MPS, voci di fusione con BNL Bnp Paribas: facciamo il punto

Siena potrebbe essere acquisita dai francesi e la Fondazione MPS scenderebbe sotto il 2%. Ecco tutti i pro e i contro di un'ipotetica fusione

Corsi e ricorsi. Dopo una dura battaglia (vinta) con Bnp Paribas nel 2007, per acquisire il controllo di Antonveneta, MpS potrebbe adesso essere acquisita dall’istituto francese, che già oggi controlla l’italiana Bnl. Sono voci insistenti, che circolano da giorni tra gli ambienti finanziari, ma che si sono rafforzate ultimamente, malgrado le smentite del presidente Bnl, Luigi Abete, e del direttore finanziario di Bnp Paribas, Philippe Bordenave. Quest’ultimo ha voluto allontanare da Parigi l’indiscrezione, ribadendo come sarebbe unico obiettivo del suo istituto, al momento, raggiungere i ratios patrimoniali.

 

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Ma il mercato ci crede, anche perché l’ipotesi di Alessandro Profumo, cioè che MpS possa farcela da sola da qui al 2015, con tagli per 600 milioni, è ritenuta poco realistica. Senza un matrimonio con una grande banca, Siena sarebbe destinata al crac. Per evitare il quale, pare che l’unica soluzione concreta sia ad oggi un’acquisizione da parte dei francesi, come la scorsa settimana aveva previsto un rapporto di Mediobanca.

 

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Anche perché gli stessi francesi avrebbero bisogno di Rocca Salimbeni. La sola Bnl non consente loro di penetrare con efficacia il sistema bancario italiano, ragion per cui o rafforzano la loro posizione nel Belpaese o si ritirano. E attraverso il controllo anche di Siena, si creerebbero le premesse per la formazione di un polo bancario del Centro Italia, in grado di competere con i colossi di Unicredit e Intesa-SanPaolo. bnl bnp paribas

Sempre secondo i rumors, l’operazione avverrebbe carta su carta, ossia con un concambio di 5,6 azioni Bnp Paribas ogni 1.000 di MpS. A conti fatti, dunque, la Fondazione potrebbe così scendere all’1,7% dall’attuale 34,94%, perdendo lo storico controllo esercitato da un ventennio e facendo arretrare la politica dalla gestione dell’istituto senese.

 

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Le incognite rimangono. Anzitutto, bisogna valutare se i francesi avranno voglia di sobbarcarsi il controllo di una banca ad oggi così fortemente radicata nel contesto politico locale di Siena e nazionale. Non ultime, poi, ci sono le difficoltà finanziarie, dato che Rocca Salimbeni risulta indebitata con il Tesoro per 3,9 miliardi, quando a Piazza Affari ne vale mediamente 2,7 miliardi, nelle ultime settimane. E già quest’anno, i soli interessi sul maxi-prestito dello stato ammonteranno a quasi 320 milioni, a cui bisognerà sommare la cedola da 170 milioni non corrisposta sul 2012, per assenza di utili. Quindi, l’indebitamento rischia di crescere fino a 4,45 miliardi, in virtù della previsione del governo per cui la banca potrà emettere nuovi Monti-bond, a copertura delle cedole non corrisposte sugli esercizi 2012 e 2013.

Ma dall’anno prossimo, il rischio di dovere pagare allo stato una mega-cedola da 400 milioni è altissimo e data l’attuale impossibilità di prevedere un’operazione del genere, lo stato potrebbe entrare nel capitale di Siena, a garanzia degli interessi non riscossi. Uno scenario del genere non gioca, quindi, in favore di una possibile acquisizione da parte di un soggetto terzo, specie se non italiano. La prospettiva, perciò, potrebbe essere più lontana nel tempo di quanto non si creda.

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