Unipol Fonsai: Cimbri batte i pugni, banche in pressing

Il gioco dei Ligresti potrebbe presto finire: il pressing delle banche e l'intransigenza di Unipol e dell'Isvap renderanno vana la controfferta di Sator e Palladio?

Per la famiglia Ligresti il tira e molla potrebbe presto finire

Al consiglio di amministrazione di ieri sera di Premafin c’erano all’ordine del giorno sia l’esame del piano Unipol, con l’ultima proposta dell’ad di Bologna, Carlo Cimbri, sui concambi, sia anche la discussione sulla controfferta di Sator e Palladio. Infine, la lettura di una missiva di Cimbri, in cui il manager di Unipol ribadiva ai consiglieri di Premafin che la compagnia assicurativa da lui guidata deterrebbe ancora il diritto di esclusiva.

 

Aumento capitale Fondiaria Sai: la soluzione di Sator Palladio

Iniziamo dal primo punto, che è poi legato strettamente al secondo. Unipol offrirebbe a Premafin uno schema, per cui post-fusione la holding avrebbe meno dell’1% del gruppo. Ora, la nuova proposta di Sator-Palladio consiste in una ricapitalizzazione della controllata Fondiaria Sai per 800 milioni, di cui la metà sottoscritti dai due fondi e per l’altra metà offerti in opzione ai soci della compagnia. Ma per quello che più interessa i Ligresti, il piano di Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo lascerebbe intatta la struttura attuale di Premafin, che non sarebbe fusa con FonSai, lasciando alla prima una quota residua del 15-20%.

Che il piano alternativo a Unipol faccia gola ai tre fratelli e figli dell’ingegnere siciliano è cosa evidente, tanto che hanno inviato una missiva a Cimbri, la scorsa settimana, in cui lo informavano di non avere alcuna intenzione di rinunciare ai diritti di manleva. Tale rinuncia era stata chiesta da Consob, quale condizione per escludere l’Opa obbligatoria su FonSai, da parte di Unipol.

Il punto è che non rinunciando a tali diritti, che erano stati offerti da Bologna lo scorso 29 gennaio, non si ha ben chiaro se possa essere mantenuto il diritto di esclusiva da parte di Unipol. Infatti, esso scade a luglio, ma potrebbe essere rimesso sin da subito in discussione, qualora legalmente si accertasse che il piano sia stato stravolto dal mutamento delle condizioni iniziali. Qui, i Ligresti avrebbero più di una ragione da fare valere, ma l’ad di Premafin, Giulia Maria, sembra essere timorosa di tirare troppo la corda. Perché se è vero che i tre fratelli avrebbero molto da guadagnare, optando per l’altro piano, è altrettanto indubbio che potrebbero perdere ancora di più.

 

L’Isvap sta per perdere la pazienza con i Ligresti

Anzitutto, l’Isvap non sembra intenzionata di attendere oltre la scadenza di domani. Se i Ligresti non si saranno decisi sul piano Unipol, dovrebbero aprire le porte dei loro uffici al commissariamento. Non solo. Mediobanca e Unicredit sono creditrici di Premafin e FonSai, ma allo stesso tempo sono anche i più forti sostenitori e fautori del piano Unipol, tanto che hanno messo la famiglia siciliana davanti a un bivio nettissimo e chiaro: o accettano il piano di Bologna, oppure escuteranno le azioni in pegno di FonSai, pari al 35,7% e per la compagnia ci sarebbe solo la via del tribunale.

 

Premafin guarda con favore alla fusione Unipol Fonsai

Per questo, prudenzialmente il cda di ieri di Premafin ha deciso di andare avanti nella strada della fusione con Unipol, ma allo stesso tempo si è riservato il diritto di vagliare il piano Sator-Palladio, diretto alla controllata.

Tra oggi e domani si riuniranno i consigli di FonSai e Milano Assicurazioni. A malincuore, pare che i Ligresti diranno sì a Unipol, ma poiché il diavolo sta nei dettagli, è anche molto probabile che imporranno più di una condizione per la loro accettazione, forti anche di un piano alternativo. I diritti di manleva e quelli di recesso sembrerebbero irrinunciabili per i tre fratelli, ma a quel punto lo scontro sarebbe non solo e tanto con Cimbri (Unipol dovrebbe lanciare un’Opa obbligatoria sulle azioni di minoranza in FonSai, a lievitazione del costo dell’intera operazione finanziaria), quanto con la Consob e l’Isvap. Non pare di poter dire che sia già stata messa la parola fine a questa storia che si trascina da inizio gennaio.

 

 

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