Terremoto Emilia Romagna: forse le ultime vittime che lo Stato rimborserà

Il Governo sta vagliando un decreto che addossa sui privati la spesa della ricostruzione dopo una calamità naturale. Unica fortuna dell'Emilia Romagna: non è ancora entrato in vigore.

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Il recentissimo terremoto in Emilia Romagna ha sicuramente riportato alla mente di molti le immagini del sisma che ha distrutto L’Aquila nel 2009.

Sono passati ormai tre anni da quella terribile notte di aprile ma, soprattutto per chi ha vissuto in prima persona quei momenti, è difficile dimenticare.

 

La lenta ricostruzione

E il fatto che molti comuni stiano ancora aspettando che venga completata la ricostruzione delle strutture pubbliche e private crollate in seguito al sisma, non fa che infierire ulteriormente.

Da un punto di vista prettamente economico, scevro da spinte emotive, è anche lecito pensare (e qualcuno lo avrà sicuramente fatto) a come si possa portare avanti una nuova ricostruzione quando ancora, dopo tre anni, non è stata completata quella in Abruzzo.

 

Decreto 59: riforma Protezione Civile

E da questo punto di vista fa rabbrividire il tempismo quasi veggente con cui è intervenuto sul tema il decreto n.- 59 sulla riforma della Protezione Civile, pubblicato il 17 maggio 2012 sulla Gazzetta ufficiale.

La novità legislativa prevede che non sarà più lo Stato a ripagare danni strutturali conseguenti a calamità naturali.

Sarà onere del proprietario intervenire a sue spese o stipulare preventivamente una polizza di assicurazione che copra il rischio di terremoto, alluvione, tsunami o qualsivoglia altra calamità naturale.

Una novità legislativa passata troppo in silenzio (forse anche per via dell’onda emotiva di altre notizie di cronaca che hanno scosso il Paese) e soprattutto contraria ad ogni principio base di uno Stato garantista.

Una contraddizione che genera ancora più rabbia alla luce dell’introduzione dell’Imu: una tassa sugli immobili che però lo Stato disconosce in caso di calamità naturale.

E’ come se il cittadino pagasse le tasse per la sanità pubblica ma, al momento del bisogno, fosse costretto a rivolgersi a medici privati.

Secondo quanto si legge nel decreto a spingere verso questa direzione è stata la necessità di “garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione” che sarebbe impossibile da affidare allo Stato data la carenza di fondi.

Ma il problema è veramente la carenza di fondi? O piuttosto la distribuzione degli stessi in maniera non equa e il fraudolento intervento di persone che non ne avrebbero avuto diritto?

 

Decreto non ancora in vigore

Intanto in Abruzzo molte persone continuano ad aspettare e ora alla stessa condizione sono condannate le vittime del terremoto in Emilia Romagna.

La normativa infatti non produce effetto immediato: è stato fissato infatti un periodo transitorio di 90 giorni per la sperimentazione e la stesura di regolamento che fissi termini e modalità del regime assicurativo.

Se tra quattro mesi la terra tremasse ancora le vittime non potranno più neppure aggrapparsi a questa speranza labile.

E in tutto questo le uniche basi che acquistano solidità sono quelle del sistema assicurativo. 

 

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