Fiat va via dall’Italia e tutti cadono dalle nuvole

Fiat scopre carte che erano già scoperte da anni e annuncia l'abbandono del Progetto Fabbrica Italia. Politica, sindacati e governo fingono di non aver mai capito. A perderci saranno solo i lavoratori

La recente presa di posizione di Fiat in merito all’impossibilità di attuare il piano Fabbrica Italia, concordato con le sigle sindacali nel 2010, ha provocato una levata di scudi generale dal mondo sindacale, da quello politico e quello dell’imprenditoria. Già venerdì sera il numero uno di Tod’s Diego Della Valle aveva affidato a Milano Finanza un duro affondo contro Marchionne accusandolo di essere il responsabile principale degli attuali problemi di Fiat sul mercato italiano e su quello europeo. A Marchionne hanno poi fatto eco politici di entrambi gli schieramenti, con Enrico Letta del Pd che ha ricordato che il manager italo canadese si è sempre “erto a paladino di certe politiche e ha sfidato l’intero paese, non può permettersi di essere ambiguo sulle risposte perché riguarda noi e tutto il Paese”. Chiaramente più duri i sindacati con la Cisl e la Uil, (le sigle firmatarie dell’accordo su Pomigliano) che hanno chiesto a Torino indicazioni precise sui motivi alla base della presa di posizione di Fiat. Stessa richiesta è stata inoltrata dai rappresentanti del governo con il ministro Fornero e il ministro Passera che hanno personalmente telefonato a Marchionne chiedendo un incontro informale (poichè il manager di una azienda privata non può certamente essere obbligato a andare nei palazzi romani) affinchè Fiat illustri al governo quelle che possono essere le sue scelte future.

 

Fiat via dall’Italia: tutti fingono di non sapere

Dalle reazioni di partiti, governo, sindacati e mondo imprenditoriale sembrerebbe quindi che Fiat abbia colto di sorpresa tutti con il suo comunicato stampa. Ma cosa ha annunciato, in concreto, il Lingotto? Secondo noi nulla che nessuno già sapesse, al di la di questa strumentale e falsa levata di scudi. Partendo dai traumatici dati sulle vendite di questi ultimi mesi, Fiat ha affermato che il Progetto Fabbrica Italia, concordato con le sigle sindacali nel 2010 e incentrato sull’investimento di 20 mld di euro in Italia, non potrà più essere realizzato. Il Ligotto, sottolineando che è impossibile, alla luce della situazione attuale, elaborare piani di investimento a lungo termine, ha rivendicato il suo diritto, in quanto azienda multinazionale, a guardare ai suoi interessi nel mondo e non agli interessi parziali in Italia. Per queste parole, da venerdì, una platea immensa di soggetti che fingono di cadere dalle nuvole, ha chiesto spiegazioni a Marchionne. 

Ma di spiegazioni ce ne sono davvero poche da dare. Sono mesi che il mercato auto italiano è ginocchio, mesi che il management di Fiat ripete che in Italia ci sono almeno due stabilimenti di troppo, mesi che il Lingotto metto a segno performance molto buone al di là dell’Oceano. L’intento di Fiat è quindi chiaro da anni: andare via dal mercato italiano. E anche la posizione del mondo politico è sempre stata chiara: accordare a Fiat tutti i favori e i privilegi possibili e fingere di non sapere quello che da anni, sulla stampa libera e sul web, è considerato un segreto di Pulcinenella: Fiat non ne vuole più sapere dell’Italia. 

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