Fonsai Unipol: Ligresti mette in trappola Nagel di Mediobanca
Alberto Nagel è indagato dalla Procura di Milano per ostacolo all'attività di vigilanza. Ma cosa c'è di vero dietro la vicenda tanto discussa del papello dei misteri e che ripercussioni ci potranno essere sulla fusione Unipol Fonsai?PER APPROFONDIRE: Alberto Nagel Aumento capitale Premafin Fondiaria Sai Unipol fusione Unipol Fondiaria Sai Lettera Ligresti Mediobanca Nagel indagato piano Unipol ![]() L’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, è indagato per ostacolo all’attività di vigilanza, nell’ambito della complessa vicenda Fondiaria Sai Unipol. La notizia la si è appresa dopo che ieri il manager è stato interrogato per sei ore dal PM Luigi Orsi in una delle sedi milanesi della Guardia di Finanza, a proposito della lettera ritrovata presso lo studio legale dell’avvocato Cristina Rossello e in cui si riscontrerebbe in due pagine una sorta di patto tra la famiglia Ligresti e Piazzetta Cuccia, al fine di agevolare la fusione Unipol Fondiaria Sai.
Un piano Unipol pieno di incognite e mezze veritàNagel ha ammesso che la sigla in calce alla lettera è la sua, ma ha smentito che essa vi sia stata apposta per stringere un accordo o anche solo qualcosa di simile a un accordo con i Ligresti, chiarendo che si sarebbe trattato solo di un’apposizione per avvenuta conoscenza. Il suo legale, Mario Zanchetti, ha già annunciato l’intenzione di presentare istanza di archiviazione del caso. Sta di fatto che ancora una volta i riflettori della giustizia restano puntati sul piano Unipol, che sin dall’inizio ha suscitato parecchie critiche e perplessità sulle modalità di realizzazione. Proprio ieri era arrivato il respingimento del Consiglio di Stato del ricorso di Sator e Palladio Finanziaria contro il mancato annullamento da parte del Tar del Lazio della delibera dell’Isvap, con cui l’authority aveva rilasciato parere favorevole al piano Unipol (Fondiaria Sai, respinto il ricorso di Sator Palladio).
Riusciranno i magistrati dove non sono riusciti Sator e Palladio?Con la sconfitta anche in secondo grado amministrativo degli oppositori di Bologna, pareva che nessun altro ostacolo avrebbe potuto intralciare l’operazione coordinata da Mediobanca, ma nelle stesse ore l’interrogatorio di Nagel dimostrava esattamente il contrario. Già un paio di giorni fa, Jonella Ligresti aveva presentato al pm una registrazione audio di una conversazione tra lei e l’avvocato Rossello, realizzata presso lo studio di questa e con riguardo alla trattativa con Piazzetta Cuccia, per accaparrarsi alcuni benefit dall’operazione. La Rossello, malgrado sia il braccio destro dell’istituto, intrattenendo i rapporti tra di esso e il mondo finanziario italiano, si era presentata per l’occasione quale fiduciaria di FonSai, al fine di sbloccare un accordo arenatosi sui divieti della Consob. Era accaduto, infatti, che il 27 gennaio scorso, l’authority aveva esplicitato il suo parere contrario su qualsiasi garanzia in favore della famiglia Ligresti e contenuta nel piano Unipol. Successivamente, sarà sempre la Consob a impedire il mantenimento in loro favore del diritto di manleva e di quello di recesso, a meno che Unipol non avesse voluto rinunciare all’esenzione dell’Opa obbligatoria su FonSai.
Lettera Ligresti Mediobanca: un giallo più semplice di quanto si possa pensare?Stando alle ricostruzioni della stessa famiglia Ligresti, Salvatore e i suoi tre figli si diedero subito da fare per ottenere un accordo che garantisse loro alcuni punti irrinunciabili, tra cui una buonuscita di 45 milioni, la conservazione delle attività di famiglia in Francia e Svizzera, ufficio con segretaria, autista, cascina (Fondiaria Sai: la lettera a Mediobanca diventa un giallo). Ora, è evidente che un tale patto, se fosse mai avvenuto, sarebbe in contrapposizione con le richieste dell’authority e farebbe scattare l’Opa obbligatoria sulle azioni rimanenti in FonSai e a carico di Unipol, nonché l’accusa di ostacolo all’attività di vigilanza per i soggetti coinvolti. Mediobanca precisa di non avere mai ricercato un accordo con Ligresti, anche perché essa non si configura come controparte, ruolo che spetterebbe a Unipol. Ma è indubbio il ruolo decisivo che Piazzetta Cuccia ha avuto nella vicenda e che continua ad avere, esposta per 1,1 miliardi verso la compagnia della famiglia. Crediti che avrebbero rischiato di sfumare, nel caso in cui l’integrazione con Unipol non fosse andata in porto e si sarebbero aperte le procedure di amministrazione straordinaria. In termini concreti, il giallo del papello non dovrebbe comportare alcun blocco del piano Unipol, quanto la possibilità che esso divenga più oneroso per Bologna, la quale si dovrebbe fare carico di lanciare un’Opa obbligatoria anche sulle azioni di minoranza in FonSai, quando ad oggi la compagnia emiliana controlla quest’ultima per il 35%, tramite la holding Premafin.
Lo strano atteggiamento della famiglia LigrestiMa c’è un elemento che ci suggerisce che molto probabilmente quanto scritto nella lettera altro non sia che i desiderata della famiglia Ligresti. Non solo l’atteggiamento dei tre fratelli e del padre Salvatore è di piena collaborazione con la Procura di Milano (cosa, che non avrebbe senso se fossero già state loro erogate le garanzie richieste), ma, addirittura, nei consigli di Premafin, FonSai e di Milano Assicurazioni e nelle rispettive assemblee, i tre fratelli hanno tenuto un atteggiamento contrario alla fusione, mettendone a un certo punto in pericolo la realizzazione. Ora, perché mai essi dovrebbero continuare ad andare contro il piano Unipol, fortemente voluto da Mediobanca, quando questa avrebbe loro accordato onerose garanzie? Viene il sospetto, quindi, che semmai la ricerca di un accordo ci sia stata, di ciò non se ne sia poi fatto nulla.
Aumento capitale Premafin: quali scenari si aprono?Ultima domanda: il 23 di agosto (il 28 in seconda convocazione) si terrà l’assemblea dei soci Premafin, chiamata ad esprimersi sulla ricapitalizzazione già avvenuta della società e del conseguente piano di integrazione con Unipol, con Bologna che controlla già l’80,9% dei diritti di voto. Come inciderà l’ultimo colpo di scena giudiziario sulla riunione? In altri termini, la Procura potrebbe impedire a Unipol, nella sua qualità di soggetto in conflitto di interesse e alla luce di quanto accaduto, di partecipare al voto? Se così fosse, esisterebbe in Premafin una maggioranza teorica, in grado di votare contro il piano Unipol, determinando una situazione di caos, con possibili richieste di maxi-risarcimento alla vecchia gestione e forse non solo. Anche se gli scenari sopra ipotizzati sono tra i più estremi, rientrano nel novero delle possibilità e l’ostinazione con cui il pm Orsi (ufficialmente in ferie) sta seguendo la vicenda indica che la Procura ha tutta la volontà di giocare sino in fondo la sua partita, che non si è, quindi, conclusa con la fine degli aumenti di capitale di ieri.
2 agosto 2012, ore 11:04
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