Facebook non convince, è scoppiata la bolla internet?

La figuraccia di Mr. Zuckenberg che non sa indicare agli analisti una sola prospettiva reale per Facebook è sintomatica del fallimento di società come Facebook che sono sbarcate in Borsa senza fondamenta e prospettive solide

Non è andata affatto bene la pubblicazione della prima trimestrale di Facebook, da quando il social network è quotato a Wall Street.  Ieri, il titolo è sprofondato dell’8,5% a 24,58 dollari, il 37% in meno della quotazione iniziale dell’Ipo a 38 dollari. Ma durante le contrattazioni, il titolo aveva sfiorato perdite fino al 12%, scendendo sotto i 24 dollari per azione. Qual’è stato il motivo di tanto nervosismo? Ancora una volta, a fronte di dati complessivamente positivi, gli analisti e gli investitori si sono ritrovati concordi nel ritenere eccessive le quotazioni del social network. Vediamo i dati.  

 

 

Ricavi Facebook in aumento ma le prospettive dove sono?

La buona notizia è che nel secondo trimestre del 2012 i ricavi pubblicitari sono cresciuti del 28% su base annua, a quota 992 milioni. E le entrate complessive si sono attestate a 1,18 miliardi, al di sopra degli 1,16 miliardi previsti e in aumento del 32% su base annua. Ma anche in questo caso, gli analisti hanno guardato al dato con gli occhi del raffronto e delle prospettive. In termini di crescita annua, si tratta del quarto trimestre in calo. Il primo trimestre 2012 aveva visto crescere il fatturato del 45% annuo, quello precedente del 55% e quello prima ancora del 104%. Cosa significa tutto questo? Che Facebook sì cresce, ma a ritmi sempre inferiori, quando soltanto un’accelerazione dei tassi di crescita consentirebbe al social network di giustificare certe quotazioni nel Nasdaq.

Il valore di capitalizzazione in borsa ieri si attestava a 63 miliardi, cioè circa 65 volte in più l’utile del 2011 e 14 volte il suo fatturato. Ancora troppo, malgrado il tonfo dal valore iniziale di capitalizzazione di oltre 100 miliardi.

 

Iscritti Facebook ancora in aumento

Positivo anche il numero degli utenti, sempre più vicino al traguardo storico di un miliardo, Quelli attivi mensili si attestano a 955 milioni, con una crescita annua del 29%. Tuttavia, cresce a ritmo ben più esponenziale il numero degli utenti da mobile, arrivati a quota 552 milioni. Quale sarebbe il problema? Che si tratta, per stessa ammissione della società, di una clientela più problematica e la dirigenza non ha ancora trovato il modo di sfruttare appieno le potenzialità delle inserzioni pubblicitarie su mobile.

Complessivamente, a causa degli oneri legati all’Ipo e a compensi straordinari, il trimestre ha chiuso con una perdita di 157 milioni, pari a 8 centesimi per azione. Escludendo tali oneri straordinari, si sarebbe raggiunto un attivo di 295 milioni, pari a 12 centesimi per azione e in linea con le attese.

Ma il calo delle azioni è stato la conseguenza non solo dei numeri nudi, bensì pure di un certo sentiment negativo sul mercato, appesantito proprio da una comunicazione parziale e dilettantesca dei dirigenti di Facebook.

 

Nuova figuraccia per Zuckenberg: il genio del web non ha capito che la borsa non è marketing

In conference call, erano presenti ieri il chief executive Mark Zuckenberg, il direttore operativo Sheryl Sandberg e il direttore finanziario David Ebersman. Nessuno dei tre ha saputo indicare anche una sola prospettiva concreta per la propria creatura, con la Sandberg che si è limitata a esprimere la sua soddisfazione per la capacità della società di convincere gli inserzionisti, dopo la botta del ritiro a maggio di General Motors. Ebersman ha ricordato come ci siano problemi con l’utenza mobile, quella maggiormente in crescita, mentre il fondatore Zuckenberg ha risposto con un imbarazzante “no comment” a quanti lo incalzavano con domande sul futuro di Facebook.

La delusione degli investitori resta palpabile. Facebook doveva rappresentare lo sbarco di una nuova generazione di società in borsa, simbolo di un boom senza precedenti. E’ stato, al contrario, un flop drammatico, sin dal primo giorno in borsa e al netto delle vicissitudini legate ai ritardi nel carico degli ordini da parte del sistema Nasdaq.

 

Bolla internet: anche Zynga e Groupon nelle stesse condizioni di Facebook

Quel che più colpisce è che non si tratta di un caso isolato, perché la stessa sorte la stanno seguendo anche altri big di internet e in un qualche modo legati proprio al social network. Zynga, la società di giochi online, che fornisce il 10% dei ricavi di Facebook, ha subito un tonfo in borsa del 37% in un paio di sedute, mentre Groupon, leader nelle vendite scontate e geolocalizzate, è passata in un mese dai 20 dollari della quotazione iniziale a 6,3 dollari (-70%). Quanto basta per fare parlare la finanza di un nuovo scoppio della bolla di internet.

Le difficoltà di tutte queste società sono legate in grossa parte proprio alla diffusione dei tablet e degli smartphone, da cui un numero crescente di persone si collega ai social newtork. Tuttavia, è dimostrato che su di essi la pubblicità tradizionale non ha lo stesso impatto e ciò è causa di tonfi nei ricavi. Allo stesso tempo, però, è stato lo stesso Zuckenberg, pur escludendo che la società si stia concentrando sulla creazione di un suo smartphone, a mettere in evidenza come tra gli utenti mobili, il numero di coloro che maggiormente passa il tempo sul social network risulterebbe del 20% in più, rispetto agli utenti da PC.

Dunque? Il giovane ad non ha dato alcuna risposta adeguata sulle prospettive future, lasciando il mercato nell’incertezza. Stando alle indiscrezioni riportate da Bloomberg, invece, Facebook starebbe lavorando, eccome, a un suo smartphone, tanto che sarebbe già in corso un’alleanza con Htc, al fine di fare uscire il dispositivo già dalla metà del 2013, con ampie anticipazioni dalla fine di quest’anno. La società, poi, avrebbe anche assoldato un gruppo di ex programmatori della Apple, nel tentativo di costruirsi un sistema operativo tutto proprio (Facebook lancia il nuovo smartphone in collaborazione con Htc).

Ma il fornitore di giochi online Zynga non ci sta ad assistere passivamente al crollo delle entrate, con -8% sul primo trimestre dell’anno. La società accusa il social network di averla danneggiata, inducendo gli utenti a preferire i nuovi giochi, anziché quelli tradizionali. Facebook rappresenta per Zynga il 50% delle sue entrate e paleserebbe un certo abuso di posizione dominante nei rapporti di affari, con Zuckenberg che richiede, tra l’altro, che i propri utenti non siano eccessivamente infastiditi da richieste di gioco.

Sembra la fine di un’epoca, quella di Farmville, per intenderci, del connubio tra giochi e social newtork. Più in generale, a soli otto anni dalla sua nascita, Facebook ha l’estrema necessità di aggiornarsi e di rilanciarsi in forme nuove, per evitare il declino e per sfuggire alla tragica fatalità, che vuole che nessuna grande società di internet superi il decennio dalla nascita.

Certamente, sono finiti i tempi in cui si faceva sfoggio di tanta fortuna, senza il necessario confronto con il mercato. Wall Street è una grande occasione per crescere, ma al contempo rischia di trasformarsi in un boomerang patrigno, quando non si hanno tutti i requisiti a posto e l’adeguata esperienza per rendere conto agli investitori. E finora Zuckenberg era campato di elogi.

 

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2 Commenti

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  • # 1
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