L’Italia ordina armi Usa. Italiani ignari, l’affare guerra non conosce crisi

La commessa Italiana per gli armamenti dei droni Reapers è al vaglio in Camera e Senato a Washignton, ma gli italiani come sempre non erano minimamente a conoscenza di come venivano spesi i loro soldi.

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo” (Art.11 della Costituzione Italiana).

Cito l’articolo 11 della nostra Costituzione perchè a quanto sembra sempre più spesso per motivi politici, strategici, di alleanze o di chissà cos’altro si tende a dimenticare che tale articolo esista.

E proprio una notizia di oggi fa capire come l’articolo 11 stia di nuovo per essere calpestato, visto che l’Italia accetterà dagli Stati Uniti il necessario per armare gli UAV (unmanned aerial vehicle), o droni che hanno la funzione di poter volare senza pilota, attraverso la teleguida,   Reapers e trasformarli in macchine di morte capaci di individuare ed uccidere il nemico.

Ma andiamo con ordine e vediamo di cosa si tratta.

 

L’Italia e i droni

L’Italia, (ironicamente mi chiedo “chissà perchè?”)  è stato il primo Stato estero ad acquistare nel 2001 i Predator, in seguito ha ordinato, nel 2006, i Reapers, velivoli più grandi e con una maggiore capacità di spazio per un costo totale di 378 milioni di dollari.

Quando l’Italia fece la commessa per questi UAV, ordinò soltanto il velivolo, senza armamentario, destinandolo alla ricognizione aerea, poichè alcune forze politiche avevano espresso le loro riserve.

Ma questi droni non sono stati concepiti soltanto per la ricognizione, ma soprattutto per l’attacco (si guardi il numero di droni impiegati da Stati Unite e Inghilterra in Afghanistan, Yemen, Somalia e Iraq), anche se l’Italia fino ad ora li ha usati solo allo scopo di sorveglianza, come nel caso  dell’Iraq dove furono inviati Predator disarmati, e come nel 2007 in Afghanistan, e la scorsa estate tre Reapers, in Libia, anch’essi disarmati.

Quindi fin qui tutto bene, l’Italia ha acquistato (anche se a parere di molti poteva risparmiarsi la spesa) dei velivoli per la sorveglianza dei cieli, rispettando la Costituzione, e soprattutto l’articolo 11.

 

Ora arrivano le armi

Ma lo scorso anno, l’aeronautica militare ha ordinato, nel più stretto silenzio, un numero non ben definito di armi per equipaggiare i droni: si parla di Missili Hellfire (i Reapers possono imbarcarne fino a 14 ognuno), bombe Jdam guidate da satellite che hanno un costo che varia dai 30 ai 50 mila euro l’una.

Al di là della spesa, che sicuramente in questa momento l’Italia non può : gli sostenere, si andrà a trasformare un velivolo acquistato originariamente come “arma da difesa” per la ricognizione aerea, in un arma di distruzione, di uccisione, poichè una volta armati saranno pronti a fare fuoco e individuare ed uccidere il nemico.

In questo modo tutte le potenzialità dei droni verranno sfruttate, cosa che fino ad ora non si è fatto per la mancanza dell’armamentario bellico; l’utilizzo di questi droni, senza pilota è stato talmente tanto frequente negli Stati Uniti da creare anche non pochi problemi, nell’invasione dello spazio aereo internazionale senza autorizzazione, con la scusa che il drone non è dotato di pilota.

 

La decisione a Washington

Per ora la decisione se fornire o meno gli armamenti all’Italia, che sarebbe l’unico Stato, oltre la Gran Bretagna, dotato di questa tecnologia avanzata che viene ritenuta strategica dagli Usa, è al vaglio al Congresso di Washington dove ci sono pareri sia favorevoli che contrari alla cessioni di questi assetti strategici.

C’è chi vorrebbe che la possibilità di possedere velivoli teleguidati rimanesse una esclusiva degli Stati Uniti e quindi si oppone alla condivisione di tecnologie così sofisticate.

“La tecnologia americana all’avanguardia non dovrebbe essere condivisa, questa è la mia opinione  sono preoccupata dalla proliferazione di questi sistemi d’armi e non credo che dobbiamo venderli” espone la democratica Dianne Feinstein, che si oppone alla commessa.

Inoltre non tutti all’interno del Congresso ritengono L’Italia in grado di portare a termine missioni militari per conto degli Stati Uniti (ovviamente l’Italia non è asservita solo dal punto di vista dell’acquisto, ma anche dell’utilizzo delle armi che compera dagli USA); di contro c’è chi afferma che non si può negare ad altri membri della Nato di usufruire il privilegio dell’utilizzo di tali assetti tecnologicamente avanzati, allo stesso tempo permettendo al mercato delle industrie americane di allargarsi in modo da avere un giro di affari mondiali senza precedenti.

Al momento l’ordine dell’Italia sembra però non dover incontrare ostacoli, poichè il Congresso aveva tempo fino al 27 maggio per opporre il suo veto alla commessa  militare, restano però ancora due settimane di incertezza durante le quali il veto potrebbe arrivare da un No congiunto di Camera e Senato.

“L’Italia è un forte partner e alleato Nato che contribuisce in modo significativo alle operazioni degli Stati Uniti e della Nato il trasferimento di materiale militare all’Italia, tra gli altri alleati, la mette in grado di sostenere e partecipare alle operazioni che proteggono non solo le truppe italiane ma anche quelle degli Stati Uniti e di altri partner della coalizione” ha fatto sapere la portavoce Wendy Snyder

 

L’Italia ripudia la guerra, ma la fa per compiacere gli USA

Siamo di nuovo di fronte a decisioni prese dal nostro Governo senza che l’Italia, quella fatta dalla gente che paga tali spese,  ne sia messa al corrente, come nel caso della partecipazione al programma degli F-35.

L’Italia si professa un Paese pacifista, come la stessa Costituzione sottolinea, e come continuano a ricordare tutti i gruppi pacifisti nazionali, ma nonostante questo si arma, non per difesa, ma per attacco.

Siamo un Paese pacifista, ci fanno credere, ma nel frattempo rientriamo tra i 10 Stati mondiali che esportano ed importano il maggior numero di armi.

Se fino ad ora l’Italia in Afghanistan ha potuto aiutare l’America soltanto scoprendo obiettivi sensibili, senza poter però aprire il fuoco perchè priva di armi, dopo la consegna della commessa, che a quanto pare dovrebbe avvenire in tempi molto rapidi, sarà in grado di aiutare gli Stati Uniti nelle sue guerre proteggendoli anche sul campo: asservimento totale.

 

A questo punto ci si chiede a che pro tutto questo?

Quali sono le guerre dell’Italia?

Negli ultimi anni abbiamo partecipato, con i nostri militari, i nostri giovani che in molti casi hanno anche perso la vita, a guerre, missioni di pace, interventi che non riguardavano la nostra nazione; è vero dobbiamo preservare la pace nel mondo, ma la pace non si ottiene sparando, uccidendo e facendo una guerra per porre termine ad un’altra, tutte le nostre guerre sono stata in appoggio agli Stati Uniti, che proprio per questo motivo non si oppongono alla nostra commessa militare: acquistando i droni e le armi per equipaggiarli saremo in grado di correre in loro aiuto più velocemente.

E chi è che ci guadagna in tutto ciò? Forse i soldati che combattono rischiando la vita? No di certo.

A guadagnarci è l’industria militare, in questo caso proprio quella degli Stati Uniti; le crisi economiche colpiscono tutti i settori di un’economia, ma guarda caso l’industria bellica non viene mai scalfita dalla crisi ed un motivo ci sarà.

E armandoci in modo da essere pronti ad attaccare, uccidere, individuare il nemico mi fa pensare soltanto che non c’è nessuna intenzione da parte della Difesa italiana di raggiungere quella tanto desiderata pace che attualmente nel mondo non c’è.

 

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