Fiat: chiusura Mirafiori e Pomigliano smentite ma crollo vendite preoccupa

Chiesta cigs per Mirafiori, segno di nuovi investimenti?

La scorsa settimana, l’amministratore delegato di Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, aveva paventato l’ipotesi chiusura per due stabilimenti italiani su cinque se si fosse riusciti a cogliere le opportunità del mercato americano. La dichiarazione del manager italo-canadese ha suonato come un presagio funesto per Fiat Mirafiori e Fiat Pomigliano, in particolare. Gli altri stabilimenti, infatti, sarebbero poco o per nulla esposti al rischio. Non Melfi, che attualmente è l’unico a soddisfare i criteri di produttività in Italia voluti da Marchionne. Non quello di Alessa, in Val di Sangro, che produce furgoni e veicoli commerciali, in collaborazione con Psa e a pieno ritmo, malgrado la crisi del settore. Certo, per quest’ultimo stabilimento ci sarebbe l’incognita dell’accordo Psa-General Motors, che potrebbe implicare la fine della collaborazione tra italiani e francesi e il conseguente addio della produzione relativa a Psa in Italia. Infine, a Piedimonte San Gennaro si producono Fiat Brava, Lancia Delta e la Giulietta, quindi, difficilmente sarebbe chiusa. Restano Mirafiori e Pomigliano, che da un’analisi iniziale sarebbero i due anelli più deboli della catena. (Smentita Fiat chiusura stabilimenti: Pomigliano e Mirafiori rimarranno aperti)

 

NUOVA PANDA E’ LA GARANZIA DI POMIGLIANO - Tuttavia, a Torino si prevede di portare la produzione di un veicolo a marchio Jeep, a partire dal secondo trimestre del 2014, mentre già a fine 2013 dovrebbe partire la produzione di un nuovo modello Fiat. A Pomigliano, invece, sono stati investiti 700 milioni da poco per produrre la Nuova Panda, pertanto, risulterebbe paradossale che si torni indietro, anche perché il danno d’immagine per l’azienda non sarebbe irrilevante.

E, infatti, è lo stesso Marchionne a smentire quanto aveva pure dichiarato pochi giorni prima. L’ad ha parlato anche con il ministro del Welfare, Elsa Fornero, che avrebbe ottenuto rassicurazioni sul mantenimento degli stabilimenti italiani. Per il manager si sarebbe trattato di una notizia destituita di qualsiasi fondamento.

 

VENDITE FIAT 2012: ANNI INIZIA MALISSIMO, I NUMERI PARLANO - Resta, tuttavia, il fatto che il 2012 è iniziato malissimo per Fiat, così come anche per gli altri marchi in Italia. A gennaio, le vendite sono diminuite del 7,1%, mentre a febbraio c’è stato un crollo del 19%, tanto che quest’anno l’Unrae ha rivisto al ribasso la stima delle vendite in Italia da 1,75 a 1,4 milioni, il dato più basso da 28 anni a questa parte.

Ce la farà Fiat a reggere una situazione così difficile, frutto della pesante congiuntura nazionale e internazionale? Se tra i sindacati non vi è intesa sull’atteggiamento da tenere verso l’azienda, con la Uil che parla di chiusura inevitabile, se le auto non si vendono, è di queste ore la notizia che entro marzo Fiat dovrebbe raggiungere un’intesa con le Rsa di Mirafiori per la richiesta della cassa integrazione straordinaria, che avverrebbe per motivi di riconversione degli impianti.

Se da un lato l’annuncio potrebbe essere considerato un cattivo segnale, dato che la produzione nello stabilimento è ferma da molti mesi, dall’altro è la stessa Fim a riconoscere che si tratterebbe, al contrario, di un fatto da cogliere positivamente, perché implica che l’azienda starebbe effettuando gli investimenti promessi per le nuove produzioni e la richiesta della cigs rappresenterebbe un impegno vincolante ai fini legali con il ministero del lavoro.

Certo, che in ogni caso le cifre sulle vendite non lasciano dormire sonni tranquilli. In assenza di margini, azzerati dalla spietata concorrenza tra marchi per attirare nuove fette di clientela con sconti a tutti i livelli, non resta che puntare al recupero della produttività per mantenere stabile l’occupazione e aperti gli stabilimenti, oltre che su modelli di successo.

 

 

 

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