Fondiaria Sai Unipol, fusione rallentata dalla lettera dei misteri

La Procura vuol vederci chiaro sulla lettera dei Ligresti a Mediobanca. Anche Conson in Procura

Non c’è pace per l’operazione Unipol-FonSai, malgrado manchi ancora solo la fusione effettiva da realizzarsi entro i prossimi sei mesi. Ieri, alla Procura di Milano si sono recati gli ispettori della Consob, per discutere del famoso “papello”, rinvenuto nello studio dell’avvocato Cristina Rossello, segretario del patto di sindacato di Piazzetta Cuccia e che nei mesi scorsi aveva funto da legale dei Ligresti.

 

Lettera Ligresti Mediobanca: la Procura vuol vederci chiaro

Il pm Luigi Orsi vorrebbe vederci chiaro sul significato della lettera firmata dall’ad Mediobanca, Alberto Nagel, in cui la famiglia del costruttore e finanziere siciliano chiedeva una serie di benefits economici, per dare il via libera all’operazione Unipol.

La lettera è stata firmata lo scorso 17 maggio, ma nell’interrogatorio di luglio, Nagel ha negato che si trattasse di un accordo o anche solo di un’intesa preliminare, sostenendo di avere siglato il foglio di carta, solo per non indispettire i Ligresti, che allora risultavano azionisti di maggioranza in Premafin e a cascata di FonSai e Milano Assicurazioni. E senza il loro assenso non si sarebbe potuta realizzare la fusione con Unipol, fortemente caldeggiata da Piazzetta Cuccia.

Il procuratore, tuttavia, ritiene che Nagel e tutto l’istituto da lui guidato abbiano nascosto al mercato informazioni rilevanti, cosa che farebbe scattare l’ipotesi di reato di aggiotaggio. In sostanza, essi si sarebbero accordati con la famiglia, concedendo loro (o impegnandosi a farlo) benefici cospicui, che si configurerebbero quale trattamento di favore verso i vecchi soci di controllo in Premafin, rendendo così indispensabile il ritiro dell’esenzione dell’Opa obbligatoria su FonSai, che Consob aveva garantito a Unipol, subordinatamente allo sbianchettamento dagli accordi del diritto di recesso e della manleva verso Ligresti.

Insomma, se fosse accertato che Nagel abbia siglato un’intesa, il presidente Consob, Giuseppe Vegas, potrebbe imporre a Unipol di lanciare un’Opa sulle azioni di minoranza in FonSai, aggravando il costo del piano di fusione, mentre al contempo, che l’accordo sia andato o meno a buon fine, scatterebbe l’accusa certa di aggiotaggio.

Difficile che si parli di questo al board e alla riunione del patto di Mediobanca di oggi, concentrati ad esaminare i conti dell’ultimo esercizio, che per quanto non brillante come il 2010-2011, dovrebbe esitare un risultato netto compreso tra 50 e 117 milioni di euro, contro i 369 milioni del 2010-’11.

 

Nagel non si tocca quindi tutti sapevano del papello?

La cosa quasi certa è che il manager Nagel non rischia in ogni caso il posto, dopo che l’ad di Unicredit (primo socio di Piazzetta Cuccia con l’8,66%), Federico Ghizzoni, avrebbe “blindato” il suo nome, sostenendo che al patto non si discuterà nulla di specifico.

Ad essere malpensanti, si potrebbe sostenere che la difesa strenua della posizione di Nagel sia conseguenza di un comportamento da tutti noto e appoggiato al tempo, cioè il manager non avrebbe agito di testa sua. Altrimenti, come definire il comportamento di un ad, che firma una lettera piena di impegni finanziari, senza che la sua banca ne sappia qualcosa e rischiando di trascinarla in una vicenda legale imbarazzante e pericolosa? O Nagel è stato sprovveduto (possibile?), oppure sentiva di avere le spalle coperte dal suo stesso istituto.

D’altronde, non dimentichiamo che proprio Mediobanca e Unicredit hanno voluto a tutti i costi il piano Unipol, essendo i due più grandi creditori delle compagnie dei Ligresti e della loro holding Premafin.

E a proposito di holding, le due società di controllo Imco e Sinergia, già sotto amministrazione controllata, dovrebbero chiudere a breve un accordo, secondo cui si pagherebbero tutti i debiti non bancari, mentre le banche creditrici si rifarebbero sui loro immobili, che sarebbero conferiti a un fondo, forse Hines, chiamato a valorizzarli. Gli istituti risulterebbero sottoscrittrici delle quote, in proporzione ai crediti vantati.

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