Edison: via libera Consob a Opa Edf
Arriva alle battute finali la spinosa questione del prezzo dell'Opa di Edf. A2A si accollerà metà dell'extra-caricoPER APPROFONDIRE: Carlo Tassara Consiglio amministrazione A2A Consob Delmi Edipower Opa Edison Pippo Ranci Prezzo Opa Edison
Prezzo Opa Edison: la decisione dell’AutoritàIl nuovo prezzo fissato per l’Opa giunge dopo un accordo tra Edf e i soci italiani di Delmi. E’ stato stabilito, infatti, che l’extra-costo sarà ripartito in parti uguali tra A2A, il socio di maggioranza in Delmi, e Edf. Infatti, Delmi pagherà 683,7 milioni di euro per rilevare da Edf il 50% di Edipower, controllata Edison, per un costo di quasi 80 milioni in più di quanto era stato pattuito nel famoso accordo di Santo Stefano. Tale aggravio sarà fronteggiato tramite i maggiori incassi derivanti dalla cessione ai francesi della propria quota in Edison.
La saga Edison: un lungo tira e mollaRipercorriamo le ultime tappe. A Natale, Edf e Delmi avevano raggiunto un accordo, per il quale si sarebbe giunti a una netta separazione tra soci italiani e francesi, con i primi che avrebbero acquisito il 100% di Edipower, mentre i secondi avrebbero ottenuto la quota di Delmi in Edison, arrivando complessivamente all’80%. Edf aveva accettato l’accordo, a condizione che la Consob non avesse imposto un prezzo per l’Opa obbligatoria, superiore a quello massimo offerto a Delmi, ossia di 0,84 euro. L’authority, tuttavia, aveva eccepito che tale accordo avrebbe sottostimato il prezzo delle azioni Edison, per via di compensazioni tra le quote in gioco tra le parti. In sostanza, Delmi avrebbe venduto le azioni Edison a Edf a un prezzo più basso del giusto, ottenendo così la possibilità di acquistare a sua volta le azioni Edipower a un prezzo inferiore. Se ciò va bene, quando l’operazione è esclusivamente un fatto bilaterale, non sembrava però corretto per la Consob che fosse fissato un prezzo per l’Opa per gli azionisti di minoranza, sulla base di un’intesa che fosse frutto solo di un beneficio per i due soci maggiori. Si calcola che il costo aggiuntivo per l’offerta a 0,89 euro sarebbe di 55 milioni di euro, qualora tutto il flottante restante del 20% fosse ceduto. Tuttavia, non è detto che ciò accada. Ad esempio, la Carlo Tassara possiede il 10%, ossia la metà del flottante ancora libero, e non è certo che sia disposta a vendere, avendo a bilancio iscritto un prezzo di carico di 1,49 euro per azione. In sostanza, la Tassara subirebbe una minusvalenza di oltre 300 milioni, se vendesse ora a 0,89 euro. Pertanto, nel caso in cui la società non vendesse nemmeno un’azione, l’extra-costo sarebbe limitato fino a un massimo di 27-28 milioni e ciascuna delle parti dovrebbe sborsare in più non oltre 12-13 milioni. Una cifra molto abbordabile per entrambe.
Consiglio amministrazione A2A: Pippo Ranci è il nome di PisapiaRestando in tema di riassetti societari, ieri è stata depositata la lista dei candidati per il nuovo consiglio di amministrazione di A2A, la multiutility controllata dai comuni di Milano e Brescia. A loro spetta la nomina di 12 dei 15 consiglieri e si tratta della prima volta del sindaco Giuliano Pisapia, dopo tre amministrazioni consecutive di centro-destra al Comune di Milano. Per questo, Pisapia e il suo assessore al Bilancio, Bruno Tabacci, vogliono fare pesare il loro arrivo, con la nomina di Pippo Ranci a nuovo presidente del consiglio di sorveglianza.
4 maggio 2012, ore 10:41
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