Fondiaria Sai Unipol, aumenti di capitale ad alta tensione

Fonsai e Unipol restano estremamente volatili a Piazza Affari. La fusione sembrerebbe più vicina anche su sul piano spunta l'incognita Alessandro Dalla Chà

Parte oggi l’aumento di capitale di Unipol e quello di Fondiaria Sai, ciascuno di 1,1 miliardi di euro. I diritti potranno essere negoziati da oggi fino al 25 luglio, mentre potranno essere esercitati da oggi fino all’1 agosto.

Venerdì è stato raggiunto il tanto sospirato accordo tra le banche del consorzio di garanzia, che si allarga a 11 membri, pur perdendo la presenza di Morgan Stanley. Parteciperanno all’operazione Mediobanca, Unicredit, Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, Nomura, Ubs e poi anche come joint-bookrunners Banca Akros, Banca Aletti, Banca Carige e Centrobanca.

In tutto, il valore delle commissioni sarà di 112,4 milioni, di cui 60,4 milioni per l’aumento di FonSai e altri 52 milioni per quello di Unipol. 24 milioni per ciascuna compagnia saranno distribuiti a titolo di incentivo.

 

Nuove azioni Fonsai e Unipol

Le nuove azioni ordinarie saranno emesse a 1,17 euro per FonSai e a 2,50 euro ciascuna per Unipol. Le risparmio FonSai saranno a 0,565 euro, le privilegiate Unipol a 0,975 euro. I diritti saranno di 44 euro per la prima e di 10 euro per la seconda. I titoli saranno offerti in opzione nel rapporto di 252 nuovi per ciascun’azione già posseduta in FonSai, mentre il rapporto scende a 20 a 1 per Unipol.

In ogni caso, si tratta di valori che diluiranno fortemente i capitali delle due compagnie, ragion per cui si prevede già da oggi fortissime oscillazioni dei titoli coinvolti. Nella mattinata di oggi, ad esempio, Unipol e FonSai segnano in apertura un boom del 20%, mentre da inizio luglio a venerdì esse hanno perso rispettivamente il 30% e il 51% a Piazza Affari.

Oggi, pertanto, Unipol vale in borsa 328 milioni, mentre FonSai capitalizza solo 219 milioni. Si pensi che a fine 2006, la compagnia dei Ligresti vantava un capitale ordinario di ben 5,5 miliardi.

 

Assemblea dei soci sull’aumento di capitale Unipol

Ma come se le sorprese non fossero già state sufficienti, l’ultimo colpo di scena arriva nel weekend, quando il custode giudiziale delle azioni dei due trust caraibici The Heritage Trust e di The Ever Green Security Trust, Alessandro Dalla Chà, nonché il curatore fallimentare di Imco-Sinergia, ciascuno a capo del 20% di quota in Premafin, hanno scritto una missiva ai vertici della holding, in cui si rimarcano le distanze dall’operazione Unipol e annessa ricapitalizzazione di 400 milioni per la società di controllo di FonSai, denunciando la volontà dilatoria del board, che avrebbe cercato di ritardare la convocazione dell’assemblea dei soci. Essa sarà chiamata ad agosto ad esprimersi nuovamente sul piano Unipol e sull’aumento di capitale ad esso prodromico, ma i due amministratori ora chiedono la “revoca” della precedente delibera dell’assemblea del 12 giugno, ergo l’annullamento dell’operazione.

Il paradosso è che tra un mese, quando molto probabilmente saranno chiamati a riesprimersi i soci Premafin, Unipol sarà già entrata nel capitale della holding, acquisendo il controllo con l’83% del capitale ordinario (Fusione Fonsai Unipol: i numeri della futura Unipol Sai). In altre parole, si tratterebbe di una farsa. Ma proprio per evitare ciò, si diffondono voci per cui a Unipol potrebbe essere impedito di votare. A quel punto, due saranno le strade: o i soci rimanenti confermano il piano, o lo bocciano. Nel primo caso, come non detto; nel secondo non si riesce nemmeno ad immaginare cosa possa accadere.

 

Congelamento  diritto di voto Unipol

Si andrebbe, infatti, verso un possibile congelamento dei diritti di voto in assemblea per Unipol, oppure i soci contrari potrebbero adire il cda per un’azione risarcitoria o ancora si andrà verso un maxi-risarcimento della holding. Scenari complessi, che non sono affatto da escludersi. L’ultima missiva conferma la volontà dei giudici milanesi di non stare con le mani in mano, sentendosi essi beffati dalla holding, che ha proceduto senza tenere in debita considerazione i reali rapporti di forza in campo. A tale proposito, ricordiamo come Imco-Sinergia e i due trust caraibici detengono complessivamente il 40% del capitale Premafin, mentre un altro 10,35% spetta a Paolo Ligresti, che si è pronunciato contro il piano Unipol. Se tutti dovessero votare compatti contro la fusione, a patto che Unipol non possa votare, la bocciatura sarebbe certa.

Tornando agli aumenti, ci si attende un crollo dei prezzi dei diritti anche nell’ordine del 40-60%, cosa che potrebbe spingere a un loro acquisto. E mentre si fanno i paragoni con il maxi-aumento di capitale Unicredit da 7,5 miliardi e avvenuto a gennaio, resta il fatto che questa operazione ha in sé l’incognita delle varie iniziative giudiziarie (non ultimo il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso di Sator-Palladio, a proposito dell’ok Isvap al piano), che la rendono ancora più colma di dubbi per l’investitore

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