|Finanza
01 giugno 2012, ore 12:53  |  Generali

Caos Generali: perchè Mediobanca vuole la testa di Perissinotto

Scontro tra leoni: chi non si adegua all'idea di Mediobanca sul futuro di Fonsai, nè paga le conseguenze.

L’amministratore delegato di Generali, Giovanni Perissinotto, sta per essere sfiduciato al consiglio di amministrazione previsto per domani. La notizia si è diffusa da ieri sera. A chiedere la testa dell’attuale manager sarebbero non solo l’azionista di maggioranza, Mebiobanca, che controlla il Leone di Trieste con il 13%, ma anche gli altri grandi soci privati, che hanno molti motivi di attrito con la gestione in carica, visto che alcuni di loro hanno acquistato il titolo a 25-30 euro e oggi si ritrovano in mano azioni del valore di 8 euro, subendo a livello contabile notevoli minusvalenze.

 

Chi vuole far fuori Perissinotto

Dunque, sarebbero favorevoli alla sfiducia De Agostini (2,43%), Caltagirone (2,27%), Leonardo Del Vecchio (3%), anche se quest’ultimo non è rappresentato al cda, essendo salito a tale quota solo recentemente, ma che aveva lasciato un anno fa il consiglio, in contrapposizione proprio al management, più che con l’ex presidente Cesare Geronzi.

Anche Fondazione Crt, che tramite Effeti controlla Generali al 2,2%, avrebbe appoggiato la mozione di sfiducia. L’unico grande azionista a restare contrario alla richiesta di dimissioni di Perissinotto è Palladio Finanziaria, da sempre sponsor dell’attuale ad e che rappresenta industriali del nord riuniti.

 

Sullo sfondo la fusione Unipol Fonsai

E qui la vicenda si ricollega con ogni evidenza all’intricata vicenda di Unipol e Fondiaria Sai. In breve, la questione è la seguente: Palladio Finanziaria e Sator, rispettivamente guidate da Roberto Meneguzzo e Matteo Arpe, hanno lanciato una controproposta a Premafin prima e a FonSai dopo, alternativa a quella di Unipol, quest’ultima sostenuta fortemente da Mediobanca e Unicredit.

Piazzetta Cuccia, infatti, ritiene che il piano di fusione di Unipol con Premafin, FonSai e Milano Assicurazioni sarebbe l’unico modo per mettere in sicurezza i suoi ingenti crediti verso le società dei Ligresti, di cui 1,1 miliardi verso FonSai in prestiti subordinati. Ora, malgrado Perissinotto si sia sempre dichiarato fuori dalla partita e non abbia mai pubblicamente appoggiato l’iniziativa di Arpe e Meneguzzo, egli è lo stesso sospettato di sostenerla, con ciò allargando il divario con il maggiore azionista in Generali, Mediobanca, appunto.

E’ lo stesso manager a riconoscere che proprio questo presunto pregiudizio sarebbe alla base della richiesta di sue dimissioni. Lo scrive esplicitamente in una lettera inviata ai consiglieri, in cui ribadisce di essere estraneo all’offerta Sator Palladio, anche se allo stesso tempo non rinuncia ad esprimere il suo parere sul piano Unipol, che egli considera sbagliato e pericoloso, per via anche della difficile salute finanziaria del “salvatore”, ossia di Bologna. Perissinotto condivide l’idea che Mediobanca sarebbe una banca sistemica, ma conferma che ciò riguarderebbe l’azionista, non Generali in sé.

Insomma, la vicenda è il frutto dell’intreccio tra situazioni diverse nel panorama bancario e assicurativo italiano, in cui ancora una volta il ruolo clou è svolto da Mediobanca, regista e anche parte coinvolta nell’operazione, tanto che la stessa Consob ha pubblicamente espresso riserve su tale punto, in particolare.

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