra i governi siano state superate. Il primo screzio virtuale si ha già tra il candidato all’Eliseo, il socialista François Hollande, e il cancelliere tedesco Angela Merkel. Il primo ha chiesto in campagna elettorale di rimettere in discussione il Fiscal Compact, ossia il patto di unione fiscale, sottoscritto a marzo tra i membri dell’Eurozona. Secondo Hollande, l’accordo dovrebbe essere riscritto in direzione meno restrittiva. Di tutt’altro avviso la Germania, che sostiene che il Fiscal Compact debba rimanere così com’è e che la crescita passi per il varo di riforme, come quella del lavoro, che rimuovano gli ostacoli all’economia. Certamente, malgrado i mercati stiano reagendo positivamente alla notizia che la UE si muoverebbe sul rilancio della crescita nell’Area Euro, non possiamo pensare che gli effetti del piano, enfaticamente denominato “Marshall”, possano essere certi e immediati. Ancora una volta, gli stessi meccanismi con cui si tenta di intervenire sono macchinosi e passano sempre per le istituzioni finanziarie centrali, che rendono il progetto del tutto inavvicinabile per le imprese di ridotte dimensioni e che si trovano alla periferia dell’Eurozona. Manca una visione “pro-small business” e, pertanto, potrebbe trattarsi dell’ennesima iniezione inutile di denaro pubblico, in favore dei soliti noti. D’altronde, anche le aste Ltro dovevano servire a dare liquidità a famiglie e imprese, ma apprendiamo a mesi di distanza che i mille miliardi offerti al tasso agevolato dell’1% alle banche sono serviti solo per abbellire i lori bilanci e per fare finanza pura. Insomma, non si avverte alcuna sensibilità verso la situazione dell’economia reale e il pessimismo, ahinoi, deve essere d’obbligo. Quanto alla diatriba Merkel Hollande, gli ultimi sondaggi assegnano a quest’ultimo concrete probabilità di diventare presidente della Francia, il prossimo 6 maggio. Ad Hollande andrebbe il 53% dei voti, contro un 47% per l’uscente Nicolas Sarkozy. Si tratta di una rilevazione Ipsos, che evidenzia un restringimento del divario tra i due candidati, in favore proprio di Sarkozy. L’annuncio di un (grottesco) piano Marshall sarebbe una mossa dell’Europa, in particolare, della Germania, per dare risposte all’opinione pubblica francese sul fronte della crescita, nella consapevolezza dei tedeschi che proprio la scarsa considerazione dell’economia reale da parte della coppia Merkel-Sarkozy potrebbe portare il candidato socialista all’Eliseo.
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