Fiat, sciopero bisarche: stabilimento Melfi bloccato

A rischio quota mercato e danni al comparto

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Fiat esprime la sua preoccupazione per le conseguenze degli scioperi delle bisarche contro il decreto liberalizzazioni, che va avanti da venti giorni e che sta paralizzando la produzione, soprattutto, negli stabilimenti meridionali. In particolare, già sarebbero 20 mila le vetture in meno prodotte, a causa del fatto che i piazzali sono ingolfati, per cui è impossibile effettuare le consegne.

Pertanto, secondo il gruppo, ci saranno evidenti ripercussioni per il mese di marzo, con la quota della società che potrebbe risentire negativamente dello sciopero degli autotrasportatori del 10%. (Immatricolazioni auto in Europa: febbraio nero, quota Fiat al 7,2%)

 

FIAT POMIGLIANO A RISCHIO STOP – A causa di tale paralisi, è stato disposto uno stop alla produzione fino a venerdì per lo stabilimento di Melfi, ma il blocco potrebbe riguardare prestissimo anche Pomigliano, avvertono da Torino, che invita il governo e i sindacati a trovare presto una soluzione a una situazione che rischia di avere danni irreparabili, in quanto le 20 mila vettura già perse molto difficilmente potranno essere recuperate durante l’anno.

La casa automobilistica prevede che i danni del blocco avranno ripercussioni negative anche sul fatturato aziendale e sulla rete vendita. Già nel 2005, una protesta simile aveva provocato la perdita di 43 mila auto e un danno per la rete concessionaria di circa 600 milioni di euro, con lo stato che aveva incassato 120 milioni in meno di IVA.

I padroncini lamentano di non essere in grado di coprire i costi di trasporto con le tariffe loro applicate.

E’ possibile che della questione possano parlarne venerdì il presidente del gruppo, John Elkann, e il premier Mario Monti, nell’atteso incontro. Oggi, invece, in audizione al Senato, il ministro del Welfare, Elsa Fornero, affronterà proprio il caso Fiat. Non si esclude che il ministro possa fare accenno alla paralisi di questi giorni.

 

IMMATRICOLAZIONI FIAT IN CALO NEI PRIMI MESI DEL 2012 – Per Fiat piove sul bagnato. Già i dati dei primi due mesi del 2012 indicano un calo delle vendite e una riduzione della sua quota di mercato interna ed europea.

A febbraio, le vendite si sono ridotte del 20,13% su base annua, a quota 36.984 unità, mentre a gennaio si è registrato un calo delle immatricolazioni del 16,92% a 40.403 unità. Nel complesso, quindi, nei soli primi due mesi del 2012 sono state già circa 17.500 le vetture in meno vendute, alle quali si andranno ad aggiungere le 20 mila del solo effetto scioperi, oltre a quelle eventualmente che dovessero risultare in calo nel mese di marzo, indipendentemente dal fattore bisarche. (Fiat: vendite in Europa a febbraio 2012)

Per questo, la preoccupazione si aggrava tra i lavoratori degli stabilimenti italiani, dopo che era stato lo stesso ad Sergio Marchionne a paventare il rischio della chiusura due stabilimenti, perché al momento il gruppo andrebbe avanti solo grazie all’ottima performance negli USA, dove a febbraio si è registrata una crescita su base annua del 40% delle vendite e su base mensile del 69%. Secondo Marchionne, i cattivi risultati in Italia non potranno mangiarsi sempre quelli ottimi ottenuti in America. 

Per questo, quando l’ad aveva parlato di due stabilimenti a rischio, subito si era temuto per Pomigliano e Mirafiori, sebbene era stato lo stesso manager a smentire una tale ipotesi. (Smentita Fiat chiusura stabilimenti: Pomigliano e Mirafiori rimarranno aperti)

Resta il fatto che già nelle scorse settimane, lo sciopero del settore dell’autotrasporto aveva provocato blocchi alla produzione, che vanno ad aggiungersi ai danni di quelli di questi giorni.

 

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